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Covid, i pazienti negli ospedali liguri sono ormai 1000 e le curve preoccupano: a che punto siamo?

Attese per il tampone sempre più lunghe, terapie intensive ancora "tranquille" ma i trend fanno temere un aumento

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Liguria. “La situazione in Liguria oggi è questa, 52 terapie intensive su 1000 letti di media e bassa intensità. Per dare un raffronto con il pieno dell’emergenza, il 2-3 aprile i posti letto di media e bassa intensità erano circa 1400, le intensive sfioravano le 200, segno che la capacità di diagnosi precoce e di cura è migliorata moltissimo”. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno e per fortuna, è vero, il numero di pazienti in terapia intensiva è nettamente al di sotto del periodo nero della scorsa primavera, così come lo è, ancora, la mortalità legata al covid.

Ma ci sono altri indicatori che mettono in allarme “l’uomo della strada”, e non solo lui. Il primo è la rapidità delle curve dei contagi, delle ospedalizzazioni, delle terapie intensive e dei decessi. Velocità diverse ma da tenere sott’occhio. Fino a tre settimane fa parlavamo di poche unità, poi gli aumenti hanno iniziato a viaggiare sulle tre cifre (per i contagi) e sulle due (per le ospedalizzazioni e i decessi). L’aumento delle terapie intensive è più lento ma all’inizio del mese erano sotto le 20 in Liguria, ora siamo sulla cinquantina (su 250 posti letto a disposizione).

L’informazione che manca al cittadino, al paziente, all’imprenditore però è: a che punto siamo? Ci troviamo vicino a un picco o siamo solo all’inizio della salita di una sorta di seconda ondata? Le misure soft prese finora a livello nazionale e locale potranno bastare a frenare questa salita?

Sono domande (e risposte) fondamentali perché la popolazione non si faccia prendere dal panico nel momento in cui si rende conto che il sistema rischia di incepparsi: già oggi fare un tampone, avere il risultato, avere cure domiciliari, essere ricoverato in ospedale sono situazioni che mettono in evidenza lo stress al quale è sottoposta la sanità pubblica, dai nosocomi ai medici di medicina generale, e persino quella privata se si pensa a quanto sono lunghe le liste d’attesa per i test di laboratorio.

Una boccata d’ossigeno, nei prossimi giorni, sarà lo sblocco di 500 posti letto di bassa intensità. “Saranno almeno 247 letti nella città metropolitana di Genova che ruoteranno su 7 strutture, a questi si aggiungono circa 50 posti letto nell’imperiese, 83 nel savonese e 70 al Mazzini della Spezia”, ha detto Toti. Nella speranza che nel frattempo non si faccia più serio il fronte delle Rsa.

Inoltre dopo gli ambulatori mobili per i test rapidi di Commenda, Teglia e Villa Bombrini, dovrebbero aprirne altri gestiti dalla ASl 3 genovese in Val Bisagno (Struppa) e nel Tigullio (Recco).

Bisogna prepararsi: nuovi tamponi significherà, inevitabilmente, nuovi positivi. Con la possibilità che il tanto citato Rt, che secondo i dati ministeriali in Liguria è a 1,53%, salga ancora. E con la possibilità che, in base a quel dato, vadano prese decisioni più radicali, soprattutto per quanto riguarda l’area di Genova che da sola alza la media regionale. Ma il punto è: se ci sono altri positivi bisogna individuarli (e curarli, se necessario) ed evitare che contagino altre persone.

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