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Liguria zona gialla, torna il rito del caffè al bar: “Finalmente riusciamo a fare il lavoro che amiamo” foto

Ad Albenga dehor affollati, più tranquilla Savona. A Cairo apre anche chi in domeniche normali è chiuso

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La Liguria torna in zona gialla, e bar e ristoranti “salutano” la notizia riaccogliendo i clienti. Molti gestori infatti hanno riaperto le loro attività, rendendo nuovamente accessibili i banconi o rimettendo i tavolini nei dehors. Una “buona domenica” dopo 15 giorni di grande sofferenza, trascorsi chi arrangiandosi con l’asporto, chi invece abbassando le saracinesche, tutti però in attesa di tempi migliori.

bar albenga

I primi a respirare l’aroma della normalità sono stati i bar: molte persone sono andate a fare colazione fuori casa solo per ritrovare quel “rito” della tazzina di caffè in presenza. Un rito che spesso è parte dell’anima di una comunità, una di quelle abitudini diffuse senza le quali ogni città sembra triste e spenta, ogni strada offre un’immagine intrisa di solitudine.

“Oggi è una bellissima giornata, finalmente riusciamo a svolgere il lavoro che amiamo – confida felice Luca Ferrara del Caffé Roma di Albenga – Sebbene con orari in misura ridotta, però lavoriamo. Abbiamo resistito tenendo aperto, siamo sopravvissuti con l’asporto in un mese che peraltro era spettacolare dal punto di vista climatico… se fossimo stati aperti con il dehor avremmo fatto buoni incassi. Ci rendiamo conto della gravità della pandemia e ci riteniamo già fortunati di essere in zona gialla. Ma è stata dura”.

“Finalmente si può servire ai tavoli – gli fa eco il titolare del bar Cogli l’attimo 2.0 – Un periodo duro, con un asporto fatto più per resistere che per i magri incassi. Mancava il rapporto diretto. Era un ‘prendi e scappa’. Ora finalmente le persone possono leggere il giornale, versarsi il caffè con calma”. “L’asporto è un palliativo – concorda Mauro del Caffè d’Aste – siamo contenti di essere tornati in giallo, speriamo di lavorare bene”. “Speriamo sia la volta buona e che non si debba più chiudere – è l’auspicio di Serena ed Edoardo del Bar Edo, in piazzetta delle Erbe – Ci è mancato il rapporto con la clientela, le storie di tutti i giorni. E’ stato bello ritrovarle“.

Il coro di sollievo per una ritrovata libertà che consente lavoro e socialità è unanime, e contagia anche i clienti. Come Mario, che sorseggia dalla tazzina nel Caffé ai Giardinetti: “Finalmente – annuncia sorridendo e facendo battute – Eravamo quattro amici al bar, un interista un milanista e un napoletano: il sampdoriano è andato via…”.

Più quieta Savona, dove già normalmente la domenica sono molti gli esercizi chiusi. Tra i bar c’è chi già alle 6 accoglie i clienti, tra i ristoranti chi crede nell’apertura per pranzo (magari anche annunciandola sui social come la pizzeria Bella Napoli, “finalmente possiamo riaccogliervi ai nostri tavoli”); ma c’è anche chi decide di tenere la serranda abbassata, sapendo che le persone in giro oggi sono poche. Pronto, probabilmente, a ripartire ufficialmente domani mattina.

Anche a Cairo Montenotte la situazione sembra essere ritornata in linea di massima quella pre zona arancione. Anzi, a riaprire oggi non sono stati solo i bar che già normalmente erano operativi la domenica, ma anche alcuni che in “tempi normali” non lo facevano. E c’è anche chi si lancia e propone un aperitivo no-stop. “Questa riapertura è sicuramente positiva, ma la situazione rimane drammatica – fa però notare Riccardo, titolare del bar L’intruglio nel centro storico – per chi, ad esempio, come me ha un locale che lavora prevalentemente di sera. Quindi rimane un continuo adattarsi per ‘sopravvivere’ e non chiudere, nulla di più. In tutto ciò, ci rimbocchiamo le maniche e ne studiamo una più del diavolo”.

Tra chi fatica ma ci prova ci sono anche i ristoranti: “Riaprire mi dà gioia, in quanto sembra di tornare alla normalità – confida Francesco del Ristorante Bunker – però in realtà queste aperture parziali non ci risolvono niente. Anche perché, ormai, i tempi sono cambiati e i locali lavorano soprattutto nelle ore serali. Comunque contiamo sul fatto che la gente ha voglia di uscire, speriamo di poterli accontentare; nel frattempo anche per noi gestori è un piacere”.

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