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Dpcm, l’indignazione delle palestre savonesi: “Parole Conte inaccettabili. Nostri centri permettono alle famiglie di vivere”

"Valutare in una settimana le palestre è una cosa surreale come trovare un automobilista che passa con il rosso e togliere le patenti a tutti"

Savona. “Abbiamo ascoltato increduli le parole del premier Conte, il quale ci ha dato una settimana di tempo per adeguarci ai protocolli di sicurezza, pena la chiusura dei nostri centri. Abbiamo lavorato mesi, spendendo importantissime risorse economiche per adeguarci alle normative. Abbiamo pagato sanificazioni, dispositivi di protezione, ridotto gli attrezzi, comprato termoscanner, termometri, disinfettanti e gel. I nostri centri non sono un qualcosa di secondaria importanza. I nostri centri permettono alle nostre famiglie di vivere“.

A dirlo è Roberto Semino, presidente dell’Associazione Sport Liguria, che riunisce circa 300 realtà sportive, voce tra le tante che non hanno preso di buon grado le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione dell‘ultimo Dpcm (leggi qui) che pone ancora più incertezze nei confronti di tutte quelle realtà professionali che fanno dello sport un lavoro.

“Centri sportivi e palestre gestiti con consapevole professionalità non mancano nel savonese – rileva Luca Tellini della delegazione savonese di ACSI (Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero) – Gli Enti di Promozione e i loro dirigenti nazionali sono impegnati nell’ottenere riconoscimento di ‘buone pratiche e attuazione fattiva delle prescrizioni anti contagio’, attraverso le articolazioni territoriali seguono, consigliano e controllano, garantendo il rispetto delle nuove ‘regole’. Evidenziamo sicurezza nel frequentare palestre e centri sportivi di qualità, evitiamo la desertificazione degli stessi: la forza delle associazioni sono gli associati, i frequentatori, le famiglie che assieme, ben rappresentati, possono contare, influenzando decisioni prese anche lontano da noi”.

Il nostro lavoro non é considerato da nessuno, men che meno dallo Stato – lamenta Alice Olmo, titolare della Palestra Bunny 360 di Savona – Il mio è un grido di aiuto per le scuole di danza a livello nazionale. Ci troviamo ad operare ormai da anni come Associazioni Sportive o Ssd, ma restiamo in un limbo che non ci identifica in nessuno sport”.

Il nuovo dpcm in vigore da questa mattina non ha fatto altro che far crescere la precarietà di un settore già duramente colpito dall’emergenza Covid-19 anche nel savonese, che ha avuto la possibilità di ripartire solo nel maggio scorso: “Noi è dall’apertura del 28 maggio che ci stiamo attenendo alle regole stabilite – sottolinea Rosy Prette dell’Asd Il Corpo di Pietra Ligure – con ingressi contingentati, limitando tantissimo le presenze assicurando il distanziamento, con la misurazione della temperatura, e il relativo registro settimanale tenuto 15 giorni. Ogni socio è dotato di disinfettante per mani e attrezzi per sanificare la postazione di lavoro, bagni e spogliatoi puliti continuamente. Vorrei sottolineare come, anche grazie alle misure prese, non si siano mai verificati casi riconducibili alla stessa struttura”.

Le palestre possono effettivamente dirsi luoghi sicuri per tenersi in forma? “I nostri clienti non fanno che dirci che il nostro è uno dei luoghi più sicuri che sia capitato loro di frequentare – risponde Davide Frumento, titolare della Palestra Naos di Albissola Marina, che ha addirittura lanciato una campagna social che si avvale dell’aiuto dei propri clienti per sostenere la struttura sportiva con l’hashtag #noirispettiamoleregole.

Non bisogna dimenticare che dietro a tutte le linee guida imposte dalle normative Anticovid ci sono anche molte spese che “aumentano visto che dobbiamo dividere le classi in gruppi e quindi raddoppiare le ore di lavoro per dare la possibilità a tutti di fare lezione. Si stimano anche riduzioni del 60/70% degli introiti” confessa Olmo. “Rischiamo di chiudere. Dopo tutte le comunicazioni uscite in questi giorni aleggia un clima di incertezza” evidenzia Frumento.

Daniele Scarsi dell’Oasi Latina di Savona fa una riflessione: “Valutare in una settimana le palestre, secondo il nuovo dpcm, è una cosa surreale come trovare un automobilista che passa con il rosso e togliere le patenti a tutti”.

“Ovviamente non posso che aggiungermi al coro di dissenso sulle ultime misure restrittive – conclude Isabella Ferrigno di Passodanza – Per quel che concerne il mio settore aggiungo che le scuole di danza, da sempre criticate per le ferree regole dettate dalle insegnanti ai propri allievi, adesso sono molto apprezzate dai genitori perché ritenute luoghi sicuri. Oltretutto è assai indicato che bambini e ragazzi trascorrano i pomeriggi a danza, dove possono essere controllati, piuttosto che lasciarli davanti ad un cellulare o peggio girovagare con amici fuori casa con il rischio di assembrarsi e quindi contagiarsi. Per ultimo, ma non per importanza, la minaccia di chiudere non incentiva le iscrizioni che già scarseggiano poiché le presenze sono contingentate. E poi impariamo ad applicare la parola ‘merito’… non generalizziamo con provvedimenti drastici verso chi le regole le ha sempre rispettate! Facciamo chiudere chi sgarra e premiamo chi invece con enormi sacrifici porta avanti il proprio lavoro e tutte le attività applicando tutti i protocolli di sicurezza imposti per tutelare la salute di tutti”.

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