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Dpcm, a Celle un ristoratore offre “l’ultima cena”: “Pensiamo di incatenarci davanti al Comune” foto

Ieri ha invitato il paese offrendo uno sconto per non buttare via il cibo; da oggi è in ferie "a causa" del nuovo decreto di Giuseppe Conte

Celle Ligure. “Ultima cena“ ai tempi del Coronavirus. Nulla di blasfemo anche se di biblico qualcosa c’è: il nome del ristorante, Mosé, che, in vista delle restrizioni causate dal Covid e dall’ultimo DPCM, ha preferito chiudere gli storici battenti e andare in ferie a partire da oggi. Prima, però, ha deciso di invitare il paese ad una cena di commiato definendo l’incontro conviviale come “ultima occasione di libertà”.

“L’iniziativa dell’ultima cena – afferma Riccardo Rebagliati, titolare del ristorante – mi è venuta sentendo un collega di Varazze che, come me, si è ritrovato con il frigo pieno di roba fresca e, da un momento all’altro, costretto a chiudere senza un preavviso ragionevole. Così mi sono detto: perché non invitare tutti a cena insieme con uno sconto, logicamente nel rispetto delle regole e non sprecare così quello che avevamo preparato? Noi viviamo con piatti fatti al momento, con prodotti freschi, saremmo stati costretti a buttare via tutto“.

E ora un’idea sta maturando tra albergatori, commercianti e ristoratori: “Ci sentiamo abbandonati, siamo intenzionati ad incatenarci davanti al Comune”. Rebagliati sottolinea che la sua presa di posizione é dovuta ad una situazione ben precisa: “Inutile – continua-che promettano senza mantenere. Noi abbiamo spese documentate, delle tasse che comunque dobbiamo pagare. Inutile rinviarle: un conto é abolirle, un altro posticiparle come stanno facendo. Così davvero chiudiamo tutti. Senza poi pensare all’anello più debole di questa catena che sono i dipendenti“.

È amareggiato il ristoratore che porta avanti una lunga tradizione: “Non credo più a nessuno, neppure agli scienziati, perché un giorno dicono una cosa e l’altro il contrario. Non si comprendono neppure tra di loro, figuriamoci cosa possiamo capirne noi“.

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