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L’Asd Plodio lancia un “j’accuse”: “Non bisognava cominciare, un errore assecondare la Federazione”

Secondo la società biancoazzurra si sarebbe dovuto attendere l'inverno per capire se sarebbe valsa la pena iniziare a giocare

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L’Asd Plodio prende posizione circa la voce che si sta alzando sempre con maggior forza nell’ambiente calcio di coloro che vorrebbero fermare l’attività viste le conseguenze a cui vanno incontro i giocatori contagiati nella vita extracalcistica, su tutte i problemi con il lavoro.

Il sodalizio valligiano punta il dito contro le istituzioni sportive ree di non aver avuto un sguardo lungimirante in estate sulla probabile evoluzione del virus con l’arrivo della stagione fredda. “Nel nostro piccolo – si legge nella nota societaria – abbiamo la presunzione di voler spiegare che cosa è la serietà a qualcuno. È da estate inoltrata che predichiamo prudenza e la necessità di non ricominciare la stagione se non prima di aver stabilito con certezza i rischi che si potevano correre, soprattutto con il sopraggiungere della stagione fredda. La serietà era, in primo luogo, ricominciare con l’attività ludico sportiva solamente una volta aver raggiunto la certezza che il tutto si sarebbe potuto svolgere nella massima sicurezza, senza rischio alcuno. Invece, in tutta fretta, si è voluto far riprendere la stagione, si è voluto far pagare iscrizioni e spese accessorie, si è obbligato le società a sostenere spese proprie per il rispetto di protocolli sanitari inimmaginabili e adesso si è arrivati al punto che un nuovo stop di tutte le attività sia praticamente inderogabile e imprescindibile. Questa, per noi, non è serietà da parte delle istituzioni”.

La dirigenza del club biancoazzurro rimane anche perplessa sulla presa di coscienza (reputata tardiva) da parte di numerose società savonesi: “Molte società, giustamente, mettono, ora, in gioco questioni morali, etiche e civili che probabilmente erano sconosciute solamente pochi mesi fa. Bene, anche noi siamo concordi. Ma ad agosto cosa pensavate? Era nella logica prevedere un aumento di contagi con l’arrivo del freddo, ma soprattutto sarebbe stato giudizioso accertarsi quale sarebbe stato l’evolversi della situazione covid e visto che nessuno è in possesso della sfera magica, l’unica soluzione responsabile era quella di attendere, per evitare il crearsi di situazioni che avrebbero incrementato il diffondersi del virus per attività non essenziali. Perché il calcio e lo sport in generale, soprattutto a livello dilettantistico, sono importanti, ma non fondamentali, e come si può dedurre dalle, ormai molteplici, dichiarazioni di responsabilità rilasciate da giocatori e società, tutti sostengono questa teoria”.

Anche un doveroso mea culpa, visto quanto sostenuto nella prima parte del comunicato, da parte del Plodio. “Per l’ennesima volta – si legge –  si è persa l’occasione per una prova di maturità, rinunciare a tutti gli interessi in nome di una sicurezza sanitaria essenziale. Abbiamo per l’ennesima volta fallito, in primis noi società che abbiamo assecondato il volere di una Federazione che ha voluto salvaguardare interessi prettamente economici. Se proprio dobbiamo fermarci, fermiamoci, impossibile dire il contrario, facciamolo subito, facciamolo in primis per i nostri tesserati, anche se avremmo dovuto farlo molto prima. Troppo facile farlo adesso quando ci siamo accorti che la situazione si fa nuovamente complicata, prima il senso di responsabilità per i nostri ragazzi dov’era?

Spazio poi alla presa di coscienza di quello che sarebbe dovuto essere: “Dovevamo fermarci prima, anzi, ripetiamo, non si doveva cominciare, lo avevamo capito benissimo alle prime riunioni federali quando alle nostre più che lecite domande e perplessità non si sapeva dare risposte. Noi, piccola, piccolissima società di Seconda Categoria, siamo stati abbandonati al nostro destino, con in mano solo un protocollo sanitario da far rispettare, un fardello insostenibile di responsabilità e con una situazione strutturale dove era impossibile attenersi a precise, ferree e, a nostro avviso, ridicole limitazioni imposte dal sopracitato protocollo. Abbiamo faticato due mesi per avvicinarci il più possibile alle determine imposte, lo abbiamo fatto sacrificando ulteriore tempo e ulteriori risorse economiche e, riprendere l’attività, quando non si sapeva minimamente se esisteva la possibilità reale di proseguire è stata la scelta più scellerata che si potesse fare. Leggere oggi queste più che lecite e scontate prese di coscienza ci ha un po’ stupito. Bene, siamo con voi, la pensiamo esattamente come voi, pensavamo alla salute e ai rischi per i nostri tesserati ancor prima di cominciare, noi, e oggi, scusate la schiettezza, leggiamo in molte vostre dichiarazioni un pochino di ipocrisia, non ce ne vogliate. Fermiamoci, se non esistono alternative, fermiamoci subito e facciamolo alla svelta, ma la prossima corsa per ricominciare, facciamola con senso di responsabilità vero verso la nostra e unica ricchezza, i nostri ragazzi. La nostra voglia di normalità è immensa, ma in una situazione così delicata e priva di certezze, inutile rincorrerla in un inseguimento che può risultare più dannoso che proficuo, soprattutto per attività che non risultano fondamentali e necessarie. A volte la fretta può uccidere, speriamo di avere la forza di riuscire ad alzarci nuovamente, ma la salute dei nostri ragazzi è più importante della nostra storia.

Insomma, lo stop dei campionati sarebbe accettato di buon grado se non vivamente auspicato: “Siamo pronti e concordi alla sospensione immediata di tutte le attività, in attesa di avere sotto controllo questa drammatica situazione sanitaria. Ma quando saremo pronti a ricominciare dev’essere per sempre, altrimenti, significherà non aver imparato la lezione. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.

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