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Unioni civili, vescovo Borghetti: “La Chiesa è la casa di tutti, davanti a Dio siamo tutti uguali”

"Non viene intaccata minimamente l'integra proposta della Chiesa sulla sessualità umana, il matrimonio e la famiglia"

Albenga. “In merito al clamore mediatico sollevato dall’utilizzo strumentale di alcune parole del Santo Padre sulle unioni tra persone omosessuali, sento la necessità di chiarire e ribadire ulteriormente il mio pensiero a riguardo dei temi sollevati, pensiero che non è affatto originale, ma che riprende con cordiale e profonda convinzione la posizione del Magistero ecclesiale che nel merito è chiarissima e non è affatto mutata. La frase di un’intervista occasionale – peraltro estrapolata dal contesto in cui si inseriva – non intacca minimamente l’integra proposta della Chiesa sulla sessualità umana, il matrimonio e la famiglia, ininterrottamente ribadita dall’insegnamento autentico dei Successori di Pietro”.

Così il vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti parla delle unioni civili dopo le parole di Papa Francesco.

“Papa Francesco stesso infatti, in omogenea continuità con i suoi immediati predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, si è già pronunciato in modo inequivocabile ed autorevole sull’amore umano nella famiglia, in particolare mediante l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Al numero 251 di questo documento ufficiale del Magistero pontificio, Francesco afferma: “Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

“A riguardo poi della ventilata regolamentazione legislativa delle unioni tra persone omosessuali, permane attuale – e tutt’ora valida in quanto mai abrogata e sostituita – una Nota autorevole della Congregazione per la Dottrina della Fede fatta promulgare da Papa Giovanni Paolo II nel 2003 e intitolata Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”.

“San Giovanni Paolo II, di fronte all’ eventualità imminente della ratifica giuridica ad un comportamento difforme dalla legge morale naturale, volle una dichiarazione netta sulle implicazioni civili e legislative dell’insegnamento ecclesiale circa le unioni omosessuali”.

“L’insegnamento che ne risultò, informato dalla Rivelazione definitiva e intangibile di Dio sull’ amore umano, rimane pienamente valido anche oggi. Dopo aver ribadito alla luce della Sacra Scrittura e la Tradizione perenne della Chiesa che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”, la citata nota confermava quanto segue: “la Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società…”.

“Tutto ciò non impedisce né frena un’ accoglienza rispettosa generosa e delicata di uomini e donne omosessuali e depreca con forza qualsiasi stigma di ingiusta discriminazione ed emarginazione. La Chiesa è la casa di tutti, e davanti a Dio siamo tutti uguali nella dignità di persone umane e di figli dello stesso Padre; per tutti i battezzati, infatti, è aperto il cammino della santità che seppure affascinante e pienamente liberante per ogni uomo – “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32)- passa pur sempre attraverso la condivisione del mistero di morte e risurrezione di Gesù” conclude il vescovo Borghetti.

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