Territorio unito

Punto nascite Santa Corona, 3.000 firme per fermare la chiusura: prosegue la mobilitazione fotogallery video

La petizione con le firme dei cittadini, la battaglia di sindaci e sindacati

protesta santa corona

Pietra Ligure. “Il punto nascite è di fondamentale importanza per tutto il nostro territorio che vive una carenza cronica dal punto di vista infrastrutturale e nel quale, quindi, è ancora più importante avere una sanità territoriale diffusa. 3.000 persone hanno firmato la petizione (https://www.change.org/nascereapietra) contro la chiusura del punto nascite dell’ospedale Santa Corona”.

Prosegue la mobilitazione di cittadini, sindaci, sindacati e operatori sanitari per stoppare la chiusura, anche solo temporanea, del reparto pietrese.

I Distretti Sociosanitari di Albenga e Finale Ligure hanno preso una posizione congiunta contro la chiusura del Punto nascite. Gli operatori sanitari, i sindacati e le famiglie hanno manifestato contro la chiusura. Tantissimi cittadini stanno esprimendo la propria contrarietà sui social.

“Cosa possiamo ancora fare per far riaprire il punto nascite del Santa Corona? Scrivere ai nostri rappresentanti in Regione. Invitiamo i cittadini ad inviare una mail o scrivere nella pagina social ai consiglieri regionali eletti nel collegio provinciale di Savona. Devono essere loro i primi difensori dei diritti dei cittadini del loro collegio elettorale. Stiamo parlando dei consiglieri: Bunetto Brunelli, Stefano Mai, Angelo Vacarezza, Alessandro Bozzano e Roberto Arboscello”.

Intanto, sollecitati dal pressing territoriale, dalla Regione Liguria e dalla Asl 2 savonese è trapelata una nuova rassicurazione sulla “temporaneità” del provvedimento alla luce dell’emergenza e della riorganizzazione dei servizi sanitari, con riferimento anche al personale medico e paramedico: ad ora, sulla base del piano emergenziale per il Covid, nessun dietrofront.

Ma i sindacati rincarano: “La gestione dell’emergenza sanitaria in Regione Liguria, con il suo ultimo atto in ordine temporale la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e il contestuale trasferimento del punto nascita presso l’ospedale San Paolo di Savona, sta portando alla luce del sole la prospettiva poco lungimirante e contraddittoria in particolare modo nella gestione della governance unica di AliSa” afferma la Uil Fpl.

“Il progetto iniziale della nuova azienda sanitaria ligure si prefiggeva un modello Liguria, da proporre anche a livello nazionale, con una riforma sanitaria e sociosanitaria che per noi è rimasta pressoché solo abbozzata creando più difficoltà che benefici. La mission era uniformare le procedure delle 5 Asl, evitare sprechi, fornire omogenee risposte ai bisogni dei cittadini, ma in realtà abbiamo più volte potuto toccare con mano il mancato raggiungimento di tali obiettivi come ad esempio procedure selettive per concorsi pubblici complesse e affette da imbarazzanti ritardi nell’espletamento delle prove, vedi ultimo il bando unificato per operatori sociosanitari ad oggi fermo; la privatizzazione dei presidi ospedalieri di Cairo, Albenga e Bordighera ad oggi in stand by, i “nuovi” ospedali promessi, una miope formazione in termini numerici dei professionisti della salute con l’accesso ai corsi universitari”.

“Da sempre ed in particolare modo dall’inizio dell’emergenza le organizzazioni sindacali avevano chiesto la condivisione in modo attivo delle scelte adottate al fine di prevenire un collasso del sistema sanitario regionale, invece la realtà dei fatti è che abbiamo assistito solo ad una lunga serie di informative molte delle quali, abbiamo preso conoscenza, prima dagli organi di stampa che nei luoghi preposti alla trattativa”.

“Crediamo che le scelte debbano esser sempre condivise, al fine di coinvolgere in modo attivo, tutti gli attori che fanno parte del processo e se questo non avviene è difficile restare inermi a determinate scelte che, seppur in un contesto emergenziale, fanno scaturire la rabbia di cittadini, e lavoratori, privati di un ulteriore pezzo, di sanità” conclude il sindacato.

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