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Anche la Liguria alla roulette russa sul colore delle zone, speranze e paure legate a decisioni campate in aria

Toti esclude la zona rossa e spera di tornare “in un paio di settimane” a quella gialla

Liguria. Tutti con il fiato sospeso per conoscere il destino della Liguria, di Savona, di tutti noi, legato al colore che sarà assegnato alla nostra Regione nel futuro prossimo venturo. Una roulette russa campata in aria senza le dovute certezze.

Toti ha fatto un po’ di chiarezza (leggi qui), sostenendo che non finiremo in zona rossa (ieri da Roma erano rimbalzate voci di fonte giornalistica in tal senso), e che spera anzi che potremmo tornare tra un paio di settimane in zona gialla (ora siamo in quella arancione), in modo che sia consentito riaprire bar e ristoranti – la differenza in sostanza è tutta lì – e di nuovo permesso spostarsi da un Comune all’altro.

Sempre Toti ha aggiunto che la buona novella potrebbe arrivare tra un paio di settimane e i conti in fondo tornano perché agganceremmo i primi ponti pre natalizi e poi il periodo delle feste, quando arriveranno altre disposizioni governative tese più o meno a evitare assembramenti anche in famiglia al di là del colore delle regioni. Ma questa è un’altra storia.

Si è parlato anche di passare dalla classificazione geografica per regioni a quella per province, in modo che Savona – ad esempio – non paghi per Genova o viceversa: ci sembra una buona idea.

La confusione regna comunque ancora e sempre sovrana, cominciando dal governo. Ci permettiamo di parlare anche di questo perché la figura del ministro Speranza, che a tutti appariva rassicurante, ha perso smalto con l’incredibile vicenda del commissariamento della Sanità calabrese, che tutti purtroppo conosciamo.

È Speranza infatti a sostenere ancora la validità degli arzigogolati 21 parametri da prendere in considerazione per collocare le regioni nelle varie fasce, mentre i governatori, Toti in primis, chiedono un metodo più semplice e veloce, basato soprattutto sull’indice Rt, anche se il problema resta legato all’effettiva possibilità di tracciare i contatti che hanno avuto le persone contagiate e al ruolo degli asintomatici.

Tutta la vicenda è comunque in divenire e non si può quindi escludere nuovi e improvvisi provvedimenti, difficilmente meno restrittivi.

La fotografia della realtà è triste e impietosa. Girando per Savona saltano agli occhi le serrande abbassate per sempre e i bar e ristoranti che propongono l’asporto o il servizio a domicilio con l’evidente scopo di non restare chiusi in casa, perché i conti non possono certo tornare.

In una via del centro di Savona, incollato a una delle tante serrande abbassate, abbiamo letto un cartello con la scritta ‘Chiuso per ferie’, poi corretto in ‘Chiuso per sempre’.

Un abbraccio a questo sconosciuto savonese che ha dovuto arrendersi.

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