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Cresce la percentuale di no vax e ‘attendisti’, sono oltre la metà degli italiani: più lontano il ritorno alla normalità?

Allarmanti i risultati degli ultimi sondaggi: solo il 37% vorrebbe vaccinarsi subito

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Savona. La buona notizia dell’arrivo del vaccino anti Covid – anzi di più vaccini – accende una luce in fondo al tunnel. A mitigarla sono i sondaggi di questi giorni che indicano come molti italiani siano contrari a farsi vaccinare, allontanando di fatto la prospettiva di un vero ritorno alla normalità pre Covid.

Un recente sondaggio dell’Istituto Ipsos (Pagnoncelli) per il Corriere della Sera dice che il 37% degli italiani vorrebbe vaccinarsi il prima possibile, ma che il 16% è contrario e che ben il 42% intende aspettare…l’effetto che fa sugli altri. Oltre la metà degli italiani sarebbero dunque no vax o ‘attendisti’. Come dire che per ottenere i reali benefici del vaccino ci vorranno anni. Un altro sondaggio, dell’Istituto Euromedia Research del 16 ottobre, riassume affermando che il 36% degli italiani è contrario al vaccino.

È giusto che chi non vuole non si vaccini, ma è meno giusto che, per questa sua decisione, si ammalino e muoiano altre persone, falliscano aziende, si impoveriscano le famiglie. Questo potrà accadere ogni mese, ogni settimana, ogni giorno, ogni minuto di ritardo che no vax e associati imporranno al Paese. C’è anche chi afferma – gli oltranzisti dell’altro fronte – che chi non vuole sottoporsi al vaccino, provocando drastiche conseguenze sulla collettività, debba essere in qualche modo sanzionato, ad esempio privandolo delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

Abbiamo più volte affermato che vedevamo la normalità per la primavera del 2013, previsione da alcuni ritenuta catastrofica. Il calcolo era questo: il 2021 per trovare il vaccino, metterlo a punto, accertare il grado di immunità che garantiva e anche se andasse o no ripetuto (su questi fronti per fortuna siamo in anticipo), il 2022 per vaccinare tutti gli italiani ed essere pronti, appunto in vista della primavera 2023, a fare la vita di prima: lavorare senza problemi, affollare i negozi, mangiare appiccicati tutti insieme al ristorante, ballare in discoteca.

La scarsa percentuale degli italiani propensa a vaccinarsi ci induce a credere – sperando ovviamente di sbagliare – che i tempi potrebbero allungarsi. Un’altra cosa che non fa dormire sonni tranquilli a molti è che a coordinare la vicenda dei vaccini sia stato chiamato Domenico Arcuri, che già ricopre gli incarichi di amministratore delegato di Invitalia, responsabile del piano per l’Ilva di Taranto e Commissario per l’emergenza sanitaria: ma come fa a fare tutto?  Non ci sono altre persone capaci in Italia?

Arcuri tra l’altro sali’ agli onori della cronaca per aver solennemente affermato che sarebbe riuscito a consegnare a tutte le scuole italiane, isole comprese, i famigerati banchi con le rotelle (rivelatisi poi del tutto inutili) in tempo per l’inizio dell’anno scolastico, impiegando se fosse stato il caso anche l’esercito. Insomma, non siamo in buone mani. Arcuri ha scelto il vaccino della Pfizer ritenendolo il più avanzato anche se va conservato a 70 gradi sotto zero, con tutte le difficoltà del caso, ma almeno su questo avrà fatto le sue brave valutazioni.

Serviranno comunque vaccini di più aziende e bisognerà decidere in fretta, su rigorose basi scientifiche, quali siano le persone da vaccinare per prime. Medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine, ospiti delle Rsa: siamo tutti d’accordo. Poi cominciano a esserci opinioni divergenti: meglio prima gli anziani perché sono i più deboli o i giovani che contagiano gli anziani? Servono risposte rapide e certe.

La luce in fondo al tunnel si è accesa: vediamo di gestirla bene, sperando che i sondaggi, come spesso avviene, siano sbagliati.

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