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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Il grido d’allarme delle pubbliche assistenze: mancano volontari, scarseggiano i soldi e devono anche pagare l’autostrada

L’emergenza Covid frena il reclutamento e fa lievitare i costi. Qualcuno rischia di chiudere

Provincia. A causa del Covid la pressione cresce anche sulle Pubbliche Assistenze e sulla Croce Rossa. Loro, i volontari delle ambulanze, sono in prima linea 24 ore al giorno. Dedicano agli altri il tempo libero, sottraendolo agli affetti più cari e talvolta anche al lavoro. Rischiano il contagio, nonostante tutte le precauzioni, come tutti coloro che operano nella Sanità in questi tempi grami.

Perché lo fanno? “È una cosa che hai dentro – risponde Nanni Carlevarino, presidente della Croce Bianca di Savona -. Ogni giorno vedo giovani e meno giovani in servizio e ogni volta mi stupisco ancora del loro impegno”.

L’ultimo appello, lanciato proprio attraverso IVG, è di queste ore e arriva dalla presidente della Croce Rosa di Celle Ligure, Rossella Colombo, che dice: “Abbiamo raddoppiato i turni ma siamo in pochi, non ce la facciamo più” (leggi qui).

Parliamo di volontari e degli enti a cui appartengono, che stanno in piedi perché il ceppo è buono e perché le donazioni di cittadini, categorie e associazioni non mancano. Certo è che il Covid ha aumentato le spese e i bilanci stanno andando sempre più in sofferenza, per qualcuno un po’ di più, per altri un po’ meno. Nessuno si lamenta ma la preoccupazione si legge negli occhi e si sente nella voce.

Non potendo sentire tutte le ‘Croci’, che pure lo meriterebbero, abbiamo fatto un piccolo viaggio a Savona città, con ‘Bianca’ e ‘Rossa’, proseguendo con due realtà di rilievo come la ‘Verde’ di Albisola per il Levante savonese e la ‘Bianca’ di Albenga per il Ponente.

CROCE BIANCA SAVONA

“Le precauzioni al tempo del Covid devono essere al massimo livello – esordisce il presidente Nanni Carlevarino -. I sacrifici sono tanti, la preparazione per uscire ‘bardati’ richiede tempo, ogni persona con la febbre che chiede il nostro intervento va trattata come fosse un paziente Covid anche se nella maggior parte dei casi per fortuna poi non lo è. È il 118 a classificare il servizio, ma siamo sempre pronti ad affrontare le situazioni di possibile contagio”.
Anche il capitolo costi ha la sua importanza. Riprende Carlevarino: “La città ci è vicina, le donazioni sono molte e sta procedendo bene la distribuzione dei calendari. La Regione ci ha promesso un aiuto che sarebbe un’importante boccata d’ossigeno”.
Il numero dei volontari è sufficiente? “Per ora sì anche se i servizi sono molti, un migliaio al mese. Molti vogliono andare in ospedale con l’ambulanza pensando magari di essere facilitati al pronto soccorso ma non è così perché dopo la classificazione al triage i pazienti sono tutti uguali. Ovviamente noi non facciamo distinzioni: ci chiamano e andiamo. Rispetto al primo lockdown il lavoro è aumentato perché allora non si poteva circolare e di conseguenza erano praticamente azzerati gli incidenti stradali”.
Lei pensa che sarebbero necessarie restrizioni maggiori? “Dal punto di vista sanitario ovviamente sì, ma anche noi abbiamo una vita lavorativa e sappiamo che per l’economia è una tragedia, i ristori sono del tutto insufficienti e la prospettiva nera: sinceramente non capisco quando e come potremo uscire da questo dramma”.

CROCE VERDE ALBISOLA

Non si può parlare della ‘Verde’ senza parlare del suo presidente Wilder Vanz, 51 anni di volontariato, presidente a più riprese, l’ultima dal 2010 ad oggi. Vanz, non si sente stanco in un periodo come questo? “No, anzi è uno stimolo in più. Mi spiace solo perché prima dell’emergenza sanitaria la Croce Verde era anche un centro di aggregazione, si veniva qui anche solo per una partita a carte. Oggi purtroppo non è più possibile, in sede possono entrare soltanto i militi che svolgono servizio. Per la seconda ondata abbiamo più esperienza, le misure precauzionali sono più drastiche. Partiamo bardati in base alla classificazione del servizio che ci arriva dal 118, ma in ambulanza abbiamo sempre tutto il necessario per viaggiare con un caso di Covid a bordo”.
Come stanno le finanze della Croce Verde? “I costi sono aumentati in maniera esponenziale, basti pensare agli equipaggiamenti e alla santificazione delle ambulanze, che ci facciamo per conto nostro in modo da utilizzare prodotti sicuri ma che non danneggino le attrezzature. Per fortuna, e lo dico con orgoglio, anzi è la cosa più importante che voglio dire, tutta Albisola ci aiuta. Parlo di privati, esercenti, commercianti, gli ultrà dell’Albissola, i pescatori, gli alpini, il Lions e chiedo scusa perché certamente ne dimentico molti. Grazie a tutti loro abbiamo anche donato un defibrillatore per il trasporto dei pazienti Covid alla Terapia Intensiva del San Paolo. Pensi che la distribuzione dei calendari nonostante la crisi procede più o meno come l’anni scorso. Lasciamo il calendario sullo zerbino anche a chi non è in casa e molti passano poi in sede a portare la loro offerta. È commovente”.
Il numero di volontari è ancora sufficiente? “Per ora si – conclude Vanz -, anche se i servizi stanno aumentando. L’organizzazione del 118 è ottima e anche la collaborazione con le consorelle. Ci aiutiamo reciprocamente e nessuno resta senza soccorso.

CROCE BIANCA ALBENGA

Dino Ardoino, presidente da nove anni e per decenni direttore dei servizi, ha cominciato a respirare l’aria della ‘Bianca’ quando ne aveva otto: oggi ne ha 81. È l’anima di questa istituzione e divide le sue caratteristiche tra professionalità e passione. Senza inquadrare lui non si può comprendere l’istituzione, che conta oltre 300 volontari realmente attivi, nove sezioni distaccate nell’entroterra (Villanova, Garlenda, Arnasco, Vendone, Castelbianco, Nasino, Alto, Erli e Zuccarello), ognuna con un’ambulanza e un equipaggio pronti a partire. E la ‘Bianca’ gestisce anche l’automedica Sierra 2, un altro impegno non indifferente.
Spiega Ardoino: “Abbiamo un buon numero di volontari, è vero, ma divisi su dieci postazioni e quindi facciamo fatica a tenere il passo”. Lui è persona perbene, buon padre di famiglia ancor prima che presidente. “Spesso le famiglie non mandano volentieri i giovani da noi perché hanno paura del Covid e io le capisco. Per questo raccomando di tenere presente le priorità della vita: prima la famiglia, poi lo studio o il lavoro e poi la Croce Bianca”.
Anche i conti, come per tutte le consorelle, risentono della situazione particolare: “I costi sono aumentati, c’è il problema della santificazione delle ambulanze che provoca molti danni. Si parla molto dell’eredita’ che abbiamo ricevuto, ma in realtà non è una vicenda ancora conclusa. La verità è che andiamo avanti grazie alle donazioni dei cittadini, al cuore dei tanti che ci vogliono bene. Pensare che una pizzeria ci manda i pasti per tutti a pranzo e cena”.
Infine Ardoino torna su un suo vecchio cavallo di battaglia, il fatto che le pubbliche assistenze debbano pagare le autostrade, tranne che per le urgenze e pochi altri casi, ma appare rassegnato: “Sembra che per la gratuità totale si debba cambiare il Codice della strada. La vedo difficile”. Allora il resto proviamo a dirlo noi. I tratti liguri sono gestiti da Autostrade per l’Italia, con tutto quello che qui da noi hanno combinato, e dal Gruppo Gavio (Autofiori e Savona-Torino) che, essendo il maggiore gruppo privato al mondo, non dovrebbe tremare per qualche spicciolo. Possibile non si possa trovare una soluzione?

CROCE ROSSA SAVONA

Disincata la disamina di Giuseppe Curto, presidente del Comitato locale della Cri di Savona: “La situazione economica è molto difficile, i soldi sono pochi e le spese tante. Riceviamo molte donazioni ma anche la città è allo stremo. Aspettiamo qualche aiuto dalla Regione ma non sarà certo risolutivo e comunque non è ancora arrivato. Abbiamo una trentina di volontari attivi, utilizziamo un po’ meno gli over 65”.
Come vanno i rapporti tra le varie componenti della Cri, volontari, dipendenti, Corpo militare e Infermiere volontarie? “Bene, è la nostra forza, ma ripeto che la situazione è molto preoccupante”. Nel senso che potreste anche non essere più in grado di assicurare tutti i servizi? “Sì, potrebbe anche succedere”.

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