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Maltempo, il Wwf: “Tuteliamo i corsi d’acqua per prevenire disastri e mantenere la biodiversità fluviale”

Presentato il report 2020 Sos Fiumi

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Liguria. “Dopo i recenti disastri lungo i fiumi dei giorni scorsi è ripartita la ridda di dichiarazioni sulla necessità di ‘pulire’ i fiumi, di dragarli, di tagliare la vegetazione, ed in ultimo di costruire invasi, come dichiarato dal presidente della Regione Toti. Il dossier che il Wwf ha lanciato il 27 settembre scorso, denuncia proprio questo tipo di interventi”. Lo dichiara il delegato di Wwf Liguria Marco Piombo.

“Nonostante i fiumi siano soggetti a interventi devastanti di ‘manutenzione idraulica’ con dragaggi degli alvei e rapina di sabbie e ghiaie, distruzione della vegetazione ripariale (nel dossier Wwf Sos Fiumi di 68 pagine c’è un’ampia casistica) il rischio idrogeologico non solo non si è ridotto ma è anche aumentato, come purtroppo dimostrato anche dai recenti eventi. Gli effetti dei cambiamenti climatici vengono moltiplicati dalla fragilità del nostro territorio causata dalla sua mala-gestione soprattutto di questo ultimo mezzo secolo”.

“Il Wwf non smette di ripetere da anni che sono necessari: un altro approccio ai fiumi, basato su una visione di bacino, come richiesto dalle direttive europee acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE); una diffusa azione di rinaturazione; interventi mirati di difesa del suolo; una gestione fluviale responsabile volta a garantire i servizi ecosistemici dei corsi d’acqua abbandonando il solo approccio idraulico”.

Il Wwf chiede “da anni un drastico cambio di rotta nella gestione del reticolo idrico superficiale partendo dalla considerazione che fiumi, laghi e zone umide sono ambienti naturali che forniscono importanti servizi ecosistemici e che la loro tutela e corretta gestione è fondamentale per garantire l’uso plurimo delle acque”.

Nel sommario del dossier si legge:

I corsi d’acqua italiani sono attualmente soggetti a un attacco indiscriminato e “legalizzato” di devastanti e controproducenti interventi di “manutenzione idraulica”: sono in genere interventi di taglio indiscriminato della vegetazione ripariale e di dragaggio degli alvei, realizzati con la scusa della sicurezza idraulica, da Regioni, consorzi di bonifica, uffici o servizi tecnici territoriali (ex geni civili). Un’azione in aperto contrasto con direttive europee ma anche con la recente “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030″1 che afferma che “occorre adoperarsi di più per ristabilire gli ecosistemi di acqua dolce e le funzioni naturali dei fiumi. Uno dei modi per farlo consiste nell’eliminare o adeguare le barriere che impediscono il passaggio dei pesci migratori e nel migliorare il flusso libero dei sedimenti: s’intende così ristabilire lo scorrimento libero di almeno 25 000 km di fiumi entro il 2030 2”. Il WWF illustra numerosi casi recenti di manutenzione idraulica che hanno stravolto molti corsi d’acqua italiani e che, in alcuni casi, hanno addirittura peggiorato la sicurezza lungo i fiumi. Inoltre viene fornito un ampio quadro legislativo dalle direttive europee alle normative di “polizia idraulica” o di rinaturazione; quest’ultima da anni dovrebbe essere promossa grazie alla legge 133/20143, che prevede la realizzazione di “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo in via prioritari gli interventi tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità”, utilizzando fino al 20% dei fondi per il dissesto idrogeologico.
Il WWF chiede di cambiare rotta, di adeguarsi alle direttive europee (Acqua e Alluvioni), considerando fiumi, laghi e zone umide come ambienti naturali che forniscono importanti servizi ecosistemici e che la loro tutela e corretta gestione è fondamentale per garantire l’uso plurimo delle acque. La manutenzione è necessaria, ma deve essere mirata, basata su criteri ecologici, svolta dove effettivamente è utile e seguendo criteri e piani redatti da geologi, forestali, ingegneri ambientali e biologi/naturalisti. Purtroppo prevale ancora un approccio esclusivamente “idraulico”, mentre non è considerato l’ecosistema acquatico e la necessità di preservarlo e gestirlo anche per migliorare la sicurezza dei nostri fiumi.
Infine, i Piani di manutenzione fluviale generalmente a cura dei servizi tecnici regionali o dei consorzi di bonifica, dovrebbero seguire un processo di coinvolgimento degli attori territoriali, come previsto anche della Direttiva Quadro sulle Acque (art.14, Direttiva 2000/60/CE); infatti la manutenzione fluviale incide sul “buono stato delle acque” e deve rispettare la Direttiva 2000/60/CE.

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