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Numero di Covid positivi su tampone, alla Liguria il triste primato. Esperti: “Crescita esponenziale”

Campania, Piemonte e Lombardia nettamente staccate. Siamo al 15%

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Liguria. Ieri, e non è la prima volta che accade, la Liguria è stata la Regione dove nettamente si è registrata la più alta percentuale di positivi su tamponi effettuati: 15% (frutto di 907 nuovi casi su 6062 tamponi, 1,5 milioni di abitanti). In Piemonte il valore percentuale è di 10,7 (1396 nuovi casi su 13018 tamponi, 4,3 milioni di abitanti), in Lombardia 9,3% (2023 nuovi casi su 21.726 tamponi, popolazione 10,6 milioni di abitanti). La regione messa peggio, ma staccata di tre punti percentuali è la Campania (5,8 milioni di abitanti): ieri sono stati registrati 1312 nuovi casi con 10205 tamponi e il valore del rapporto positivi per tamponi è 12,8%.

Già la scorsa settimana l’Istituto superiore di Sanità poneva la Liguria, insieme alla Valle d’Aosta, al vertice delle regioni italiane per incidenza da Coronavirus con 142 casi ogni 100 mila abitanti, e quindi tra le nove regioni dove si supera il valore 75casi/100mila abitanti che rappresenta la media nazionale.

“Crescita esponenziale”. Nel frattempo, in attesa del report del giovedì, le cose sono peggiorate, e non poco. Durante l’ultimo punto stampa covid il responsabile prevenzione di Alisa ha dichiarato senza mezzi termini che negli ultimi giorni si è osservata: “Una perdita della linearità nell’aumento dei casi e della pressione sulle strutture ospedaliere, l’aumento non è più progressivo ma sta iniziando ad avere un aspetto esponenziale – ha affermato Filippo Ansaldi – in provincia di Genova sicuramente, ma anche nelle altre province abbiamo osservato un superamento della soglia di attenzione”. Ed è questo andamento che giustifica le misure (insufficienti per gran parte della popolazione, eccessive per un’altra gran parte della popolazione) prese con le ultime ordinanze locali.

Che cosa servirebbe per capire meglio quello che sta accadendo attorno a noi? (e tra di noi?). Dati non aggregati sui contagi da parte di Alisa e delle asl, la possibilità di osservare – come era stato possibile fino a un mese fa – gli studi epidemiologici suddivisi per “cap” o per quartieri. Dati che, non solo i giornalisti ma sempre più cittadini (specialmente quelli che si trovano nei quartieri sottoposti a restrizioni maggiori) vorrebbero poter consultare in maniera semplice, trasparente. Inoltre, appunto, la suddivisione dei tamponi per asl di competenza e anche la suddivisione tra “primi tamponi”, “secondi tamponi” e tamponi per certificare la guarigione. (Posto che il sistema presto potrebbe cambiare per via dell’utilizzo sempre maggiore dei test rapidi).

La situazione negli ospedali e terapie intensive: come siamo messi? Basandosi ancora sui numeri, c’è almeno un dato positivo, per lo meno in rapporto ad altre situazioni nazionali: per quanto sotto pressione gli ospedali sono lontani dall’esaurire i posti letto, specialmente per quanto riguarda le terapie intensive: oggi 32 in totale in Liguria mentre in Lombardia sono 123, quasi a tappo, e presto potrebbe essere necessario riaprire l’ospedale in zona Expo, in Campania sono 91, in Veneto 51. Paragoni che lasciano il tempo che trovano, vista la difformità nel numero della popolazione e delle strutture ospedaliere, ma sufficienti a dare il metro della situazione a livello nazionale. Tuttavia, come sottolineato anche ieri da Angelo Gratarola, direttore del Diar emergenze-urgenze e nella task force di Alisa per la situazione pandemica, bisogna tenere sott’occhio il riempimento dei posti letto di bassa e media intensità, che reggono solo grazie a un pesante turn over, ma ancora di più la tenuta dei pronto soccorso, in difficoltà crescente negli ultimi giorni.

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