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Recovery fund, Legambiente: “Piano proposto dalla Regione promosso a metà”

"Manca coerenza con priorità richieste dall'Ue"

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Liguria. “Dalle notizie divulgate tramite stampa apprendiamo che la regione Liguria presenterà il piano per afferire ai finanziamenti del Recovery Fund chiedendo 23 miliardi su 209 disponibili per il nostro Paese. Una cifra che rappresenta l’11% del totale e che, siamo convinti, non sarà mai approvata dal Governo. Per questo si dovranno individuare le priorità di investimento e sarà necessario puntare sulle opere davvero utili, coerentemente con quanto indicato dall’iniziativa approvata dal Consiglio Europeo Next Generetion EU a cui fa riferimento il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che sarà composto dall’insieme dei Piani delle Regioni attraverso la discussione nella conferenza stato/regioni”. Lo comunica, in una nota, Legambiente Liguria.

“Nella lista delle opere approvate ieri in Giunta Regionale ci sono aspetti positivi, in particolare per il raddoppio ferroviario Genova Ventimiglia, la Pontremolese, la ciclovia tirrenica – dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – altre opere infrastrutturali stradali risultano invece invasive e potenzialmente dannose e impattanti per il dissesto idrogeologico ed il consumo di suolo e sottosuolo. In attesa di visionare la delibera di giunta approvata – aggiunge Grammatico – ricordiamo che la richiesta di questi fondi dovrà essere approvata dal Consiglio dell’Unione Europea e perderli, a causa della proposta di opere incoerenti con le direttrici forniti dall’UE, rappresenterebbe una beffa per tutti i cittadini”.

“Le direttrici comuni per i Piani in approvazione prevedono, infatti, il contributo alla transizione ambientale, alla resilienza e sostenibilità sociale, la transizione digitale, l’innovazione la competitività – proseguono da Legambiente -. Per la rivoluzione verde e la transizione ecologica necessaria per rallentare il cambiamento climatico e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (obiettivi fissati dallo European Green Deal) si dovrà intervenire aumentando produzione energetica da fonti rinnovabili, potenziando l’efficienza energetica dei processi industriali e degli edifici pubblici e privati, migliorando la qualità dell’aria, del suolo e delle acque sia potabili che da depurazione e creare infrastrutture che consentano una nuova mobilità. Queste ultime dovranno migliorare l’intermodalità tra i diversi mezzi di trasporto e quindi influenzare gli spostamenti urbani e interurbani. Lo Sky tram in Valbisagno non si inserisce certamente tra queste infrastrutture”.

“Confusione e incoerenza emergono anche nel dibattito sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, evidenzia Ciafani. Abbiamo sentito nelle parole di premier e ministri mettere insieme il diavolo – come il progetto di confinamento della CO2 nei fondali marini dell’Alto Adriatico e il tunnel sotto allo stretto di Messina – con l’acqua santa –  come la sperimentazione della produzione decarbonizzata di acciaio o le infrastrutture ferroviarie più adeguate per collegare le principali città del centro sud ma anche parte del nord -, che evidenziano una drammatica assenza di visione su dove portare il Paese grazie alle importanti somme di denaro europeo previste dal Next Generation EU. Questo è un problema che dobbiamo risolvere in tempi brevissimi”.

Ciafani e Grammatico confermano l’impegno dell’associazione ambientalista a promuovere nei prossimi mesi un dibattito pubblico nazionale e regionale con istituzioni, imprese e associazioni per spingere le risorse europee su lotta alla crisi climatica, mobilità sostenibile, il ciclo idrico integrato, sostenibilità in agricoltura, gestione forestale sostenibile, l’adattamento climatico in ambito urbano, prevenzione e repressione contro l’infiltrazione mafiosa.

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