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Imprese pulizia, il 13 novembre in sciopero per il mancato rinnovo del contratto nazionale

Nel territorio savonese a preoccupare è il cambio appalto di fine anno del servizio nei plessi ospedalieri Asl 2

Savona. Il 13 novembre prossimo incroceranno le braccia per l’intero turno di lavoro gli oltre 600mila addetti del comparto delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi. La mobilitazione nazionale indetta dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti è la risposta all’indisponibilità delle associazioni datoriali e delle imprese del settore a rinnovare il contratto collettivo nazionale scaduto da oltre 7 anni.

“Nel territorio savonese forte preoccupazione per l’immobilismo relativo al cambio appalto di fine anno del servizio nei plessi ospedalieri Asl 2 – dichiara il segretario di Filcams Cgil Savona -.  Si ragioni su una proroga, altrimenti il già grave ritardo rischia di compromettere una situazione delicata. Salvaguardia occupazionale e regimi orari del personale dovranno essere a nostro avviso garantiti e implementati”.

“Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi in appalto di pulizia e sanificazione svolgono un ruolo ritenuto essenziale  per il contenimento del contagio nei presidi ospedalieri, nelle Rsa, nelle case di cura, nelle scuole, nelle università, nei tribunali, nelle fabbriche e negli uffici pubblici e privati, esponendosi in prima linea per garantire l’accessibilità dei luoghi che, senza la loro opera, non sarebbe possibile” sottolinea.

Con questo sciopero Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti vogliono puntano il dito contro il dietrofront delle rappresentanze datoriali del settore che opera prevalentemente negli appalti pubblici. “Non rispettando gli impegni e gli affidamenti, hanno fatto saltare tutti gli incontri programmati, producendo una strumentale dilatazione dei tempi negoziali, mettendo in discussione diritti e tutele e la definizione di un aumento salariale congruo e dignitoso. Tutto questo nonostante molte imprese, con la pandemia, abbiano incrementato in modo consistente lavoro e fatturato, continuando a sfruttare il senso di responsabilità, il grande impegno, i sacrifici, la professionalità e la dedizione di centinaia di migliaia di lavoratori, per il 70% donne, con salari esigui, orari spesso ridotti, carichi di lavoro pesanti e condizioni difficili in molte realtà”.

“In questo scenario è inaccettabile che si continui a impedire il rinnovo del contratto nazionale, che finora ha permesso a molte imprese ‘risparmi’ milionari, scaturiti da sette anni e mezzo di mancati adeguamenti delle retribuzioni dei lavoratori. L’emergenza pandemica ha evidenziato l’importanza dell’attività svolta da questi lavoratori, definiti cavalieri ed eroi, ma non hanno bisogno di titoli piuttosto del giusto riconoscimento del lavoro prestato e di maggiori diritti e tutele con il rinnovo del contratto nazionale” conclude Ghiglia.

 

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