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Gli oli essenziali nella storia

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E la storia continua… Nel Rinascimento, XVII secolo, grandi erboristi come N.Culpeper, J.Gerard, J. Parkinson descrissero gli oli essenziali quale parte integrante della medicina Nel XIX e XX secolo si ebbe lo sviluppo della chimica che, se da una parte confermava le proprietà e le virtù degli oli essenziali, dall’altra portava all’abbandono della tradizione per introdurre le molecole di sintesi.

Con l’avvento della Rivoluzione industriale e l’avanzare della chimica si assiste ad un progressivo affermarsi dei farmaci di sintesi su rimedi naturali e l’uso delle piante aromatiche. La velocità e l’efficienza della medicina industriale hanno reso obsoleti i preparati di origine naturale con piante aromatiche. L’utilizzo dei farmaci in modo inadeguato e spropositato hanno condizionato la loro efficacia portandoci ad oggi dove la resistenza antibiotica e le malattie nosocomiali sono protagonisti negativi del nostro tempo.

Nel 1900 si ha un ritorno all’ utilizzo degli oli essenziali e si parla per la prima volta di aromaterapia. Molti gli studiosi del secolo sono attenti ai benefici degli oli non solo sul lato fisico ma anche sull’aspetto emotivo. Diamo comunque il merito di aver utilizzato per primo il termine “aromaterapia” a René Maurice Gattefossè. Terzogenito di 5 figli, già in tenera età è circondato dal mondo delle fragranze. Il padre fondò la Gattefossé nel 1880 azienda produttrice di oli essenziali, paraffina liquida e prodotti per la profumeria. Nel 1910, il giorno della nascita del suo primo figlio, è vittima di un’esplosione nel laboratorio dell’azienda. Gravemente ustionato si cura prima con la medicina tradizionale poi visto il peggioramento rimuove le bende ed applica l’olio essenziale di lavanda. I risultati impressionanti confermano le sue intuizioni: l’essenza di lavanda ha elevate proprietà antisettiche che portano a reale guarigione.
Proprio a lui viene attribuita la distinzione degli oli essenziali a seconda delle caratteristiche, infatti dal punto di vista aromatico vengono distinti in 3 note: cuore, base, testa.

La visione moderna dell’Aromaterapia ha portato a miglioramenti sui metodi di estrazione, sui vantaggi dei derivati vegetali, sui loro utilizzi e efficacia nella salute e nella gestione del benessere.
Nel 1857 il Francese Septimus Piesse trasferì il concetto di scala musicale nell’ambito del profumo, classificando ogni odore sulla base delle note di una scala. Ogni profumo corrisponde per Piesse ad un semitono. A questo antico tentativo di applicare i principi musicali all’ambito della profumeria è rimasta la concezione di “nota del profumo”: le note alte o di testa, medie o di cuore e basse o di base.
La loro appartenenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro è determinato dalla “volatilità” ossia il grado di velocità con cui gli oli essenziali evaporano una volta indossati o esposti all’aria. Per quanto possa sembrare bizzarro, quando guardiamo una miscela di oli essenziali quella che abbiamo davanti è una “sostanza viva”.

La miscela muta, si evolve per sua stessa natura e non resta uguale a sé stessa, un insieme di OE se vengono miscelati con cura possono creare una melodia armoniosa. Quando vogliamo comporre una miscela dobbiamo valutare la possibilità di unire oli di diversa provenienza in modo da creare un composto equilibrato e permanente nel tempo, immediato e persistente, edificante e radicante, avvolgente e sensuale.
Il susseguirsi di un gruppo di note dopo l’altro determina lo sviluppo temporale del profumo secondo la piramide olfattiva: le note di testa sono le prime ad essere percepite ma anche le prime a scomparire, seguono le note di cuore e da ultime le note di fondo.

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