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Sciopero per il clima, Legambiente: “Riconversione delle centrali per mettere fine ai combstibili fossili”

"La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas"

Liguria. In occasione dello sciopero nazionale per il clima che si terrà in tutta Italia venerdì 9 ottobre, Legambiente presenta il dossier: “La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas”, che spiega, dati alla mano, la contrarietà dell’associazione ambientalista alla riconversione a gas delle centrali a carbone.

“Sarebbe un compromesso che farebbe male all’ambiente e alla salute del Pianeta” si legge nel dossier che evidenzia anche come sia necessario adottare “soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Per far ciò occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas”.

Tra queste c’è anche la centrale “Eugenio Montale” della Spezia, da tempo al centro del dibattito soprattutto dopo che la società Enel Produzione S.p.A. ha dato avvio al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di sostituzione dell’unità a carbone esistente con nuova unità a gas.

Netta è la contrarietà di Legambiente, lo spiega Stefano Sarti, vicepresidente dell’associazione e spezzino: “La scelta di localizzare alla Spezia un nuovo impianto a gas, nell’ambito dell’attuale politica energetica nazionale, è inaccettabile e contraddittoria in quanto si confermerebbe l’obsoleto modello energetico attuale basato sulle fonti fossili e sulla produzione accentrata, invece di virare decisamente verso la produzione distribuita e le fonti rinnovabili; resterebbe ingiustificato, per una presunta esigenza di stabilità della rete, il ricorso a centrali turbogas che sono della stessa sostanziale tipologia di quelle che contemporaneamente si dismettono in altre parti d’Italia da parte della stessa Enel, in quanto costose e poco competitive rispetto agli impianti a fonti rinnovabili”.

Sarti, inoltre, sottolinea come “si continuano invece a ignorare o sottovalutare tutte le tecnologie legate alle fonti rinnovabili in grado di conferire una maggiore programmabilità alle produzioni ed un maggiore equilibrio della rete, come gli accumuli elettrochimici e gli accumuli a sali fusi; si continua a ignorare l’improrogabile esigenza di attuare idonee ricerche e investimenti nelle smart grid in modo da predisporre le reti per un maggior apporto di fonti rinnovabili e per un più efficace scambio di servizi tra produttori e gestori di rete”.

Il sossier di Legambiente evidenza anche il vantaggio strategico delle produzioni rinnovabili, che consiste nell’avere costi marginali di produzioni tendenti allo zero, con un approvvigionamento riveniente dalle stesse risorse naturali e sganciato dai delicati equilibri geopolitici e dalle incertezze del mercato fossile.

La proposta: la dismissione della centrale a carbone Enel della Spezia, prevista per il 2021, potrebbe essere l’occasione per puntare su un modello socio economico fondato su innovazione e qualità ambientale.

“È nostra convinzione – conclude Sarti – che, accanto al mantenimento di funzioni produttive ed industriali di parte delle aree che andranno in dismissione, vadano sviluppate altre funzioni importanti, come il terziario avanzato, la ricerca, la logistica, i servizi al turismo”.

“Escludiamo le ipotesi di urbanizzazione a fini residenziali e commerciali nonché di grandi insediamenti turistici. È l’unica area non urbanizzata della città sulla quale è possibile fare una scommessa per impiantare un’industria che accetti la sfida del cambiamento climatico, con prodotti e processi produttivi a basse emissioni e che diano futuro a una generazione che vive in modo drammatico l’assenza di opportunità lavorative”.

In ultimo il vice presidente di Legambiente Liguria sottolinea come “occorrerebbe anche valutare la possibilità, sempre in un disegno complessivo che garantisca sostenibilità alle aree del Levante spezzino (e che garantisca tra l’altro il contributo di quell’immensa area ai servizi ecosistemici ed alla rete ecologica del Golfo) che il sito possa ospitare gli impianti di chiusura del ciclo dei rifiuti evitando così di realizzarli a Saliceti, nel comune di Vezzano Ligure”.

Per questi motivi Legambiente Liguria chiede che sia riattivato al più presto il tavolo di confronto tra tutti i soggetti interessati al futuro delle aree Enel, da troppo tempo non convocato e gestito.

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