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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Lettera dal centro storico: “Comune sordo e cieco. Niente luminarie? Illuminiamo vetrine e balconi”

L’amaro sfogo della nostra lettrice Barbara dopo che il Covid "ha spento vie e cuori"

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Savona. Ci ha scritto Barbara, commerciante e referente del centro storico di Savona. Tema dell’appello lanciato tramite IVG le luminarie di Natale, per sottolineare come per il primo anno molte vie ne saranno prive. Poi i sacrifici, l’amarezza per la mancanza di aiuti da parte del Comune, infine la proposta ai commercianti di fare belle le vetrine e ai cittadini di illuminare i balconi.

Barbara usa toni pacati, ma forse proprio per questo colpiscono ancora di più. “Voglio fare chiarezza – spiega – sul perché quest’anno non ci saranno luminarie. Ce le siamo sempre pagate da soli, senza che nessuno ci dicesse neppure grazie. Quest’anno non ce la facciamo. I danni dell’emergenza sanitaria hanno svuotato il centro della città e anche il cuore”.

La nostra lettrice tratteggia poi così bene stato d’animo e incombenze di tanti commercianti come neppure un autore televisivo saprebbe fare: stacca e attacca la cassa integrazione, paga le tasse, mantieni stabile la salute mentale e magari sorridi ancora. Tocca quindi due tasti dolenti, gli affitti troppo cari nel centro di Savona e la concorrenza del commercio on line. Rileva come la chiusura di molti negozi a causa dei canoni fuori mercato (fenomeno – aggiungiamo noi – molto savonese) impoverisca il tessuto urbano, spenga le luci, alla lunga finisca per danneggiare gli stessi proprietari di immobili.

Passando all’altro punto, raccomanda di aiutare, come fanno molti, il commercio locale contro i colossi del web: il negozio ‘vero’ è tutta un’altra cosa. Non è tenera con gli amministratori comunali sordi e ciechi – e come potrebbe esserlo? – predicendo infausti risultati alle prossime elezioni: tranquilla, non è la sola a farlo.

Non si può non aggiungere che anche semplici e tradizionali iniziative come le luminarie di Natale sono importanti per promuovere una città (ce ne accorgiamo quando mancano), e che le risorse necessarie non devono certo essere messe in concorrenza con le spese per il sociale. Contribuiscono anche a qualche attimo di tranquillità, per staccare la spina dai problemi così gravi di questo periodo.

“Dovete scusarci”, conclude Barbara prima di lanciare l’appello a illuminare vetrine e balconi. Una lezione di modestia, un esame impietoso della vita cittadina, in fondo ancora e sempre la speranza di chi intravede una luce in fondo al tunnel.

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