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Teatro Ambra di Albenga, tutti a fianco del patron Mesiano: ma se lui si stufasse?

Il Covid ha dato il colpo di grazia. I ruoli del Comune e della proprietaria brasiliana

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Albenga. È in gioco la sopravvivenza del Teatro Ambra, che alle difficoltà di sempre ha dovuto aggiungere quelle legate al Covid, con conseguenze immaginabili. Il grido di allarme lanciato da Gino Rapa dei Fieui di Caruggi è stato raccolto da un numero impressionante (per quantità e autorevolezza) di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, a cominciare da Antonio Ricci (leggi qui).

Tutti mobilitati per sostenere il patron Mario Mesiano, che da nove anni è al timone di una realtà unica da Ventimiglia a Savona, in grado di allestire stagioni di prim’ordine e di mettere a disposizione la struttura per la vita artistica e sociale del territorio.

Mesiano spiega: “È un momento delicato, decisivo per la sopravvivenza e il rilancio del teatro e in questo momento preferisco lavorare senza fare altri commenti. Posso solo aggiungere che sono impegnato su più fronti e questo rende tutto più difficile”. Almeno due di questi fronti si possono immaginare anche senza avere la sfera di cristallo.

Il primo è il Comune che, come ha sottolineato lo stesso Gino Rapa, ringraziandolo, è sempre stato vicino al suo teatro. Ignoriamo però quanto questa vicinanza possa contribuire a far quadrare i conti del povero Mesiano. Il secondo fronte è quello della proprietà dell’immobile, che appartiene a una imprenditrice brasiliana rappresentata da uno studio legale genovese. È immaginabile quanto possa importare alla signora medesima della cultura di Albenga, o del fatto che in questi nove anni di gestione-Mesiano siano stati eseguiti importanti lavori di miglioria e ammodernamento, come i camerini (sì, era un teatro senza camerini) o i servizi per i disabili.

Eppure la signora brasiliana non può neppure pensare, ad esempio, di sbarazzarsi di Mesiano, far entrare le ruspe e affittare quell’immobile così centrale a qualche supermercato perché la destinazione d’uso non lo permetterebbe, a meno di clamorosi colpi di mano per la verità non ipotizzabili. Palla al centro, allora. C’è da augurarsi che la mobilitazione generale frutti risultati concreti, aspettando che il Covid molli finalmente la presa. Ma c’è da augurarti soprattutto che Mario Mesiano non si stufi. Credo non se ne abbia a male se ricordo che qualche anno fa gli avevamo consigliato di lasciar perdere: “Se Albenga non merita il teatro, a te che cavolo te ne importa?”.

Oltretutto Mesiano è un bravo professionista, che potrebbe impiegare altrove e diversamente le sue doti e le sue buone energie, guadagnando quattrini anziché rimetterceli. D’accordo, riavvolgiamo il nastro, cancelliamo questi cattivi pensieri e impegnamoci tutti, ognuno per la propria parte, piccola o grande che sia, perché l’insegna “Teatro Ambra” splenda come merita.

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