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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Educhiamo l’ateo credente

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Ripensando egli alla sua dimora e alla conoscenza che possedeva laggiù e a quelli che furono i suoi compagni di prigionia, non pensi che si rallegrerebbe per il cambiamento e avrebbe pietà degli altri?”. L’allegoria platonica della caverna si sviluppa ed esplicita per l’intero VII libro della Repubblica e diventa centrale in tutto il suo pensiero, so bene, ovviamente, di non poterne esaurire l’analisi in questi incontri ma, limitatamente al percorso che abbiamo intrapreso, proviamo a portarla a conclusione. Uno schiavo, abbiamo visto, è stato forzatamente indotto ad osservare la luce, ha sofferto per adeguarsi alla nuova prospettiva, in principio ha addirittura lottato contro di essa, infine è stato indotto ad adeguarsi a quella visione che già era in possesso di chi, piuttosto energicamente, lo ha liberato dai ceppi primitivi per condurlo fino alla “verità”. Già abbiamo sottolineato quanto la nuova prospettiva abbia, nella sua unilateralità e costrizione, diversi elementi comuni alla precedente condizione del malcapitato. Ora Platone prosegue affermando che, una volta compresa la “vera – verità”, il liberato sarà indotto, così beneficiato dalla sorte e convertito al bene, a condividere la sua nuova consapevolezza con gli ex compagni di prigionia. Il filosofo è certo che lo schiavo, finalmente libero, non sarebbe disposto a fare ritorno alla vecchia prospettiva ma farebbe di tutto per convertire gli altri tornando in mezzo a loro. Certo, ritornando nell’antica realtà la nuova vista sarebbe penalizzata e tutti i vecchi compagni si confermerebbero nella certezza che la scelta di osservare la luce sia stato un terribile errore, l’attuale impotenza ed inadeguatezza dell’ex compagno ne sarebbero una prova incontrovertibile. Secondo Platone questi sarebbero indotti addirittura all’omicidio di chi provasse ad obbligarli a tanta assurdità. Ma siamo sicuri che siano loro ad avere torto? E se la nuova prospettiva imposta dalle guide “violenti-liberatori” fosse un errore o un inganno? L’ipotesi non è minimamente contemplata da Platone che passa subito a riflettere su quali sistemi sarebbero più opportuni per condurre positivamente l’organo della vista già in possesso di ogni schiavo “perché esso non è volto dalla parte giusta e guarda là dove non dovrebbe”.

L’argomentazione del filosofo si dirige a passi fermi lungo il cammino che, più o meno consapevolmente, è stato poi imboccato da tutto il pensiero che è giunto fino a noi. Ricorro ancora alle sue esplicite parole: “come se un occhio non potesse volgersi dall’oscurità alla luce se non girando, nello stesso tempo, tutto il corpo, così, con l’anima tutta intera, l’organo della conoscenza deve essere distolto dal mondo sensibile fino a che non diventi capace di sopportare la vista dell’Essere e di ciò che in esso vi è di più fulgido, cioè quello che noi diciamo essere il Bene”. Capisco chiaramente che sarebbe indispensabile collocare questa affermazione nel più ampio contesto del pensiero platonico ma, in questa sede, limitiamoci a riflettere su quale messaggio si sia innervato da queste righe al quotidiano di tutti, anche di coloro i quali non abbiano mai scientemente incontrato il pensiero di Platone, anzi, soprattutto in loro. Credo sia noto a ognuno che la maggior parte della comunicazione sia di natura non verbale, sono anche certo che alcuni momenti cruciali, un amore, anche solo una passione, abbiano regalato quell’interesse che consente di darsi tempo, curiosità e voglia per soffermarsi, durante una conversazione, sul modo di parlare del proprio interlocutore, e non solo sul suono delle sue parole. Magari di osservarne i tempi, i gesti, la postura, di riflettere su chi è e dove avviene la comunicazione stessa tanto da comprendere che le medesime frasi pronunciate altrove, o in un diverso modo, o da un diverso soggetto, avrebbero assunto tutt’altro significato. Mi raccomando, sia colta l’affermazione che segue cum grano salis: allo stesso modo nel testo scritto bisogna riconoscere il messaggio soprattutto negli spazi bianchi tra le parole. Affermazione criptica? Proviamo ad esplicitarla in relazione al testo appena citato.

Negli spazi bianchi è scritto che l’anima esiste, e già non mi sembra un’affermazione da poco. Segue che il corpo e l’anima con lui, dotati di vista, devono, sottolineo, devono essere distolti dal mondo sensibile e divenire capaci di sopportare la vista dell’Essere: quindi esiste anche l’Essere e non è del mondo sensibile. Dell’Essere, poi, sarà bene cogliere ciò che in esso è di più fulgido, il Bene, o meglio, “quello che noi diciamo essere il Bene”. Mi sembra che anche in questa conclusiva parte dell’affermazione il non detto, se si vuole leggerlo negli spazi bianchi, sia piuttosto evidente. Interessante notare che chi ha avuto modo di leggere Platone può, se legge sa interpretare gli spazi bianchi, provare a decidere se accettare l’esistenza dell’anima o meno, dell’Essere o meno, oppure riflettere sulla loro natura, su cosa vi è di fulgido e se quello è davvero il Bene oppure no. Più difficile, se non impossibile, la scelta per chi da per scontata l’Anima, l’Essere e l’esistenza del Bene in valore assoluto come fossero verità assiomatiche e questo è molto frequente in chi non si è mai concretamente imbattuto nel pensiero di Platone.

È, quella del filosofo, una strategia per inculcare surrettiziamente la propria filosofia? Si può individuare nei suoi lavori la volontà di manipolare il pensiero dei lettori? La sua strategia pedagogica, che svilupperà meglio altrove, è tesa all’omologazione per fini personali? È mosso da basse mire di potere e di controllo? Io credo di no, sono convinto dell’assoluta buona fede del pensatore così come sono convinto che l’enorme influenza della sua filosofia sull’umanità sia dovuta al fatto che è portatrice di istanze comuni ad ogni essere umano. Anche il più estremo dei laici e degli atei è convinto di essere da sempre accompagnato nella propria vita da un’entità che, al continuo variare del proprio corpo e addirittura delle proprie idee e modalità comportamentali, permane assolutamente invariata. Chiunque interrogandosi si confermerà di essere profondamente diverso da ciò che era dieci venti o più anni prima, come corpo, come cuore, come categorie valoriali. Chi affermasse di essere intimamente sempre lo stesso dovrebbe ammettere di non aver profondamente vissuto, che la vita, le esperienze, gli amori, le gioie, i dolori, ti cambiano. Se ciò non accade chiediti se sei un blocco di granito o un essere umano. E allora, il fulgido Bene eterno ed immutabile come posso conoscerlo o anche immaginare che esista se io sono in perenne cammino e con me la mia prospettiva? E ancora: quali orientamenti pedagogici devo assumere per essere un buon educatore? Esiste una vera verità? E se si è quella mia di oggi, di ieri o di chissà?

Il mestiere del genitore, dell’insegnante, insomma, dell’educatore, è il più complesso e importante che esista. È pur vero che nella cultura attuale il valore di un’azione si misura in base a quanto è remunerata e allora ecco che educare deve valer ben poco, meglio acquisire know-haw: chi sarebbe disposto a pagare il medesimo importo, accettabile per un’otturazione o per l’intervento di un informatico, per un’ora di conversazione con un abile pedagogo? Ma accantoniamo le malinconie e illuminiamoci delle assolute certezze platoniche così che nessuno abbia più dubbi, la verità ci attende laggiù, alla conclusione del tunnel … ma attenzione che non sia la luce di un modesto cerino e, non un consiglio che ognuno sa sbagliare da solo, diciamo piuttosto una riflessione: non credete sia opportuno informarsi su chi quel cerino lo ha acceso e perché?

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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