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Covid, al vaglio possibilità di una “patente del vaccino” per poter viaggiare tra regioni e stati

Tutta l'operazione, dall'approvigionamento alla somministrazione, sarà gestita direttamente dallo stato

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Liguria. Il prossimo 2 dicembre il governo presenterà al Parlamento il piano per la vaccinazione contro il Covid-19, che dovrebbe partire nei primi mesi del prossimo anno, non appena saranno disponibili le dosi già prenotate dal nostro paese.

E trapelano alcune anticipazioni: la prima è che tutta l’operazione, definita da palazzo Chigi come la “più grande campagna di vaccinazione della storia del nostro paese”, sarà gestita direttamente dallo Stato, al contrario delle normali vaccinazioni che sono prese in carico dalle regioni, dall’approvvigionamento alla somministrazione.

Poi i numeri. Come è noto le prime persone a ricevere il vaccino saranno quelle appartenenti alle categorie maggiormente a rischio, quindi anziani e operatori sanitari, per i quali saranno riservate due dosi, nel caso la prima non dovesse dare l’esito desiderato. Si parla di 3,4 milioni di dosi, per quindi 1,7 milioni di persone comprese nella prima ondata.

Ma non solo: secondo alcune indiscrezioni di stampa, infatti, sarebbe allo studio una sorta di patente del vaccino che, oltre a consentire un monitoraggio più accurato degli effetti, potrebbe consentire a chi ne è in possesso di viaggiare tra regioni e all’estero. Un’ipotesi, ancora da confermare, ma che sta già scatenando molte polemiche, soprattutto per il suo “contrario”, vale a dire le possibilità negate a chi non ha fatto il vaccino, a prescindere dal suo stato di salute.

A spaventare molti, inoltre, è la possibile estensione del metodo: questo eventuale discrimine in base alla vaccinazione, una volta sdoganato come principio, potrebbe portare ad altre limitazioni per chi non desidera, o non può, vaccinarsi, cosa che di fatti farebbe diventare la somministrazione del vaccino obbligatoria de facto per poter riprendere una vita “normale”.

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