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CIA Savona, il Recovery Fund occasione storica per il settore agroforestale

Consorzi e reti di imprese, impianti a pellet e centrali a biomasse: ecco il piano di sviluppo

Liguria. La filiera agroforestale protagonista della riconversione “green” dell’economia nell’ambito dei fondi previsti dal Recovery Fund: un indirizzo dettato sia dalla pandemia quanto dalla crisi climatica e ambientale.

Cia Savona è stata in prima linea nel supporto allo sviluppo del settore agroforestale, sia con corsi di formazione per gli operatori quanto con il sostegno a nuove reti di impresa, come quella per le biomasse a Sassello, questo anche per promuovere un recupero delle zone rurali e dell’entroterra.

Cia Savona sostiene le proposte articolate dall’Associazione Italiana Energie Agroforestali che si basano sull’utilizzo responsabile e consapevole del bosco, con l’obiettivo di favorire l’attuazione di filiere energetiche locali per sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree interne.

“Sull’esempio di Sassello, quindi, siamo pronti a stimolare lo sviluppo e la strutturazione di moderne imprese forestali e di lavorazione del legno, promuovendo impianti per la produzione di pellet, piccole e medie reti di teleriscaldamento e la micro e minicogenerazione a biomasse al servizio delle comunità che vivono nell’entroterra” afferma il referente Cia per le politiche forestali Valter Sparso.

Le proposte di Aiel si pongono l’obiettivo di attivare un’economia circolare wood-based, che metta al centro la valorizzazione sostenibile del territorio e lo sviluppo locale: “Sarà possibile creare anche nuovi posti di lavoro nella produzione forestale, nella prima lavorazione per la produzione di materiali grezzi e semilavorati per fini strutturali, artigianali ed energetici” aggiunge Valter Sparso.

Bisognerà favorire più possibile l’utilizzo dello strumento dei piani di gestione per superare l’eccessivo frazionamento della proprietà forestale e dell’irreperibilità dei proprietari, problema presente in tutta Italia ma ancora più pesante in Liguria. Da qui favorire la nascita di nuove imprese forestali, favorendo il più possibile l’aggregazione delle aziende esistenti spesso di dimensioni limitate. E poi puntare a realizzare piattaforme logistico-commerciali su scala regionale: queste infrastrutture, realizzate dalle imprese forestali dove il legname prelevato dai boschi viene stoccato, stagionato, essiccato e processato per poi essere avviato ai vari usi finali (industria del legno e impianti energetici), sono determinanti per avviare la sostenibile mobilizzazione del legno locale e la sua valorizzazione a cascata. La presenza di imprese forestali con piattaforma, sia individuali sia in forma associata (consorzi, cooperative, reti di impresa…), è decisiva per garantire nel tempo forniture di cippato di qualità idonea e agli impianti tecnologici locali. Le piattaforme più evolute sono dotate anche di impianti di micro-cogenerazione che alimentano processi di essiccazione e processi di trasformazione del legname in biocombustibili di qualità standardizzata e consentono quindi la produzione e commercializzazione di biocombustibili certificati.

Altro punto del piano di sviluppo sono gli investimenti da parte di industrie di prima lavorazione del legno per la realizzazione di impianti dedicati alla produzione di pellet, valorizzando la segatura e i sottoprodotti legnosi vergini prodotti dalle segherie locali e dalle aziende artigiane del settore.

E ancora investimenti nella realizzazione di moderni impianti tecnologici a biomasse per la produzione di calore e la micro e minicogenerazione ad alto rendimento, fruibile da impianti industriali, alberghi, agriturismi e reti di teleriscaldamento pubblico-private: una progettualità, fondata sul principio del riscaldamento a km 0, che risponde alla logica di filiere corte territoriali per energia da fonti rinnovabili, in totale sintonia con i principi di territorialità, di difesa dell’ambiente e di energia pulita.

Oltre ai corsi per operatori forestali, che hanno coinvolto in meno di due anni circa duecento tra titolari e dipendenti, Cia Savona era stata protagonista della revisione del regolamento forestale regionale, partecipando in prima persona all’organizzazione di due progetti della Mis. 16.1 PSR che prevedono la creazione di gruppi operativi di cooperazione per migliorare asset organizzativi, processi logistici e di ottimizzazione delle filiere di produzione e commercializzazione.

Notevole è stata l’animazione territoriale nel settore forestale compiuta nelle aree vocate alla silvicoltura della provincia di Savona, ovvero nel Sassellese, nel Calizzanese ed in buona parte della Val Bormida, delineando così il territorio di maggiore concentrazione di imprese forestali dell’intera regione. Tra i progetti organizzati dal CIPA AT Savona: (ORFINCIP) “Organizzazione forestale innovativa per il cippato” – studio per migliorare i processi organizzativi per la commercializzazione con esiti positivi del prodotto legnoso, portato avanti con professionisti forestali, aziende del settore liguri e piemontesi e l’Università di Torino; (OLECLEGNARD) “Ottimizzazione Logistica ed Economica del Legname da Ardere” – studio per ottimizzare la logistica ed i processi economici legati alla produzione di legname da ardere, portato avanti con professionisti forestali, aziende del settore ed il DIME (dipartimento Ingegneria Meccanica, Energetica, Gestionale dei trasporti) dell’Università di Genova. Pogetti che hanno puntato non solo a migliorare gli aspetti organizzativi e logistici ma anche di migliorare attraverso processi di innovazione le macchine forestali utilizzate. I due progetti per il settore forestale sono stati completati nella loro fase propedeutica e sono in attesa di essere riproposti all’interno del bando, da poco aperto, per la seconda fase di realizzazione.

Cipa At Savona aveva collaborato anche allo svolgimento di un terzo progetto della stessa misura denominato (TELEFOR) – “Utilizzo delle teleferiche nel contesto forestale ligure” progetto organizzato da Elfo ed Università di Genova.

“Le nostre proposte – afferma Domenico Brugnoni, presidente di AIEL – si inseriscono nel quadro di azioni solcato dal Green Deal che si afferma come la chiave per affrontare problematiche già presenti, sia ambientali sia climatiche, che in questa fase raccolgono maggiore attenzione e che sono al centro delle misure di stimolo per la ripresa economica in Europa”.

“L’auspicio – conclude Brugnoni – è che il pacchetto di proposte per il piano di rilancio del Paese con l’utilizzo dei fondi di Next Generation EU colga le proposte da noi articolate perché è necessario e urgente dare corso a nuove politiche che pongano particolare attenzione al patrimonio forestale nazionale e alla sua gestione attiva, sostenibile e responsabile al fine di promuovere la crescita economica e sociale delle aree interne, rurali e montane”.

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