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Omaggio alla “perla nera” Pelè: una preghiera ed una canzone per i suoi meravigliosi ottant’anni

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Per quelli della mia generazione la frase era diventata un cult e dai campetti di periferia, ai cortili, alle piazzette, agli oratori, durante le interminabili partite la si sentiva dire spesso, specie dopo una giocata strabiliante, un gol fantastico, un gesto tecnico eccezionale a metà tra la bravura e la fortuna .”Ma sei mica Pelè?”. Per noi un mito, unico. Poi verranno Maradona e per stare ai nostri tempi moderni, Messi e Ronaldo. Sembra impossibile ma questo immenso giocatore simbolo, ridendo e scherzando, è arrivato oggi a spegnere 80 candeline.

«Ringrazio Dio che mi ha fatto arrivare a questa età, in salute e lucido» ha detto festeggiando per poi aggiungere: «Spero che quando andrò in cielo Dio mi riceva nella stessa maniera in cui tanta gente mi riceve qui sulla terra, per via del nostro amato calcio». Edson Arantes do Nascimiento, meglio conosciuto come Pelè, alla pari del grande pugile Muhammad Alì (Cassius Clay), è stato l’atleta più intervistato e fotografato al mondo. Conosciuto in ogni angolo della terra. Che con i piedi sia stato un portento della natura è ormai cosa nota da oltre mezzo secolo, meno celebri invece sono le sue incursioni nel mondo della musica. Nella singolare veste di cantante c’è però finito in più di un’occasione, sempre più per divertimento che per intraprendere una nuova professione artistica. Un’attività ripetuta anche in vista del suo compleanno, il 23 ottobre, con il brano “Acredita no véio”, ovvero “Ascolta il vecchio”.

Come cantante, il numero 10 più famoso del mondo, non vuole fare certo paragoni scomodi con le sue qualità calcistiche, precisando che si tratta di una passione che si porta dietro fin dalla gioventù, ammaliato dai ritmi brasileiri di samba e bossanova. Già nel 1977 l’asso della Seleção aveva pubblicato un singolo dall’eloquente titolo “Meu Mundo É Uma Bola”, con tanto di foto di copertina in compagnia di pallone e chitarra.La nuova “Acredita no véio” in collaborazione con il duo messicano vincitore del Grammy Rodrigo y Gabriela è in realtà una rivisitazione di un brano composto nel 2005 dallo stesso Pelé con il suo partner musicale abituale, il musicista e arrangiatore Ruria Duprat, noto ai più per il suo lavoro con Diana Krall e Ron Carter. Una canzone che affonda in una memoria lontana, quando l’asso brasiliano militava nel Santos. “Il nostro allenatore diceva che le sconfitte erano sempre colpa dei giocatori”, ha infatti ricordato il calciatore presentando il suo nuovo progetto, chiarendo poi un altro dettaglio: “Ma le vittorie erano figlie della macumba, la magia nera. Nella canzone scherzo su questa cosa: ovviamente con la macumba non si vince in ogni caso”.

Tornando alla sua straordinaria carriera è tutt’ora l’unico ad aver vinto tre Mondiali di calcio (1958, 1962 e 1970)ed è stato eletto dalla Fifa il migliore giocatore del secolo (scorso). Pelè, O Rey, 1281 reti in carriera (nessuno come lui), è stato il calcio fatto persona. Il dualismo con Maradona? «Mi hanno paragonato prima a Di Stefano, poi con Sivori e infine con Diego. La verità? Che loro tre insieme non fanno un Pelè…». O’ Rey non si smentisce nemmeno stavolta. A dare sostanza alla sua provocazione il connazionale Altafini: «Pelé unico e inimitabile, rinunciate ai paragoni con gli altri».

Dalla sua ultima gara ufficiale sono purtroppo trascorsi 43 anni ed il mio rammarico è quello che i ricordi delle sue imprese siano sempre più rari e che i suoi gol rimarranno probabilmente sconosciuti alle ultime generazioni. Nacque il 23 ottobre 1940 nell’allora villaggio di Tres Coracoes, nello stato meridionale del Minas Gerais, nel periodo in cui vi arrivò per la prima volta la rete elettrica, motivo per cui venne chiamato Edson, in onore di Thomas Edison.

La sua popolarità divenne immensa da quando gli fu concesso di espatriare negli Stati Uniti per lanciare il calcio nordamericano con i New York Cosmos.Da lì divenne il volto più amato del calcio: recitò nel film Fuga per la vittoria, diede nome al primo videogioco ispirato a uno sportivo, divenne ambasciatore delle Nazioni Unite e dell’UNESCO, ministro straordinario dello Sport brasiliano, ambasciatore della FIFA, volto commerciale di Volkswagen, Procter & Gamble, Banco Santander, Puma, Subway, Coca-Cola, Hublot e di un centinaio di aziende brasiliane. Per il settimanale americano Time è stato fra le cento persone più influenti del ventesimo secolo.

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