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Miniera Tarinè, via libera a nuovi sopralluoghi: parco del Beigua ancora in allarme

Previsti dei sondaggi da parte di CET per lo sfruttamento minerario della zona

Sassello/Urbe. Una storia lunga, che risale addirittura al 1970: si tratta dello sfruttamento minerario del monte Tarinè, un annoso problema che assilla a fasi alterne il parco del Beigua – Unesco Global Geopark – e di conseguenza i comuni che ne fanno parte, in primis Sassello (in particolare la frazione montana di Piampaludo), ma anche Urbe in quanto confinante.

Dopo 3 anni di silenzio, preceduti da ricorsi amministrativi, sulla miniera per l’estrazione del titanio, il CET (Compagnia Europea per il Titanio) è tornato alla carica sul progetto che nel tempo è sempre stato osteggiato dai comuni e dalla popolazioni locali, in particolare dopo che nel 2015 il parco del Beigua, area SIC di raro pregio naturalistico, è diventata patrimonio Unesco.

Nel 2016 la Regione Liguria aveva dichiarato inammissibile la richiesta di autorizzazione per la ricerca di minerali sul Tarinè, dando ragione all’ente Parco e ai comuni di Sassello e Urbe che si erano opposti. Decisione contro cui la CET era ricorsa al Tar, il Tribunale amministrativo aveva però respinto il ricorso. Ora, secondo quanto appreso, dal Ministero dell’Ambiente è arrivato un primo via libera per effettuare nuovi sopralluoghi nell’area.

I sondaggi serviranno per verificare la presenza del minerale, con una autorizzazione arrivata senza il Via regionale (non sono previste attività estrattive, ma solo una ricerca). Per il Ministero la Valutazione di Impatto Ambientale sarà necessaria solo se la ricerca darà esito positivo.

L’apertura di una cava delle dimensioni previste necessiterebbe di opere accessorie, un flusso ingente di traffico pesante, e relativo inquinamento, con pesanti ricadute su tutto il parco, oltre alla presenza di amianto nelle rocce interessate dagli scavi.

“La bellezza, il paesaggio, la natura selvaggia, la fauna e la flora di quel luoghi, oltretutto aree protette, a quanto pare non bastano a fermare chi vorrebbe distruggerli per l’estrazione di un minerale che sarebbe dannoso per la salute di chi ci vive e per lo stravolgimento di aree naturali pressoché intonse e di grande richiamo naturalistico, paesaggistico e turistico” affermano i comitati del territorio, di nuovo preoccupati sull’azione del CET.

“Queste bellezze mozzafiato non meritano di finire sotto i colpi delle ruspe e trasformarsi in una pericolosa cava” concludono.

parco beigua

“… La sottoposizione dell’area sulla quale si dovrebbe svolgere la ricerca mineraria a molteplici vincoli paesaggistici e ambientali è di tale pervasività che non residua nessuno spazio per intraprendere un’attività di ricerca che, non essendo compiuta da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva avrebbe avuto, come fine ultimo, l’estrazione di minerali, attività certamente vietata dalle norme a tutela del Parco Regionale del Beigua che costituisce, per circa il 50%, l’area interessata alla concessione… In questa frase, contenuta nella sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria nel marzo scorso ha respinto il ricorso della CET – Compagnia Europea per il Titanio, è riassunta la sostanza dell’incompatibilità di un’attività estrattiva in Area Parco, peraltro vietata dalla legge e, di conseguenza, dal Piano del Parco approvato nel 2019″ sottolinea il parco del Beigua, che annuncia ancora battaglia sull’iniziativa del CET.

“Sin dagli anni ’70, periodo a cui risale la prima concessione mineraria, è stata certificata la presenza di un giacimento di titanio, circostanza che ha indotto a vietare in seguito ulteriori concessioni di ricerca mineraria e, nel 2015, a indurre il Settore attività estrattive della Regione ad esprimere un parere negativo a procedere a un nuovo studio dell’area in oggetto nell’ambito del procedimento di Via poi contestato dalla CET”.

E ancora: “Né la legge regionale né il Piano del Parco vietano, in astratto, l’attività di ricerca scientifica, a meno che questa non sia del tutto ridondante, come nel caso specifico del Tariné, dal momento che gli elementi conoscitivi sono già tutti presenti e ben noti. Il divieto subentra quando la supposta ricerca scientifica è funzionale a un’attività che contrasta palesemente con la scelta del territorio di istituire un’Area Protetta, riconosciuta anche come Geoparco Unesco, e quindi di perseguire un modello di sviluppo improntato alla sostenibilità e alla compatibilità ambientale. La conservazione della natura va ben oltre l’estetica del paesaggio e passa attraverso un impegno quotidiano per valorizzare il capitale naturale in termini di turismo sostenibile, di tutela attiva e di sostegno alle comunità locali, che non a caso sono fortemente contrarie al progetto della CET”.

“Appare dunque evidente come l’apertura di una nuova miniera e lo scavo di un tunnel nel sottosuolo per raggiungere il porto di Genova, pur se realizzati con tecnologie all’avanguardia, non siano soluzioni in linea con le scelte del territorio e con le strategie di sviluppo volute dalle comunità locali; l’ente Parco non farà mancare il suo sostegno al territorio e metterà in atto tutte le azioni necessarie per preservare l’area protetta da qualsiasi intervento che ne possa compromettere l’integrità e il valore ambientale, auspicando il convinto supporto degli enti territoriali di governo” conclude il parco naturalistico.

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