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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Lo scandalo delle linee guida di TikTok: il trionfo del narcisismo

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Sono in parecchi ormai ad utilizzarla, specialmente tra i giovanissimi, ma non solo. Negli ultimi mesi l’applicazione “TikTok” ha letteralmente spopolato, risultando la più scaricata al mondo, superando di gran lunga Facebook e Instagram. Per chi non lo sapesse , si tratta di un social network che permette ai suoi utenti di realizzare video divertenti e creativi di breve durata, che spaziano da un tema all’altro. Gli utenti possono creare nuovi contenuti o reinterpretare delle scene di un film o di una serie tv imitando il proprio attore preferito. Sono molto popolari anche alcuni “balletti” realizzati con il sottofondo di alcune musichette di default. TikTok, così facendo, permette agli iscritti di costruirsi un seguito, avere persone con cui interagire, essere apprezzati (con le ormai celebri reazioni o il più classico cuoricino, che corrisponde al “mi piace”).

Sembrerebbe tutto molto roseo, ma basta indagare un po’ per scoprire che in realtà non lo è. L’applicazione è già stata al centro di molti dibattiti mediatici: in Europa se ne è parlato come di un sistema potenzialmente pericoloso, il cui intento sarebbe quello di appropriarsi dei dati degli utenti per poi utilizzarli in modo illecito. Lo stesso problema è emerso negli Stati Uniti, dove Trump è arrivato a minacciare di vietare l’uso di TikTok, anche se mosso da motivazioni più economiche che altro (la minaccia del presidente ha portato alla vendita di parte della società ad una compagnia statunitense). In India, invece, le accuse sono state ancora peggiori: eccessiva presenza di contenuti inappropriati, incoraggiamento alla pornografia e la possibilità che l’applicazione diventi un mezzo per i predatori sessuali nell’adescare vittime, specialmente minorenni. Per questo motivo, nel paese, è stato vietato definitivamente l’utilizzo dell’applicazione.

Questi sono problemi, però, che ByteDance, l’azienda cinese proprietaria di TikTok, avrebbe potuto in parte prevedere. Quello che probabilmente non si immaginava, è che le varie indagini sul loro social network avrebbero portato a galla qualcosa di molto più sconcertante.

Fin dalla nascita di TikTok, uno degli aspetti maggiormente legati al successo della piattaforma, che vanta più di un miliardo di utenti, sono stati i suoi algoritmi (ossia sistemi automatizzati pensati per premiare i contenuti più interessanti, mostrandoli più spesso agli spettatori). Il meccanismo ha sempre funzionato in due direzioni: ha proiettato persone comuni nell’olimpo degli influencer, ma ha anche selezionato video che, per il loro valore, hanno contribuito ad aumentare il passaparola sull’applicazione, attirando nuovi iscritti. Nel 2018, The Intercept, una famosa testata giornalistica statunitense, decise di investigare più a fondo su questo social, di cui tutti ormai parlavano. Riuscendo a mettersi in contatto con fonti affidabili che lavoravano o avevano lavorato per ByteDance, scoprirono che, in realtà, dietro agli imperscrutabili algoritmi, si sarebbe nascosto per mesi il lavoro incessante di diversi moderatori, istruiti a censurare i video che mostravano determinate categorie di persone. Non solo: la testata giornalistica riuscì ad ottenere i documenti ufficiali con le linee guida che questi moderatori avrebbero dovuto seguire. Questi riportavano che, nella sezione #foryou (per te), dove vengono suggeriti nuovi video da seguire e di tendenza, non dovevano assolutamente apparire queste categorie di utenti: persone con una forma del corpo non armoniosa (in evidente sovrappeso o affette da obesità), ma anche quelle oggettivamente troppo magre, persone apparentemente povere (che si riprendevano all’interno di abitazioni modeste o che indossavano vestiti vecchi o consumati), persone “oggettivamente brutte”, con tratti del viso sproporzionati o difetti fisici evidenti. Ma soprattutto, e questa è la cosa più sconvolgente, non si sarebbero mai e poi mai dovuti pubblicare video che ritraevano persone affette da disabilità fisiche.

Come se ciò non bastasse, TikTok ha tenuto sotto controllo anche tutti i contenuti contrari al governo cinese attuale.

Tutti questi video, risultati non conformi, venivano silenziosamente occultati dall’algoritmo dell’applicazione (non rimossi, perché in quel caso i moderatori avrebbero dovuto motivare la loro azione): in sostanza, non “apparivano” a nessuno.

I dirigenti di ByteDance, messi alle strette, hanno confessato e confermato almeno in parte quanto emerso, sollevando però due argomentazioni a sostegno dell’azienda: che le linee guida fossero mirate a prevenire fenomeni di bullismo nei confronti delle categorie di utenti sopra citati, e che comunque non fossero più in vigore da mesi. Nelle pagine ottenute da The Intercept, però, si legge diversamente: per spiegare le motivazioni dietro all’applicazione di alcuni dei criteri incriminati si legge che “Se l’aspetto del protagonista o dell’ambientazione non sono ideali, il video risulterà molto meno piacevole da vedere, e inadatto a essere consigliato ai nuovi utenti”.

Insomma, in un mondo in cui tutto deve essere sempre perfetto, bello e possibilmente costoso, bisogna per forza eliminare tutto ciò che non lo è, o il quadretto rischia di venire danneggiato. È la preoccupante vittoria del narcisismo nei confronti di tutto ciò che è umiltà, insicurezza e imperfezione.

TikTok, per riprendere un vecchio e famoso slogan, non vende sogni, ma solide realtà.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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