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Savona, l’ex assessore Molteni: “Conte? Un benevolo piccolo Mussolini”

L'artista definisce il premier un "dandy col ciuffo" e parla di italiani "in preda a una irrefrenabile sindrome di Stoccolma"

Savona. “Tutto il Paese aspetta il dandy col ciuffo dal balcone virtuale per domenica sera. Tutto il Paese si chiede cosa dirà. E, soprattutto, quanto male ci farà. Ormai in preda ad una irrefrenabile sindrome di Stoccolma milioni di persone pendono dalle labbra del benevolo piccolo Mussolini”.

Paole e musica di Ferdinando Molteni, oggi concertista e in passato assessore alla Cultura di Savona nella prima giunta targata Federico Berruti. Figura eclettica (è anche giornalista e speaker radiofonico) e senza troppi peli sulla lingua, da tempo è fuori dalla scena politica savonese ma non ha mancato di intervenire, a più riprese, nel dibattito cittadino. L’ultima volta con un duplice, durissimo intervento sulla vicenda della nuova direzione del Teatro Chiabrera: nel mirino in quel caso era finito l’attuale assessore alla Cultura, Doriana Rodino (prima la definì “sedicente assessoressa” il cui ruolo sarebbe “sparare ca***te”, poi ne invocò platealmente la cacciata).

Questa volta, invece, ad attirare gli strali di Molteni è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Che domani sera potrebbe (in questa fase convulsa e piena di incertezze il condizionale è d’obbligo) parlare nuovamente alla nazione per introdurre nuove restrizioni legate alla pandemia di Covid-19. Molteni boccia il premier senza appello, paragonandolo addirittura al Duce (ma più benevolo e più “piccolo”) e definendo il rapporto che gli italiani hanno con lui “sindrome di Stoccolma”.

E proprio a Stoccolma è legata la “reazione” di Molteni: “È una città bellissima e più belle di lei sono le persone. Così mi è venuta in mente Agnetha (cofondatrice degli Abba, ndr), la sua voce, i suoi capelli biondi e il ‘lato B’ più bello degli anni Settanta, come qualcuno stabilì all’epoca. Ecco, stasera al Conte 2 mi oppongo così. Pensando ad Agnetha. La mia sola e unica sindrome di Stoccolma”.

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