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Liguria in zona rossa e rischio lockdown? Toti: “Non si può escludere nulla”

La classificazione sarà decisa dal ministero della Salute

La Liguria inclusa tra le regioni della ‘zona rossa’? Per il presidente Toti “non si può escludere nulla in questo momento”. Quando mancano poche ore all’uscita del nuovo Dpcm sull’emergenza coronavirus, anticipato dal solito treno di bozze e indiscrezioni, sulla nostra regione cala l’ombra del mini-lockdown che il governo è pronto a varare per i territori col più elevato livello di rischio. Vorrebbe dire, per essere chiari: chiusura totale dei negozi, dei servizi alla persona e della ristorazione, lo stop agli spostamenti fuori regione e fuori comune, oltre che il coprifuoco alle 22 col ritorno dell’autocertificazione valido su tutto il territorio nazionale.

“È appena finito un dibattito vivace tra i presidenti delle regioni sull’impianto del decreto che il Governo licenzierà tra poche ore. Abbiamo diverse perplessità e abbiamo inviato alcune richieste di modifica, che ritengo semplici e ragionevoli. In primo luogo riteniamo che la classificazione delle regioni nelle tre fasce di rischio dovrebbe avvenire in contraddittorio tra regioni e Cts: vogliamo partecipare all’intero processo, non essere consultati solo alla fine, sapere in che modo vengono valutati i dati, se necessario anche facendo intervenire i nostri tecnici” ha detto Toti.

La classificazione avverrà per ordinanza del ministero della Salute, sentito il presidente della Regione, sulla base dei dati elaborati dal Cts, non appena sarà firmato il Dpcm. Le Regioni hanno chiesto di poter partecipare a tutto il processo di assegnazione della propria fascia di rischio, ovvero con un contraddittorio tra tecnici del governo e della Regione. Vogliamo sapere in che modo il Cts analizza e valuta i nostri dati prima che il ministero assegni la fascia di rischio e di conseguenza i provvedimenti di chiusura che ne discendono”.

In pratica dovranno incrociarsi due livelli di analisi. Il primo si riferisce al tasso di contagio Rt che, per quanto riguarda la Liguria, riferisce Toti, “in queste ore si aggira su 1,3” e quindi è compatibile con lo scenario 3 (il più grave è lo scenario 4). Il secondo livello riguarda il la “fascia di rischio” sulla base di 21 parametri stabiliti coi dati inviati dalle Regioni. Secondo i tecnici della sanità ligure si tratta di “rischio medio”, quello che configura l’entrata in “zona arancione” ma tutto dipenderà dall’interpretazione che ne darà il Cts, motivo per cui Toti richiede che la task force regionale possa partecipare alla classificazione. Al momento “non so dire in quale fascia di rischio si collocherà la Liguria“, ha aggiunto Toti.

Per indice Rt dovrebbe essere nella fascia media, per classificazione in base ai 21 parametri di rischio occorrerà confrontarsi con il Cts. Non è possibile comunque in questo momento escludere che la Liguria sia nella fascia a rischio più alto. Ritengo comunque, in accordo con gli altri presidenti, che tenere aperti la produzione economica e la didattica ma chiudere ristoranti e bar creerebbe difficoltà ai lavoratori e ai genitori, che si troverebbero senza possibilità di rifornimento di cibo e bevande in un paese sostanzialmente aperto. Insisto inoltre su un punto che ho ripetuto più volte negli ultimi giorni: non sono previste iniziative di protezione dedicate alle fasce di età più esposte alle conseguenze più gravi del contagio”.

Il presidente ha poi commentato, come di consueto, i dati relativi alla situazione odierna. “La curva di crescita è stabile, meno ripida di quanto potevamo aspettarci qualche giorno fa: segno che le misure di contenimento, già più restrittive di quelle nel resto d’italia, funzionano. Rimane alta la pressione sui pronto soccorso: occorre ripetere di farne uso appropriato e di rivolgersi ai medici di famiglia, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo per costruire una rete di supporto territoriale, in collaborazione con il reparto di malattie infettive del San Martino”.

Sta cominciando la fase 5 più o meno ovunque – ha proseguito – e siamo alla ricerca di ulteriori ‘covid hub’ per la bassissima intensità, che accolgano i pazienti in uscita dagli ospedali accorciando i ricoveri. Stiamo lavorando con il Galliera per la riattivazione del blocco 5, che potrebbe fornire 50-60 posti letto; Asl 3 ha attivato le procedure per far diventare polo covid anche il Gallino, dato che nel ponente cittadino Villa Scassi ha ormai esaurito le risorse fisiche e professionali”.

“Per quanto riguarda l’attivazione del padiglione Jean Nouvel alla Fiera di Genova – ha detto ancora Toti – cominceremo solamente quando avremo la certezza che le condizioni lo richiedono e quando avremo terminato la verifica dei criteri di comfort minimi per i pazienti. Non abbiamo ancora una stima dei costi (che comunque saranno divisi tra protezione civile regionale per la struttura e sanità regionale per il personale), né un progetto esecutivo, siamo allo studio di fattibilità. Per l’allestimento abbiamo individuato alcuni moduli da 80-120 posti letto che sono nella disponibilità della protezione civile di regioni vicine che potrebbero arrivare a Genova in breve tempo. Lavoriamo anche attivazione di due ulteriori strutture su Genova e La Spezia, che entro la fine della settimana potrebbero fornire un centinaio di posti letto aggiuntivi”.

CHE COSA PREVEDE IL NUOVO DPCM

Il nuovo dpcm dovrebbe essere firmato nelle prossime ore. Le norme entreranno in vigore da giovedì 5 novembre e resteranno in vigore fino al 3 dicembre. Come detto, la classificazione nelle tre zone (verde, arancione o rossa) avverrà con un’ordinanza del ministero della Salute, probabilmente nella giornata di domani (4 novembre).

PER TUTTI

Nella bozza, come noto, sono presenti da una parte norme valide per tutto il territorio nazionale dall’altra norme che varranno a livello regionale. Tra le norme valide per tutto il Paese, il “coprifuoco”, ovvero la limitazione della circolazione delle persone, dalle 22 alle 5, il ritorno all’autocertificazione al di fuori di quelle fasce orarie, la chiusura di musei e mostre oltre a cinema e teatri, la didattica a distanza al 100% per le superiori.

Sempre nella bozza, come peraltro preannunciato anche da Conte due giorni fa, la chiusura dei centri commerciali e delle medie strutture di vendita a esclusione delle farmacie, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole, poi il coefficiente di riempimento massimo del 50 per cento sui mezzi pubblici del trasporto locale e del trasporto ferroviario regionale, la chiusura di bar e ristoranti alle 18 (ma con la possibilità di restare aperti per il pranzo della domenica). Chiudono anche i corner scommesse nei bar e negli altri esercizi dove siano presenti. Sospesi i concorsi e le prove preselettive degli stessi.

Anche di giorno, il governo userà la “raccomandazione” di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio o per motivi di salute.

IPOTESI ZONE ARANCIONI

Vietato ogni spostamento, in entrata e in uscita, dalla regione in questione salvo che per comprovate esigenze di lavoro, salute e urgenza. Vietato ogni spostamento in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze. Sospese le attività dei di bar e ristoranti a esclusione di mense e catering. Restano consentita la consegna a domicilio e l’asporto.

IPOTESI ZONE ROSSE

Vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalla regione, e tra comuni come per le zone arancioni. Inoltre si prevede la chiusura dei negozi al dettaglio, tranne alimentari, farmacie, edicole. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto. Sospese le attività sportive, anche svolte nei centri sportivi all’aperto, a meno che non siano in forma individuale. Chiusi parrucchieri, barbieri e centri estetici. Didattica a distanza dalla seconda media in poi.

I provvedimenti saranno valutati su base settimanale, e avranno la durata minima di 15 giorni: se una Regione entra in zona “rossa”, vi rimarrà per almeno due settimane.

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