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Speranza, mister Pierpaolo Calcagno commenta la squalifica: “Non capisco perché l’arbitro abbia scritto motivazioni false”

L'allenatore risponde a quanto apparso sul comunicato che ha decretato la sua squalifica per tre giornate, pungola alcune società ree di troppe "lacrime di coccodrillo" e analizza il momento della squadra

Pierpaolo Calcagno, l’allenatore dello Speranza, è stato sanzionato con tre giornate di squalifica per quanto accaduto nel corso e al termine della partita tra la sua squadra e la Letimbro. Le motivazioni apparse nel comunicato non sono andate giù al trainer savonese, che desidera raccontare la sua versione su come sono andate le cose vista la gravità del contenuto del comunicato. Lo fa a più di una settimana di distanza per analizzare il tutto “a mente fredda”. “Già precedentemente richiamato – si legge nella motivazione dell’arbitro Iovinelli della sezione di Savona – usciva dall’area tecnica per contestare platealmente una decisione arbitrale e rivolgeva al direttore di gara frasi gravemente irriguardose; al termine della gara, si avvicinava al direttore di gara nei pressi del suo spogliatoio, continuando a protestare per l’espulsione comminatagli”.

“Non nascondo che a livello sportivo stia trascorrendo un momento non dei più facili e che quindi non fossi sereno al cento per cento. L’annata è complicata per tutto ciò che sta accadendo, le responsabilità sono tante e la squadra è praticamente nuova”, inizia il mister non negando quindi un certo nervosismo durante il derby del Santuario, che già in Coppa si era rivelato molto accesso. “Sono rimasto sorpreso e amareggiato quando ho letto quanto scritto dall’arbitro. L’espulsione è nata perché in due occasioni ho detto all’arbitro, in tono acceso, come accade sovente nelle partite di calcio, la frase ‘Oh ma quello è fallo’. Non ho fatto ricorso al turpiloquio né a espressioni scurrili più gravi. Certo, non l’ho detto con voce sussurrata, ma non mi va giù che vengano scritte falsità”. Calcagno passa poi al racconto di quanto accaduto a margine del match. “A fine gara – aggiunge – ho semplicemente detto al direttore di gara che mi sarei augurato un trattamento diverso da chi è stato sanzionato con il rosso, sempre nella stessa partita, per comportamenti ben più gravi delle mie proteste“.

“A ormai dieci giorni dall’accaduto, la delusione e la tristezza che mi han fatto anche balenare in testa l’idea di smettere si sono diradate, lasciando spazio al desiderio di confrontarmi pacificamente col direttore di gara. Mi piacerebbe capire che cosa lo ha spinto a scrivere quelle cose, ben sapendo che io non mi sarei potuto difendere”, conclude Calcagno.

Uno sconforto che si va ad aggiungere alla perplessità circa il comportamento di alcune società in un periodo delicato come quello attuale: “Devo ammettere che ci sono un po’ di cose che mi hanno fatto riflettere – prosegue – ad esempio in primavera quasi tutte le squadre chiedevano, e hanno richiesto, aiuti alla Federazione. Però, a mercato iniziato, alcune di esse hanno dato vita a campagne acquisti faraoniche. Mi viene da ridere a pensare che erano gli stessi che chiedevano aiuti. Dove sono finiti solidarierà e senso del pudore nel nostro mondo?”.

Venendo poi al pareggio di ieri per 2 a 2 con il Millesimo, Calcagno si dice soddisfatto della prestazione della squadra. Una compagine estremamente giovane, visto che il più ‘anziano’  sceso in campo era Titi (classe 1997). “A parte il primo tempo contro l’Olimpia Carcarese – commenta – la squadra ha sempre dimostrato di essere sul pezzo, sapendo anche reagire in situazioni di svantaggio. Commettiamo errori legati all’inesperienza. Ma siamo giovanissimi e quest’anno la squadra è stata messa in piedi con un budget ancora più ridotto rispetto a quello della scorsa stagione. Abbiamo creato una squadra guardando soprattutto al lato umano, mettendo al primo posto la serietà e la voglia di far parte di un gruppo sano”.

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