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Covid, Toti: “Anziani non indispensabili allo sforzo produttivo, intervenire su di loro”

Terminato il confronto tra Governo e Regioni: "Sarebbe folle chiudere in casa italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi"

Liguria. “Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid-19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate“. E’ il testo di un tweet del presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, su cui in queste ore si stanno scatenando le polemiche. (AGGIORNAMENTO: qui le spiegazioni di Toti)

Un messaggio che in molti hanno tradotto in un concetto terribile che può essere riassunto pressappoco così: “Per fortuna la maggior parte dei morti sono anziani, che non producono Pil”. Un punto di vista diverso da quello che traspare da un secondo post “riparatore”: “Il senso di questo tweet, che appartiene a un ragionamento più ampio, è stato frainteso. I nostri anziani sono i più colpiti dal virus, sono persone spesso in pensione che possono restare di più a casa e essere tutelate di più“.

Generica

Il ragionamento più ampio a cui si fa riferimento era quello emerso questa mattina nel confronto tra Governo e Regioni sulle possibili nuove misure per contenere il Covid-19. “Non credo che il Paese possa permettersi un nuovo lockdown, così come sarebbe impossibile bloccare gli spostamenti tra regioni mentre l’Italia continua a lavorare e produrre – sostiene il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – Bisogna smettere di agire sempre sulle stesse categorie. Le regole eccezionali non possono valere solo per chiudere, semmai ora devono servire a scardinare la burocrazia che ancora ci impedisce di affrontare questa emergenza. Parlo di regole che ci consentano di assumere a tempo indeterminato senza concorso, di prendere medici anche non specializzati, di assumere infermieri anche prima della fine del corso di studi“.

“C’è un altro tema – proseguiva – che nessuno sembra voler affrontare e che potrebbe essere risolutivo: la maggior parte dei pazienti gravi nei nostri ospedali e purtroppo anche dei morti che piangiamo ogni giorno è composta da persone sopra i 75 anni. E per quanto ci addolori ogni singola vittima, non possiamo non tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani”.

“Sono proprio i nostri anziani i più colpiti dal virus – ricordava Toti – e sono quelli che vanno tutelati di più: si tratta di persone spesso in pensione, che non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese ma essendo più fragili vanno protette in ogni modo. Perché non si interviene su questa categoria? Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori”.

Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi, bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia” concludeva il governatore.

Tornando alla polemica iniziale, insomma, la proposta andrebbe riassunta così: “Mettere in lockdown solo gli anziani per proteggere meglio chi più rischia di morire e nel contempo non fermare la produzione del paese”. Ma l’eccessiva sintesi ha portato a un messaggio molto diverso, che sta scatenando l’ira trasversale di tantissimi liguri e non solo.

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