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Direzione Chiabrera, Rodino: “Non mi dimetto”. Molteni: “Lei e il sindaco non hanno più credibilità necessaria”

Il giorno dopo la bocciatura il ruolo di Rodino è in discussione

Savona. “Se mi dimetto dopo il consiglio comunale di ieri? Assolutamente no“. E’ categorica Doriana Rodino, assessore alla Cultura di Savona, il giorno dopo la batosta ricevuta dalla sua stessa maggioranza: l’approvazione all’unanimità di una mozione urgente per sospendere il bando per il nuovo direttore del Teatro Chiabrera. Un vero e proprio terremoto per l’amministrazione e soprattutto per lei, fortemente voluta in giunta dal sindaco Ilaria Caprioglio e ieri sconfessata dalla sua stessa parte politica nella sua scelta strategica più importante.

Il sisma è partito da lontano, da quella lettera dei 57 firmatari che chiedevano di ripensare l’assegnazione del ruolo scindendolo in due figure (una amministrativa e una artistica) e dando alla seconda un mandato “a termine” anziché un incarico a tempo indeterminato. Una visione appoggiata dalla minoranza ma anche, nella commissione di due giorni fa, dai consiglieri di maggioranza: e lì la scossa è diventata forte, fortissima, fino a travolgere ieri Rodino con una violenza tale (persino il sindaco si è dovuto “piegare”) da metterne in dubbio il ruolo.

Pure ieri, nel rispondere alle critiche, Rodino è apparsa debole, limitandosi a spiegare che “sono state fatte valutazioni alternative alla gestione diretta, portandoci a escludere l’istituzione di una fondazione o l’esternalizzazione, che avrebbe comportato un grave scompenso sul bilancio”. Sul resto (la doppia figura, l’incarico a tempo per garantire verifica dell’operato e rinnovamento) nessun commento. Ed è toccato a Caprioglio tirare fuori le unghie replicando, punto su punto, a Alberto Marabotto, Elda Olin Verney, Manuel Meles ed Elisa Di Padova. Salvo poi, alla fine, arrendersi e appoggiare la mozione.

E così, nel “day after”, tra le macerie di una maggioranza in cui i franchi tiratori sembrano sempre di più e lo spettro delle prossime elezioni sta portando a un “liberi tutti” già visto, la domanda sorge inevitabile: come potrà Rodino continuare nel suo ruolo dopo una bocciatura così sonora e pretesa a gran voce? Lei, per ora, non parla limitandosi a garantire, a fine giunta, che non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Chi ne invoca invece l’uscita di scena è un suo predecessore, Ferdinando Molteni, che già alcune settimane fa l’aveva attaccata con estrema durezza. “Certamente l’atto politico mi sembra rilevante – commenta – Non so se si tratti di una resa di conti interna alla maggioranza, ma questa presa di posizione apre indubbiamente degli scenari nuovi. Dal punto di vista strettamente politico l’assessore Rodino mi pare non abbia più copertura… però mi pare che questo possa riguardare tranquillamente anche il sindaco, che dei temi della cultura si è sempre fatta un vanto tenendo addirittura la delega alla programmazione. Mi pare quindi che le responsabilità politiche andrebbero quantomeno condivise. Certo, un assessore che già ha lavorato in maniera piuttosto discutibile, arrivati a questo punto potrebbe anche trarne le conseguenze…”.

L’incognita ora è sulle successive mosse del Comune. La mozione chiede infatti di “valutare la sospensione”, non impone automaticamente la retromarcia sul bando: è possibile che alla fine venga confermato, oppure modificato in modo parziale (ad esempio sostituendo il tempo indeterminato con uno determinato) ma non sostanziale. “Il Comune in autotutela potrebbe ritirare il bando – suggerisce Molteni – Sul fatto che ne venga fatto uno nuovo non so, sinceramente, se ci siano le condizioni politiche: a memoria d’uomo non ricordo una maggioranza che abbia ceduto totalmente alle istanze dell’opposizione su un provvedimento così importante. Forse la cosa più logica a questo punto sarebbe ritirare il bando e lasciare alla prossima amministrazione la gestione di questa vicenda. Mi pare che oggi sia i diretti responsabili sia l’amministrazione nella sua interezza non abbiano più la credibilità e la forza necessarie“.

Ci sarà poi da sviscerare, infine, quella frecciata di Caprioglio: “Alcuni di loro facevano la fila per chiedermi la direzione del Chiabrera” ha rivelato sibillina in consiglio, riferendosi ai firmatari della lettera. Tra loro c’è lo stesso Molteni: c’era anche lui tra i questuanti? “No, ma conosco perfettamente i nomi di coloro che lo hanno fatto – taglia corto – Io ho fatto domanda per il bando attuale e, se dovesse essere modificato, parteciperò con piacere alla selezione. Ma non ho mai chiesto nulla al sindaco”.

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