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Autostrade, l’ex manager Mitelli respinge le accuse. Atlantia stoppa la buonuscita di Castellucci

Al via gli interrogatori: "Faremo ricorso al tribunale del riesame" hanno detto i legali della difesa

Liguria. Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Autostrade. Mitelli, che è ai domiciliari da mercoledì, ha respinto ogni addebito in merito alle responsabilità sull’installazione delle barriere fonoassorbenti pericolose. Ha parlato per quasi tre ore rispondendo alle domande del gip Paola Faggioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura genovese.

Oltre a lui sono ai domiciliari da una settimana l’ex amministratore delegato di Aspi e Atlantia Giovanni Castellucci e l’ex direttore delle operazioni Paolo Berti.

“Il mio assistito – ha spiegato l’avvocato Giorgio Perroni – ha risposto a tutte le domande sia per quanto riguarda le barriere, entrando nel merito, sia per il resto delle contestazioni e abbiamo respinto ogni accusa. Abbiamo ristabilito l’onorabilità di un uomo che per un anno è passato come quello che faceva abbassare i voti a Spea, ma non è così. Nei prossimi giorni faremo ricorso al tribunale del riesame”.

L’interrogatorio di garanzia di Paolo Berti è saltato per motivi famigliari mentre a breve inizierà quello di Castellucci. I tre sono in video collegamento secondo quanto previsto dalle norme anti Covid. All’interrogatorio stanno assistendo anche i procuratori titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Paolo d’Ovidio e il pm Walter Cotugno.

Intanto, il gruppo Atlantia mette le mani avanti e ha chiesto la restituzione dei 3 milioni di euro dell’anticipo della buonuscita per l’ex Ad Giovanni Castellucci, con la riserva di chiedere il risarcimento di eventuali danni d’immagine. Questo è quanto deliberato dal consiglio di amministrazione di Atlantia a seguito degli sviluppi dell’inchiesta della procura di Genova sulle barriere fonoassorbenti non a norma.

La decisione è stata presa lo scorso venerdì dal consiglio di amministrazione della spa controllata dalla famiglia Benetton: “Con riferimento all’accordo di risoluzione consensuale con Giovanni Castellucci, stipulato il 17 settembre 2019, il Consiglio ha deciso di sospendere il pagamento di qualsiasi residuo importo previsto nel predetto accordo e, riservata ogni ulteriore azione, ha deliberato di richiedere la restituzione di quanto già pagato, da ultimo a seguito dell’ordinanza del 14 ottobre scorso del Giudice del Lavoro di Roma che ha respinto il ricorso della Società finalizzato alla sospensione del pagamento della seconda rata, deliberata dal Consiglio del 13 dicembre 2019“

I tre milioni contesi erano stati anticipati poco dopo le dimissioni dell’ex ad dell’azienda, per una più corposa buonuscita di 13 milioni (poi sospesa nel 2019)cosa che, come ricorderete, aveva innescato non poche polemiche alla luce di quanto successo il 14 agosto 2018 e quanto all’epoca iniziava ad emergere per condizioni delle nostre autostrade.

Il consiglio di amministrazione di Atlantia ha inoltre espresso “profondo sconcerto e totale riprovazione per i comportamenti e le affermazioni emerse nell’ordinanza di misure cautelari”, sottolineando la necessità di portare avanti il processo di cambiamento già avviato nel 2019. Nel caso i fatti venissero accertati in sede giudiziaria, l’azienda sarebbe pronta anche a far scattare altre misure tra cui a risoluzione del rapporto di lavoro, all’interruzione del pagamento delle spese legali, dall’esercizio di eventuali clausole di claw-back alla richiesta di ulteriori danni, anche reputazionali.

E lo stesso Castellucci si è avvalso della facoltà di non rispondere: “L’ingegnere Giovanni Castellucci, anche su mio consiglio, ha preferito non rispondere oggi alle domande del Giudice per le indagini preliminari – ha spiegato l’avvocato Carlo Longari – riservandosi di chiarire quanto a lui contestato al Pubblico ministero non appena avrà avuto modo di leggere le oltre sedicimila pagine depositate a sostegno della misura cautelare emessa nei suoi confronti”.

Il legale ritiene “comunque censurabili le esigenze cautelari indicate nella misura stessa e per tale ragione ho proposto istanza al Tribunale per il Riesame”.

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