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L’inchiesta e gli arresti per le barriere antirumore: beffa per gli abitanti di via Mignone e della Rusca

I due quartieri da troppo tempo aspettano che le protezioni siano ripristinare nel tratto che li attraversa

Savona. Certo è che questa storia degli arresti per le barriere antirumore sulle autostrade, costola dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi che ha provocato l’arresto dell’ex ad Giovanni Castellucci e di altri papaveri (leggi qui), deve essere suonata come una beffa alle orecchie degli abitanti di via Mignone e della Rusca (ma anche di altre zone vicine), ormai da tempo martellati giorno e notte dai rumori provenienti dall’A10.

Va subito precisato che l’inchiesta non riguarda direttamente Savona, ma il grande contenitore è quello.

Le barriere sono state smontate su tutta la rete perché ritenute pericolose (sarà ricordata negli anni la frase intercettata a uno degli arrestati “sono attaccate con il vinavil”) e nessuno ha provveduto a rimontarle in tempi accettabili.

La storia del tratto savonese è nota, frutto del lungo carteggio tra l’assessore Pietro Santi e la società Autostrade fatto di risposte tardive, omissioni, perdite di tempo e promesse tutte da verificare.

Alla fine Autostrade hanno fatto sapere che i lavori non avrebbero potuto iniziare prima del maggio 2021 perché, in base a disposizioni ministeriali del lontano 2018 (ce ne hanno messo di tempo a recepirle) le nuove barriere avrebbero dovuto svolgere la duplice funzione antirumore e di sicurezza, espressione, quest’ultima, che alla luce degli ultimi avvenimenti suona davvero come una presa in giro.

E ora? Dice Santi: “Non ho mai smesso di occuparmi della vicenda e anche io sono rimasto molto colpito dagli sviluppi dell’inchiesta. Tornerò a sollecitare la Società autostrade perché acceleri la ripresa dei lavori anche se la situazione mi sembra sempre più ingarbugliata. Certo è che la vita degli abitanti di questi due quartieri deve migliorare il più presto possibile”.

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