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Andrea Lupi: “Posso dire di essere cresciuto a pane e pallacanestro”

Intervista al coach che attualmente guida l'Ospedaletti

Albenga. Se qualcuno volesse metterlo alla prova sul mondo della pallacanestro, perderebbe la scommessa, perché Andrea Lupi, albenganese, che molti conoscono come taxista, dispone nella mente di un vero computer, capace di spaziare dalla Nba ai nostri campionati regionali.

Lupi, in una carriera ormai ultra trentennale, ha allenato le migliori compagini liguri, portandole spesso in vetta nei loro tornei, grazie ad allenamenti dove metteva in pratica tutti i principali schemi del basket. “Posso dire di essere cresciuto a pane e pallacanestro, una passione nata negli anni settanta quando la RAI, ogni domenica pomeriggio, trasmetteva una partita facendo innamorare milioni di spettatori e soprattutto tanti giovani”.

Da qui la sua passione non ha conosciuto limiti. Per capire i segreti del basket, fondamentali per avviare il mestiere di allenatore, andava a seguire dal vivo le partite dei grandi club. “Allora non c’erano tanti strumenti a disposizione, qualche amico mi mandava le videocassette della Nba, poi studiavo i manuali scritti dai grandi coach”.

E tanto studio è servito considerato che Andrea, nel lontano 1989 ottenne i primi successi con il Loano, anche se i suoi ricordi sono legati ad Alassio e Vado. “Qui ho avuto la fortuna di allenare degli ottimi giocatori, alcuni dei quali finiti in club importanti. L’esperienza alassina mi ha formato molto come quella di Vado, in entrambi i casi seguito da presidenti con grande passione, come il grande De Stefano ad Alassio”.

Da otto anni allena l’Ospedaletti continuando però a lavorare. “Questo a dimostrazione che si può allenare e lavorare, certo con grandi sacrifici. La passione fa superare ogni ostacolo”. Ma adesso le giornate sono accompagnate da tanta amarezza. “Da troppo tempo i campionati dilettantistici sono fermi e questo  è un grande danno per tutto il movimento. Tutte le società si sono date dei rigidi protocolli a livello sanitario, ma questo non sembra essere bastato. Purtroppo si dimentica come lo sport sia un importante veicolo sociale, ma soprattutto di prevenzione, eliminando patologie che si riscontrano tenendo il fisico fermo”.

In questi giorni a consolarlo ci ha pensato Lino Lardo altro albenganese, altro coach. “Non mi voglio paragonare ad un Maestro. Certo, nelle due vittorie della Nazionale femminile con Romania e Repubblica Ceca si è visto il suo talento. Lino riporterà il movimento femminile a grandi livelli”.

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