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Decisioni nette di Mallare e Letimbro, preludio allo stop del campionato?

Le due società impegnate in Prima Categoria di fatto non garantiranno la presenza del numero minimo la domenica

L’ottimismo estivo sulla ripresa dei campionati è ben presto svanito con l’arrivo dell’autunno, coinciso con la crescita dei contagi. Sembrano ormai appartenenti a spazi e tempi remoti le dichiarazioni di intenti per la stagione e gli entusiasmi per i colpi di mercato. La realtà si è rivelata ben più dura di quanto si pensava (se ingenuamento o no non sta a noi dirlo) e il mondo in tempo di pandemia appare ora a molte società del nostro comprensorio difficilmente conciliabile con il calcio dei dilettanti. Stupisce un po’, ed è inutile nasconderlo, che la questione sia portata alla luce ora che le cose sono iniziate, sebbene via sia come “attenuante” il fatto che a fine estate il quadro della situaizone era diverso.

Sport di contatto per eccellenza, giocare la partita implica per natura il venire meno alle buone pratiche per evitare il contagio. E a ben poco serve la modifica del rituale dell’ingresso in campo, resa vana o quasi dalla prima mischia in area. Il problema portato alla luce dalle società è uno: giocare a calcio rappresenta una situazione di possibile trasmissione del virus e buona parte degli addetti ai lavori, che di calcio non vive, reputa doloroso ma necessario fermare l’attività. Le società savonesi hanno scritto una lettera congiunta per sollevare la questione. Il Plodio, invece, ha lanciato un “J’accuse” senza troppi giri di parole diffondendo il proprio pensiero tramite una nota stampa, anche se in maniera ormai abbondantemente tardiva, secondo il quale si sarebbe dovuto aspettare prima di far ripartire l’attività.

Senza dubbio, tuttavia, le decisioni operate da due società, la Letimbro e il Mallare, entrambe di Prima Categoria, potrebbero rappresentare un punto di svolta. I savonesi, come ha affermato il ds Marco Bozzo ai nostri microfoni, hanno deciso di lasciare liberi i propri tesserati di scegliere se presentarsi o meno al campo a partire dalla prossima settimana, sospendendo almeno per sette giorni gli allenamenti. I gialloblù non intendono al momento non presentare la squadra la domenica per partito preso, ma pare evidente che se i giocatori decidessero in massa di non proseguire l’attività difficilmente si raggiungerebbe il numero minimo per disputare una partita. “Non possiamo dare garanzie in merito a come presenteremo la squadra la domenica”, il monito del dirigente savonese.

Decisione simile quella del Mallare. Nel comunicato dei “lupi”, spicca l’auspicio: “Ci auguriamo che a partire da questa domenica la Federazione accolga l’appello di molte società e sancisca la sospensione del campionato”. Il sodalizio rossoblù ha comunicato che da lunedì sospenderà gli allenamenti a causa “dell’aggravarsi della situazione e della totale impossibilità di rispettare i protocolli federali”.

Già da questa domenica – si legge nella nota per la stampa- tutti i tesserati, calciatori e dirigenti, saranno liberi di decidere secondo propria coscienza se partecipare al match o meno, pertanto la società d’ora in avanti non garantirà di avere il numero minimo di calciatori per poter disputare le gare domenicali vista anche la decisione di alcuni tesserati di sospendere la loro attività sportiva. Inoltre, la domenica non verrà più consegnato il consueto modulo di rispetto da parte del gruppo squadra delle norme anti covid firmato dal dirigente responsabile in quanto nessuno è più disposto a prendersi questa responsabilità, sarà premura di ogni tesserato presente compilare e consegnare alla società avversaria e all’arbitro il modello autocertificativo anti Covid”.

In conclusione, bisognerà in primo luogo capire se queste prese di posizione societarie si tradurranno in mancate partecipazioni alle partite. Si potrebbe argomentare che le ricadute negative riguarderebbero soltanto le due società interessate in caso di continuazione del campionato. Ma qualora altri sodalizi decidessero di comportarsi in maniera analoga e non si disputassero molte partite per mancanza del numero “minimo” la Federazione dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’opportunità o meno di mandare avanti una stagione che rischierebbe di assumere connotati farseschi.

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