Contrarietà

Estrazione titanio sul Beigua, Verdi: “Operazione folle e dalla Regione ancora nessuna risposta”

Federparchi, Legambiente, WWF e Italia Nostra hanno protestato per l'ulteriore richiesta di prospezioni geologiche nel Parco del Beigua

Titanio Beigua

Varazze. “Nelle scorse settimane Federparchi, Legambiente, WWF e Italia Nostra hanno protestato per l’ulteriore richiesta di prospezioni geologiche nel Parco del Beigua, finalizzate all’estrazione di minerali di titanio su un’area di 450 ettari a cavallo tra i Comuni di Urbe e Sassello, ma dagli uffici della Regione Liguria non è giunta alcuna risposta e il prolungato silenzio diventa ora preoccupante”.

A dirlo è Gabriello Castellazzi, portavoce dei Verdi della provincia di Savona, che specifica: “E’ dal 1974 che viene riproposto il problema dell’estrazione del titanio (sotto forma di rutilo TiO2), nell’area del Beigua, in seguito alle rinnovate richieste di concessioni per prospezioni da parte del CET (Compagnia Europea per il Titanio) finalizzate alla sua precisa quantificazione. Una prima concessione mineraria del 1976 venne fortunatamente bloccata dopo pochi mesi”.

“Diverse notizie (spesso incomplete) riguardano le tecniche di sfruttamento dell’ipotetica miniera, tra le quali si indica addirittura la possibile realizzazione di un ‘tunnel sotterraneo’ fino al porto di Genova – aggiunge Castellazzi – Opera che sotto il profilo realizzativo è da considerarsi folle sia per l’impatto su di un delicato ecosistema, sia per l’orografia dell’ipotetico percorso. La roccia presente al Beigua, che contiene il titanio, è una eclogite (roccia tenacissima sulla quale il martello rimbalza) che ne contiene poco più del 5%: il processo per la frantumazione e l’arricchimento comprende impianti complessi che richiedono enormi quantità di energia elettrica e acqua. Siamo ormai tutti consapevoli della pericolosità dei fanghi residui (il 95% della roccia estratta) poichè contengono amianto e dovranno essere stoccati nell’area di Pianpaludo se il processo venisse effettuato in situ”.

Il titanio si trova in diverse parti del mondo (è il quinto elemento più abbondante della crosta terrestre) e la disponibilità di minerali in esso contenuto è ampia – approfondisce il leader dei Verdi – Secondo dati recenti le produzioni sarebbero: Cina (100.000 ton/anno), Russia (45.000), Giappone(40.000), Ucraina(10.000), India. In Australia il ‘rutilo’ viene addirittura estratto da materiale sabbioso spostato in superfice con enormi ruspe”.

“Il titanio ha una eccellente resistenza alla corrosione ed è utilizzato per produrre pigmenti bianchi, schermi antifumo, e altro. In lega con altri elementi (ferro, alluminio, ad esempio) viene usato per realizzare componenti leggeri di veicoli spaziali, motori a reazione, impianti medici (protesi articolari, dentali, ecc.), telefoni cellulari e gioielli, per citarne alcuni – fa sapere Castellazzi – In Italia non ci sono industrie per lavorare il ‘rutilo’ perchè non disponiamo delle enormi quantità di energia elettrica necessaria per la separazione del titanio (processo Kroll). Ci costerebbero troppo ed è assurdo pensare ad un impianto devastante all’interno del parco naturale del Beigua. L’impresa più vicina per la lavorazione del ‘rutilo’ potrebbe essere la società Du Pont, la prima società interessata all’estrazione, che trovandosi però in Francia avrebbe ovviamente tutti gli utili (circa 600 miliardi di euro) a fronte di royalities della concessione di circa 500 milioni di euro all’anno (ma per quanti anni?)” riflette Gabriello Castellazzi dal gruppo proambiente.

Poi conclude: “Al termine dell’operazione, se gli impianti si realizzassero a Sassello, in Liguria rimarrebbe una parte di territorio distrutto ed il tessuto economico definitivamente compromesso; o con gli scarti di produzione(e senza un euro) se il minerale venisse trasportato fuori dall’Italia(ma con quale viabilità?). Un dato sarebbe invece da considerare: la possibilità di realizzare in Liguria un impianto per il riciclo del titanio, portando lavoro in ambito di green economy. I rottami contenenti titanio possono essere facilmente lavorati per la separazione del prezioso metallo e il suo recupero è addirittura del 95%. E’ su questi argomenti che i Verdi savonesi auspicano una seria valutazione e una definitiva presa di posizione della Regione Liguria, interrompendo il preoccupante silenzio che lascia spazio alle ‘voci incontrollate’ di chi vuole una miniera nel Geoparco del Beigua”.

 

leggi anche
beigua
Audizione
Regione, il Pd: “Convocare Urbe e Sassello e il Parco del Beigua per il titanio del Tarinè”
estrazione titanio
Preoccupazione
Titanio sul Monte Tarinè, il Comitato: “Silenzio dalla Regione, il Beigua resta in pericolo”
Marcia Beigua Legambiente 2015
Opposizione
Legambiente Liguria: “No alla miniera nel Parco del Beigua, rischio per salute e ambiente”
Parco del Beigua
Consiglio regionale
Miniera Tarinè nel Parco del Beigua, altro stop dalla Regione
Escursione: La strada megalitica e la Cappella di S.Anna sopra Alpicella (Beigua Geopark)
Nessuna ricerca
Titanio nel Beigua, Scajola: “Regione non ha autorizzato alcuna attività estrattiva”
parco del beigua
Richiesta
Titanio nel Beigua, anche da Varazze l’appello per la difesa del parco. La minoranza: “Facciamo fronte comune”
Parco del Beigua
In migliaia
Titanio nel parco del Beigua: petizione delle associazioni ambientaliste e il caso arriva in Parlamento
Parco del Beigua
Salviamo il monte tarinè
Titanio sul Beigua, i comitati si riuniscono: manifestazione nel parco per fermare le ricerche

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.