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Legge di Bilancio, CIA Savona: “Ok per le agevolazioni, ma aumento pensioni non più rinviabile”

“Una sopravvivenza dignitosa per i coltivatori anziani”

CIA Savona ha esaminato la bozza di Legge di Bilancio per il 2021 in riferimento al settore agricolo della provincia. Il provvedimento contiene l’estensione al 2021 dello sgravio contributivo Inps, al 100% per i giovani agricoltori che hanno avviato nuove attività nel 2019 e nel 2020.

Prevista l’esenzione Irpef dei redditi dominicali e agrari di tutti i coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti all’Inps anche per il 2021, estesa a tutti i comparti agricoli, indipendentemente dalla condizione e dalla collocazione geografica delle aziende.

Inoltre, la proroga del Bonus Verde per le sistemazioni di aree scoperte private di edifici e giardini, con relativi impianti irrigui, può favorire le attività di manutenzione svolte da artigiani ma anche da agricoltori che svolgono mansioni connesse.

“Mentre prendiamo atto della conferma di alcune agevolazioni per le filiere agricole savonesi, insistiamo affinché, oltre alle dotazioni finanziarie di sostegno alle imprese che la bozza già contiene per l’emergenza Covid, venga considerata anche la richiesta di un aumento delle pensioni degli agricoltori” ribadisce il presidente provinciale Cia Mirco Mastroianni.

Per l’Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, nella legge di Bilancio 2021 bisogna rispondere alle condizioni di disagio sociale e restituire dignità ai pensionati al minimo, prima di tutto agli agricoltori, che nella vita lavorativa hanno assicurato beni essenziali alla società, come prodotti agroalimentari, la tutela del territorio e la cura del paesaggio. Il presidente dei Pensionati Cia Savona e delle Liguria Benito Lagorio, che ha promosso petizioni popolari e una raccolta firme a sostegno di questa richiesta, sottolinea: “Il governo deve ascoltare la nostra proposta supportata da dati demografici ed economici inconfutabili: le pensioni dei coltivatori non consentono una sopravvivenza dignitosa agli anziani delle campagne e delle zone rurali. Gli agricoltori con pensioni minime, che sono ancora le più basse d’Italia, ferme a 515 euro, sono costretti a rimanere a lavoro nei campi fino a tarda età”.

L’aumento delle pensioni minime deve raggiungere almeno il 40% del reddito medio nazionale, come indicato dalla Carta Sociale Europea (650 euro). Anche perché la pensione di cittadinanza, con i rigidi requisiti imposti, non ha risolto in nessun modo il problema delle pensioni al minimo, visto l’esiguo numero di beneficiari con appena 137.295 nuclei raggiunti dalla misura.

Infine, tra i temi portati avanti da Anp anche la pensione base per i giovani a sostegno di una prestazione minima e dignitosa, sulla quale ciascuno potrà aggiungere la contribuzione prodotta nel proprio percorso lavorativo. Nel caso degli agricoltori, l’attuale sistema prevede una pensione addirittura inferiore alle minime attuali, rappresentando un ostacolo all’ingresso di tanti nuovi giovani nelle aziende del settore agricolo.

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