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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

L’assessore Berrino e il futuro turistico di Savona: “Può diventare la Nizza del Ponente”

Grandi potenzialità con Darsena, movida, infrastrutture: “Mi impegnerò come fosse la mia città”

Savona. Gianni Berrino, sanremese, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, partito in continua ascesa sotto l’impulso di Giorgia Meloni, è il nuovo assessore al turismo nella giunta Toti-bis. Le altre deleghe che il presidente della Regione gli ha assegnato sono trasporti, lavoro e politiche dell’occupazione, rapporti con le organizzazioni sindacali, fiere turistiche e grandi eventi.

Assessore Berrino, lei ha ottenuto 3720 preferenze, un buon successo…
“Devo ovviamente premettere che il mio risultato personale è dovuto anche al consenso ottenuto da Fratelli d’Italia, che ha totalizzato oltre il 14% in provincia di Imperia e sfiorato il 20 a Sanremo. Dopodiché sono particolarmente orgoglioso dell’apprezzamento che ho avuto nella mia città con 2000 voti, primo fra tutti. Credo lo si debba alla costante presenza sul territorio, costa e entroterra, alla conoscenza dei problemi e agli sforzi per cercare di risolverli”.

Ora però cominciano i guai, perché l’inizio del nuovo mandato coincide con la fase più acuta dell’epidemia e occorre quindi impostare per il turismo una doppia strategia, per questo tempo di Covid ma anche per quando avremo finalmente un ritorno alla normalità.
“In questo momento sarebbe controproducente invitare i turisti stranieri a venire da noi e dobbiamo quindi puntare sul turismo di prossimità. Dobbiamo però avere strategie pronte e idee giuste per la ripartenza, promuovendoci nei nostri bacini di riferimento e quindi, a parte il Nord Italia a partire da Piemonte e Lombardia, Francia del Sud, Svizzera, Germania del Sud e Austria. Dovremo adeguare prodotti e offerte, con un mix fra tradizione e nuove esigenze perché il mondo sarà cambiato”.

Savona non ha un rappresentante nella giunta regionale, che ci sembra una grave pecca. Ha un porto turistico che entra dentro la città, potrebbe diventare – ci si perdoni il paragone ambizioso – la Nizza del Ponente Ligure. Lei è anche stato ospite dell’ultimo Grande Capodanno in Darsena, inventato dall’allora assessore Wilma Pennino, e ha avuto modo di rendersene conto di persona.
“Nel recente passato Savona, per quanto concerne il movimento turistico, ha conosciuto luci e ombre. Può contare sull’Upa, associazione albergatori molto attiva e capace. Ha tutte le peculiarità per diventare città turistica compiuta. Mi viene in mente il percorso di La Spezia, che ha la fortuna di avere le Cinque Terre. Ma Savona è vicina all’aeroporto di Genova, con Villanova d’Albenga in espansione, e alle autostrade, con la possibilità di potenziare le ferrovie. Può diventare la locomotiva di tutta la provincia”.

Quindi Savona può sperare, sognare in grande…
“Sono l’assessore al Turismo di tutta la Liguria e chi mi conosce sa che non cerco consensi qua e là. Mi sento però di affermare che le caratteristiche che lei ha citato sono una potenzialità unica. La Darsena ricorda il porto vecchio di Nizza e costituisce un contesto unico per la movida, che oggi rappresenta un pericolo da non sottovalutare ma che diventerà un punto di forza. L’ho capito con le emozioni del concerto di Riccardo Fogli e una notte indimenticabile fino ai ritmi della discoteca, una notte allegra e ordinata. Lei ha detto che Savona non ha assessori in Regione. Ecco io mi sento di dire che il Ponente Ligure è un’identità ben definita e che rappresenterò Savona con forza e passione come fosse la mia città, ascoltando amministratori e categorie”.

Passiamo ai problemi legati ai Trasporti.
“In questi giorni il governo sta cercando il compromesso tra l’aumento delle corse dei bus e la diminuzione delle persone da trasportare, soprattutto per quanto riguarda le scuole. Ma il governo deve metterci a disposizione i finanziamenti e le aziende di trasporto locale devono spenderli. Abbiamo anche bisogno dell’aiuto degli utenti, soprattutto dei più giovani, perché utilizzino magari una corsa bis programmata pochi minuti dopo, su cui comunque devono essere informati in modo corretto e tempestivo”.

Lei a che corrente di pensiero appartiene? Preferisce uno stillicidio di provvedimenti o lockdown più drastici?
“Tutto si può fare. Più si chiude, però, più occorre provvedere a indennizzare le categorie colpite, non con annunci ma con rimborsi adeguati, tempestivi e concreti. C’è chi aspetta ancora i ristori del lockdown e questo non è ammissibile. Il Paese è in fermento, la gente scende in piazza. Non parlo ovviamente delle violenza gratuite provocate tra l’altro da persone che nulla hanno a che vedere con le categorie in sofferenza, e che vanno condannate senza distinguo, ma da chi manifesta perché ha bisogno di sostegno da parte dello Stato, a cominciare dai titolari di bar e ristoranti”.

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