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Quando un gol racchiude tutto: scelta, speranza, gioia, futuro

Lo speciale del Ct Vaniglia

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La storia è quella di un gol, avvenuto al novantesimo e per giunta il quinto della serie. Già di norma per bello che sia è destinato a sparire nel nulla, vittima dell’implacabile oblio. Figuriamoci poi se non rientra nemmeno nella categoria degli “utili” poiché giunge a completamento di un poker servito e pertanto visto solo come la chiusa terminal.

I fatti che aiutano a capire meglio ciò che vi voglio raccontare, perché la narrazione in questo caso deve superare di gran lunga la realtà già descritta. I fatti sono già in chiaro. La partenza con il botto, l’inizio del cammino  dell’A.S.D. Savona Calcio  che nel girone “A1” di Prima Categoria A alla 1ª giornata si è imposto con un netto 5 a 0 nel big-match contro il Carlin’s Boys al mitico Pian di Poma.

Nella prima trasferta sanremese i biancoblù con le reti di Balestrino (doppietta), Metalla e Vallone si sono portati sul 4 a 0. Quale occasione più ghiotta per mister Cattardico di permettersi di dare spazio ai giovani che per spirito di appartenenza ed attaccamento ai colori hanno deciso di rimanere legati ad un mondo che sentono loro. E allora dai! Dentro la mischia, con il cuore che batte forte e la voglia di mettersi il luce, di dire la propria, di togliersi il latte dalle labbra come in un rito di iniziazione.

Se hai giocato al calcio, se ami questa nobile arte, se per te è la passione più grande, allora puoi capire ciò che sto descrivendo semplicemente perché l’hai vissuto. Se poi oltre all’esordio hai la bravura e hai la fortuna di sbattere quella famosa “palla” dentro allora è estasi pura. E sì, perché per Bartolomeo Gamba (Bart per gli amici), fisico alla Haaland (come lui ha nel colpo di testa l’arma in più), classe 2004 (non è ancora sedicenne e pertanto si iscrive negli annali per gli amanti dei record), quel gol siglato al 90′ vuol dire tanto, vuol dire tutto.

Non è l’arrivo, ma anzi può rappresentare la partenza di una lunga e vincente cavalcata. Lo ha sognato e strasognato quando accanto a me ha tifato per gli striscioni della Serie D dalle tribune del Bacigalupo. Lo ha rincorso senza mai arrendersi. Lo ha immaginato tante volte. Lo dedica al caro nonno materno Elvio Tardito (un ex della Cairese, leva di ferro del ’49, che se te lo trovavi contro ti dava filo da torcere), lo dedica alla bellissima e sportivissima mamma Milvia (la sua prima tifosa) e al papà che non se lo perde mai, nemmeno negli allenamenti.

Ora comincia il bello, ora occorrerà capire in fretta ciò che ama ricordare Arsene Wenger: “Il talento è come una rosa, se non l’annaffi tutti i giorni sarà destinata ad appassire”. Lacrime e sudore, sudore e lacrime. Questa la ricetta.

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