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Velox di Toirano, in 413 chiedono al prefetto di rimuoverlo: “Messo per fare cassa, non per motivi di sicurezza”

Chiedono "la revoca del provvedimento prefettizio con la conseguente rimozione dell'apparecchiatura"

Toirano. La revoca del provvedimento prefettizio che ne ha stabilito l’installazione e l’attivazione e, di conseguenza, la rimozione dell’apparecchio. E’ questa la richiesta contenuta nella petizione con cui i 413 firmatari chiedono al prefetto di Savona, Antonio Cananà, di rimuovere l’ormai famigerato autovelox situato sulla provinciale di Toirano, nella zona del cimitero.

La questione è ben nota e da mesi al centro delle polemiche. Ora, dopo incontri pubblici con rappresentanti del Comune e della Provincia, proteste goliardiche e discussioni social, il tema ha assunto una veste più ufficiale ed è diventata oggetto di una raccolta firme sottoposta all’attenzione del rappresentante del Governo sul territorio savonese.

Nel documento, i promotori della petizione ricordano che “il 22 gennaio fu indetta presso il comune di Toirano, su espressa richiesta, una assemblea aperta alla cittadinanza avente ad oggetto l’installazione del dispositivo”. Nel corso dell’assemblea (alla quale, come detto, hanno partecipato l’amministrazione comunale tutta e i rappresentanti dell’amministrazione provinciale) i cittadini chiesero “di modificare il limite di velocità aumentando i previsti 50 chilometri orari nonché la sostituzione dei cartelli stradali ritenuti poco visibili, comprovando tale proposta a causa di migliaia di verbali emessi nei confronti dell’utenza”.

I firmatari notano come “a tutto ciò a tutt’oggi non si è avuto alcun riscontro né è stato modificato alcunché”. Anzi: “Da allora a tutt’oggi l’apparecchiatura, per la sua invisibilità, ha continuato a mietere vittime, seppur con sanzioni minime in considerazione della velocità rilevata, causando oltre al danno economico anche l’eventuale decurtazione dei punti sulle patenti di guida e/o conseguente revoca delle medesime causando a posteriori l’impossibilità di poter raggiungere il posto di lavoro con i propri mezzi o con i mezzi pubblici inesistenti nella località in parola”.

Secondo i 413 sottoscrittori della petizione “le finalità dell’installazione dell’apparecchiatura non siano dettate da motivi di natura tecnica per il miglioramento delle sicurezza ma da un sotteso desiderio di un ricavo economico per effetto delle numerosissime infrazioni rilevate”. Inoltre “le installazioni di autovelox possono avvenire esclusivamente se nei tratti interessati sia stata accertata un alto tasso di incidentalità; nel caso di specie non risultano essere avvenuti incidenti stradali di particolare gravità”.

Sempre dal punto di vista normativo “il tratto di strada interessato parrebbe non risultare, per le caratteristiche tecniche, strutturali e funzionali, poter essere classificato di tipo C bensì di tipo F, con la conseguente risultanza che per l’apparecchiatura in argomento scaturisca l’impossibilità della contestazione in differita”. Oltre a ciò, ritengono che “siano stati violati gli articoli 11 e 12 del Codice della Strada, per effetto della convenzione stipulata tra le amministrazioni provinciali di Savona e Imperia, non tenendo conto della gerarchia delle fonti, che consentirebbe a quest’ultima di interagire anche su Savona (sprovvista di personale di polizia provinciale), contrariamente a quanto dettato dalla normativa che, nell’individuare i soggetti legittimati all’espletamento dei servizi di polizia stradale, fa riferimento ai corpi e servizi di polizia provinciale, nell’ambito del territorio di competenza”. Infine “il limite di velocità è stato ridotto previa spostamento del cartello di indicazione del centro abitato che, da sommarie risultanze parrebbe essere stato effettuato in assenza di delibera di consiglio comunale, al fine di legittimare l’attuale postazione dell’autovelox”.

Infine, i firmatari ritengono “debba essere dichiarata l’inefficacia della fonte di prova a causa della mancanza dell’omologazione ed approvazione dell’apparecchiatura da parte dell’ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale del ministero dei lavori pubblici”. Senza contare che “in un momento di effettiva e grave difficoltà economica derivante dal coronavirus si voglia maggiormente penalizzare i cittadini residenti e non”.

Per questo, chiedono “la revoca del provvedimento prefettizio con la conseguente rimozione dell’apparecchiatura, previ accertamenti che il Prefetto riterrà eventualmente opportuno disporre al fine di accertare la veridicità di quanto esposto”.

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