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Metratura errata, il Comune chiede a bar 5 anni di arretrati Tari: “8500 euro in periodo Covid, così chiudiamo”

Un accertamento "monstre" con migliaia di euro di sanzione. L'appello: "Siamo in buona fede, vogliamo pagare ma anche sopravvivere"

Savona. Un parametro errato, la metratura. Difficile dopo sei anni capire la causa: forse un errore materiale di compilazione, forse una dimenticanza. Quale che sia la ragione, scatta l’accertamento che rileva la discrepanza. E arriva l’avviso: oltre 5000 euro di arretrati, a cui aggiungere 3500 euro di sanzione. Totale 8500 euro. Una sentenza di “morte commerciale”, in un periodo come quello attuale.

Succede a “Magia di Caffè”, un bar della zona di piazza Martiri della Libertà a Savona. Galeotta la Tari, il tributo comunale sui rifiuti. L’importo, infatti, viene calcolato in base ad alcuni parametri tra cui la superficie del locale. “All’epoca dell’apertura abbiamo presentato una Scia che riportava la metratura corretta, ma non abbiamo verificato che il dato corrispondesse con quello in possesso dell’ufficio tributi – spiega il titolare – Poi i bollettini hanno iniziato ad arrivare regolarmente, l’importo superava i 1000 euro e quindi non ci siamo insospettiti. Mai avremmo immaginato che qualcosa non andava”.

E invece, a quanto pare, l’importo corretto avrebbe dovuto superare i 2000 euro. E così, anno dopo anno, il “debito” con il Comune di Savona si è accumulato. Finché qualcuno (un addetto della ditta che si occupa degli accertamenti, la Andreani Tributi di Macerata, o magari un computer durante un controllo incrociato) si è accorto dell’errore. E al bar è arrivata la richiesta degli arretrati. Cinque anni di arretrati, per la precisione. Circa 5438 euro a cui si aggiungono gli interessi e le sanzioni: il totale monstre è di 8475 euro.

In realtà nella stessa situazione ci sono più locali. Negli ultimi giorni infatti accertamenti Tari simili (richieste di arretrati a causa di un calcolo errato) sono arrivati a diversi bar: succede ad esempio al Bubus di Lavagnola, al David di via Amalfi o al Bar Tabacchi Da Luca di via Famagosta. Ma il caso di Magia di Caffè è senza dubbio il più eclatante, visti gli importi.

Chiederci una cifra del genere in un periodo in cui, causa Covid, il Dpcm ci permette di lavorare solo con l’asporto equivale a chiuderci – commenta sconsolato il titolare – Se l’errore ci fosse stato segnalato prima non saremmo finiti in questa situazione. Ora come facciamo? Siamo in assoluta buona fede, vogliamo pagare… ma anche sopravvivere“.

Così l’uomo ha contattato la Andreani per chiedere di concordare un piano di rientro: “Mi è stato risposto che se aderiamo subito possiamo avere una riduzione delle sanzioni, il totale diventerebbe 6500 euro e potremmo rateizzare in 36 mesi. Per noi, in questo periodo di Covid in cui già dobbiamo sperare nei ristori statali per resistere, sarebbe comunque insostenibile. Così abbiamo proposto di pagare l’intera somma dovuta con gli interessi ma senza sanzioni (visto che si tratta di un errore materiale in buona fede e non di un nostro ritardo o di una mancanza), e in 72 rate. Ma ci è stato risposto di no“.

“Purtroppo la ditta che gestisce accertamenti e riscossioni non può che attenersi ai regolamenti – commenta l’assessore al bilancio, Silvano Montaldo – che prevedono appunto delle possibilità di rateizzazione proprio per casi simili, ma non ci sono margini di discrezionalità. Per trovare una soluzione diversa è necessaria una deroga del Comune. Invito dunque il commerciante a contattare me e il dirigente di settore per chiedere un incontro, nel quale esporci le sue ragioni: in questo modo potremo capire se esistono gli estremi per concordare un’eccezione“.

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