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Dpcm, Quaglieni: “Cultura delegata alle Regioni. Si rischia di chiudere i battenti”

"Non si comprende perché attività che riguardano la cultura siano disprezzate e assimilate a realtà che nulla hanno a vedere con essa"

Liguria. “Cultura dimenticata dal Governo nel nuovo Dpcm e assimilata a realtà che nulla hanno a vedere con essa”. È la sintesi del pensiero di Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio.

“Per avere un’idea di come il governo Conte si ponga di fronte ai centri culturali e alla cultura e’ sufficiente leggere il Decreto del Presidente del Consiglio del 13 ottobre, – ha proseguito lo storico e giornalista. –  Al paragrafo z dell’articolo 1  si legge che le attività dei centri di benessere, dei centri culturali, dei centri sociali (assimilare i centri culturali con i centri di benessere appare decisamente fuorviante) sono consentite a condizione che le Regioni abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività alla situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli e le linee guida applicabili, idonei a prevenire  o il ridurre il contagio”. 

“Questo comma significa aver delegato alle Regioni le attività culturali del territorio, mentre per tante altre attività il  Governo ha dettato comportamenti precisi, come, ad esempio, i commensali a cena  fissati in 30 partecipanti. Non si comprende perché attività che riguardano la cultura siano assimilati a realtà che nulla hanno a vedere con essa”, ha tuonato Quaglieni. 

“E cosa significa parlare di attività culturali? Esse sono molteplici e riguardano conferenze, convegni, seminari, consultazione di biblioteche ecc. Ma i centri culturali non sono necessariamente regionali o circoscritti ad una regione. Essi a volte organizzano iniziative che vanno oltre i confini regionali , coinvolgendo persone provenienti da altre regioni , per non dire delle iniziative di carattere internazionale. Delegare alle regioni  equivale a pensare  alla cultura come fatto locale e non come fatto che travalica i confini, come in effetti è. Comunque il governo non si assume le sue responsabilità , ritenendo questi temi non di suo interesse”, ha aggiunto. 

E ancora: “Giostrarsi tra protocolli e linee guida che dovranno essere definiti dalle Regioni significa per i centri culturali la  paralisi delle attività. C’è da augurarsi che le Regioni siano sollecite nel definire le procedure. Altrimenti la cultura chiuderà inevitabilmente i battenti con conseguenze catastrofiche sulla cultura medesima. Le attività programmate nei mesi futuri sono in bilico”. 

“E’ evidente in questi tempi  la difficoltà di fare e persino di vivere normalmente. Ne siamo ben consapevoli ma le decisioni assunte con il comma z appaiono davvero inspiegabili se non come manifestazione di un disprezzo che offende il lavoro e l’impegno di tanti studiosi e di tanti volontari che si dedicano al miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva magari da molti anni con passione e disinteresse. Il Centro Pannunzio protesta vivacemente”, ha concluso il direttore del Centro Pannunzio.

 

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