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L’anno scolastico più surreale, fra norme anti-Covid e distanziamento in classe

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Preceduta da una scia di perplessità e commenti disorientati di genitori – ed, al contempo, ex studenti – esterrefatti alla vista dei nuovi banchi singoli “anti-Covid” a rotelle, la scuola italiana sta faticosamente ripartendo. Non ancora in tutta la penisola, poiché l’avvio dell’anno scolastico in alcuni comuni è stato posticipato fino al 14 ottobre, ossia con un mese di ritardo rispetto alla data nazionale.

In Sardegna, Sicilia ed alcune aree della Campania, la prima campanella dell’inizio delle lezioni è suonata soltanto agli inizi di ottobre, lasciando a casa migliaia di studenti in attesa di tornare in classe. O per ragioni di insufficiente sicurezza sanitaria – sanificazioni post-elettorali non completate, preoccupazioni per la curva dei contagi locali – o per ritardi nella consegna dei materiali attesi dal ministero dell’Istruzione, dispositivi di protezione inclusi. La nota ministeriale 1529 del 10 settembre scorso ha fornito le istruzioni organizzative per affrontare un anno scolastico che, inutile girarci attorno, sarà una particolare sfida per docenti, dirigenti ed alunni. Ad ogni modo, seppure con rilevanti ostacoli organizzativi, la ripresa delle lezioni in presenza rappresenta un segnale di fiducia nel superamento di un’emergenza sanitaria che ha stravolto in particolare la quotidianità dei più giovani. È essenziale che, nonostante tutto, le attività scolastiche vadano avanti. Voci di corridoio circa il ritorno all’attività formativa a distanza sono attualmente infondate.

Norme sanitarie di prevenzione per gli istituti scolastici

La distribuzione di mascherine chirurgiche monouso, gel igienizzante e degli arredi che contraddistinguono le aule da adesso in poi, viene effettuata a cura della struttura del Commissario per l’emergenza Covid con cadenza settimanale o bisettimanale. Tutto il personale e gli alunni saranno dotati delle quantità necessarie a soddisfarne il fabbisogno giornaliero. Negli istituti primari e secondari, la mascherina può essere rimossa quando si è seduti al banco, se sussiste il distanziamento di un metro e non vi è una condizione di elevata circolazione del virus. Dall’obbligo di indossare le mascherine chirurgiche sono esentati i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia. Ad eccezione dell’attività motoria e della pausa pranzo o merenda, come la ricreazione negli spazi aperti, per gli studenti sarà necessario farne uso in tutti i rimanenti casi.

Il distanziamento, oltre all’impiego dei banchi singoli, è stato ottenuto soprattutto con la riduzione del numero di studenti per classe: per raggiungere un simile obiettivo, numerosi istituti hanno intrapreso delle lievi modifiche edilizie, ampliando lo spazio delle aule ̶ove possibile. Altre scuole hanno sfruttato gli ambienti disponibili, convertendoli in aule nuove. La misurazione della temperatura corporea viene effettuata dagli operatori prima dell’ingresso nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido, con appositi termometri digitali o scansioni termiche. Per quanto riguarda gli istituti primari e secondari, spetta ai genitori accertarsi che la temperatura dei propri figli non sia superiore ai 37,5 gradi, prima di recarsi a scuola. In caso di febbre, va contattato il medico curante e sarà necessario comunicare l’assenza per motivi di salute. Essendosi verificati più episodi di studenti entrati a scuola con la febbre, molti istituti si sono attrezzati con dispositivi di scansione come i termometri infrarossi, anche se non sottoposti a tale obbligo. Difatti, in presenza di uno stato febbrile mentre si è all’interno dell’edificio scolastico, scatta il protocollo anti-Covid che impone l’isolamento dello studente interessato in un’area dedicata e l’avviso ai genitori che si dovranno recare a prenderlo. Qualora un tampone abbia esito positivo, tale procedura prevede il tracciamento dei contatti ed il successivo intervento di sanificazione, laddove sia necessario. Una eventuale quarantena sarà stabilita dalla Asl.

Distributori di gel igienizzante dovranno essere resi disponibili in ciascun istituto, soprattutto nelle aree limitrofe agli ingressi principali e presso i bagni comuni. Quest’ultimi, essendo luoghi soggetti ad un certo affollamento in condizioni ordinarie, saranno particolarmente controllati. L’obiettivo è impedire che vi si creino code durante la ricreazione. Per evitare gli ormai noti assembramenti, sono stati predisposti ingressi ed uscite dalle scuole in file ordinate e con differenti orari per le varie classi. Nessun materiale scolastico ̶neppure libri di testo ̶potrà essere scambiato fra gli studenti, i quali dovranno inoltre aver cura di riporre oggetti personali nei propri armadietti, o comunque di non lasciare nulla di proprio in aula. Normative piuttosto severe, ma non c’è da scoraggiarsi: si tratta di misure relative ad uno stato di emergenza, pertanto non destinate ad essere permanenti.

Il nuovo DPCM sospende le gite scolastiche

Contenere i contagi senza dover ricorrere a misure drastiche di ampia portata è la finalità del decreto firmato il 12 ottobre da Giuseppe Conte. Nonostante l’aumento dei casi accertati nelle ultime settimane, l’Italia infatti non è interessata da una seconda ondata di proporzioni eccezionali, come sta avvenendo in altri Paesi europei ̶in particolar modo, la Spagna. Di conseguenza, il Governo sta intervenendo con misure restrittive mirate ad evitare un ulteriore incremento, arginando la circolazione del virus. In quest’ottica, sono state sospese le iniziative di scambio culturale e gemellaggio, i viaggi di istruzione, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado. “I ragazzi sono felici di essere tornati a scuola e ci devono rimanere. Anche per gli alunni più grandi la didattica in presenza è fondamentale, perché garantisce formazione ma anche socialità, che altrimenti i giovani andrebbero a cercare altrove”, ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Flora Liliana Menicocci

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