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Pullman troppo pieni e mancata distanza nelle classi, gli studenti protestano a Finale: “Chiudete le scuole” fotogallery

Sotto accusa Tpl ("I bus non si fermano"), i ragazzi chiedono l'attivazione della didattica a distanza

Finale Ligure. Bus affollati, ma meno del solito. E già si intuisce che c’è qualcosa di strano, rispetto alle scene (con annesse polemiche) degli ultimi giorni. Poi i cartelli, le voci al megafono. E alla fine lo screen di un messaggio circolato su WhatsApp e sui social network, a chiarire cosa sta accadendo: alcuni studenti oggi hanno deciso di scioperare per chiedere la chiusura delle scuole.

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“Questo sarà il primo sciopero di una serie di tanti – recita il messaggio – finché non cambierà qualcosa o almeno non otterremo la chiusura delle scuole. E’ importante che aderiscano tutti perché ne va per il nostro bene”. Una immagine che, di smartphone in smartphone, ha convinto più di uno studente a restare a casa.

E’ successo, ad esempio, all’Alberghiero di Finale Ligure, dove c’è chi non si è presentato a scuola proprio a causa di quel messaggio. Chi lo ha fatto, invece, ha puntato il dito sulla situazione dei bus: “Tutte le mattine la stessa storia – raccontano quattro studenti della 5°D – da Albenga a Finale i pullman si riempiono e noi non riusciamo a stare a distanza come dovremmo. In più in molte fermate il bus non si ferma creando ulteriore disagio. La corsa delle 6.55 non si ferma a Finale, quindi possiamo prendere solo quella delle 7.15 perché già con quello delle 7.30 arriveremmo tardi”.

E se poi dei due pullman delle 7.15 uno non apre le porte, come successo stamattina, il disagio raddoppia. “Chiediamo o dei pullman in più, o anche solo qualche bus doppio al mattino e all’uscita – spiegano a IVG i quattro studenti – perché ora finiamo per ammucchiarci con gli studenti delle altre scuole. Altrimenti l’unica soluzione è la didattica a distanza: tutti dopo la quarantena abbiamo capito che è più complicato che essere a scuola, ma se è l’unico modo per evitare i contagi e gli assembramenti sui pullman allora meglio stare a casa“.

Qualcun altro ha deciso di partecipare in maniera ancora più attiva, mettendo in scena una vera e propria protesta. E’ accaduto davanti all’Ipsia di Finale: qui alcuni ragazzi, armati di un cartello (“E’ l’Oreal di mantenere le distanze”) e megafono, è rimasto all’esterno per chiedere di “cambiare qualcosa”. “I pullman sono troppo pieni – racconta un rappresentante di istituto – a Pietra non caricano più le persone perché non riescono a mantenere le distanze. Abbiamo chiesto più volte a Tpl di mettere più corse, ma attendono l’orario definitivo. Sinceramente ci siamo stufati”.

Nelle aule non ci sono i sanificanti, nei laboratori di grafica mancano i distanziamenti” dice un altro al megafono, mentre il gruppo intona un coro (“Senza l’amuchina ma con la mascherina”). “Il distanziamento nelle aule non esiste, e non vengono quasi mai igienizzate. Ci sono pullman che non caricano più le persone per quanta gente c’è sopra” ribadisce un altro. E così il gruppo resta fuori, a intonare tutta la propria rabbia e chiedendo la chiusura della scuola, con l’attivazione della didattica a distanza.

Problemi, infine, anche per l’Issel, sempre di Finale Ligure. Qui una mamma segnala a IVG “la situazione assurda dei pullman che portano al liceo dove, da ieri, ci sono 3 classi in quarantena per una insegnante positiva di cui ora si dovranno tracciare i contatti avuti con altri insegnanti e studenti. Questo vuol dire 100 ragazzi a casa e, quindi, almeno 100 genitori. Cento famiglie che vivranno con la mascherina. Almeno 400 tamponi per chiudere la quarantena che molti dovranno fare privatamente per via delle insufficienze Asl nell’avere i tamponi. Genitori che rischiano il posto di lavoro perché non tutti noi siamo statali, lavoriamo nei negozi, nei bar, nei ristoranti”.

Proprio sul tema del trasporto pubblico, e sull’esigenza di conciliare salute pubblica ed efficienza del servizio, è prevista oggi una riunione preliminare al ministero dei Trasporti. A seguire toccherà alla Conferenza delle Regioni fare le sue valutazioni. E si preannuncia uno scontro proprio tra i presidenti delle Regioni (che spingono per la didattica a distanza proprio come strumento per decongestionare i trasporti) e il premier Giuseppe Conte, deciso a sposare la linea del ministro Lucia Azzolina e mantenere aperti gli istituti.

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