IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Covid e crisi industriali, allarme Cgil: “Nel savonese a rischio 5 mila posti di lavoro”

Il segretario provinciale Andrea Pasa chiede una rapida strategia nazionale e regionale

“In provincia di Savona nei prossimi mesi sono a rischio oltre 5mila posti di lavoro, tra crisi industriali non risolte e il possibile sbocco dei licenziamenti da parte del Governo”. L’allarme arriva dalla Cgil savonese.

“L’emanazione di un decreto che stabilisce di estendere la cassa integrazione Covid sino al 31 dicembre per tutte le imprese e i lavoratori che hanno già utilizzato le 18 settimane previste dal decreto agosto. Un fatto positivo, ma non sufficiente” afferma il segretario provinciale Andrea Pasa.

“Sin che dura questa straordinaria condizione di crisi sanitaria, chiediamo che così come vengono prorogati i sostegni alle imprese e all’economia, debba esserci anche la proroga della cassa Covid e del blocco dei licenziamenti e delle ulteriori indennità Covid e tutele in caso di disoccupazione. Proprio per questo a livello nazionale abbiamo chiesto al Governo un confronto organico, particolarmente urgente sugli ammortizzatori sociali, e una trattativa sulla riforma fiscale, a partire dalla detassazione degli aumenti contrattuali, sulla scuola, sull’Università e ricerca, sulla sanità e sull’utilizzo di tutte le risorse europee, a partire dal Mes per la sanità. Un prossimo incontro è stato fissato per mercoledì 21 ottobre”.

“L’impatto economico del Covid-19 è altissimo anche nel nostro territorio, che già era molto fragile prima della pandemia con dati economici ed occupazionali drammatici. In provincia di Savona solo come Cgil abbiamo sottoscritto circa 1.600 accordi che interessano potenzialmente oltre 14 mila lavoratrici e lavoratori inseriti all’interno di percorsi di sospensione con ammortizzatori sociali a causa dell’emergenza Covid-19”.

“Un terzo di questi lavoratori rischia di non avere più il lavoro se il Governo dovesse confermare di non prorogare il blocco dei licenziamenti al 31 dicembre 2020. Questo potrebbe provocare una massa di disoccupati, oltre 1 milione nel paese e oltre 3 mila nella nostra provincia”.

“Per altro con le regole attuali alcune imprese potrebbero finire la cassa integrazione – per Covid – già nel mese di novembre e procedere con il taglio dei dipendenti ancora prima di fine anno. E’ necessario arrivare preparati con la riforma degli ammortizzatori sociali prima dello sblocco dei licenziamenti, contrariamente si rischia uno tsumani occupazionale senza precedenti per il nostro Paese. In questi ultimi due mesi nei nostri Uffici sparsi su tutto il territorio provinciale abbiamo fatto oltre 2.000 pratiche di disoccupazione, si tratta prevalentemente di contratti a tempo determinato che non sono stati rinnovati. E a risentirne sono soprattutto i lavoratori dei settori del commercio, del turismo, delle costruzioni e tutto il comparto dell’artigianato” aggiunge l’esponente sindacale.

Stipendi in ritardo, lavoratori di Piaggio Aerospace in sciopero

“A questo si aggiungono le tante, troppe crisi industriali che continuano a non trovare una soluzione positiva. I tavoli che si sono conclusi con una soluzione positiva al Mise sono pochi, pochissimi. Le crisi aperte al Ministero dello Sviluppo economico nel Paese sono oltre 150 che coinvolgono oltre 200 mila lavoratori, e alcune di queste (come ArcelorMittal e Alitalia) si trascinano da anni. Intanto sempre più numerose sono le nuove vertenze che si affacciano nelle sale del Ministero dello Sviluppo EconomicO”.

“Non esiste ad oggi una strategia nazionale e regionale che possa fare pensare ad una uscita dal pantano del Paese e della nostro territorio. Mancano idee, proposte, manca insomma una vera politica industriale da parte della politica nazionale e regionale, su tutti i fronti e in tutti i comparti. Laddove c’è una strategia i risultati sono drammaticamente negativi, basti pensare al modello di sanità che la Regione Liguria ha perseguito in questi ultimi anni che ha fatto precipitare i livelli di efficienza e di servizio in tutta la regione e soprattutto nei territorio più “interni” .

E il segretario provinciale rincara: “Non solo pandemia, emergenza sanitaria e mancanza di infrastrutture, ma anche e soprattutto crisi industriali abbandonate al loro destino. Anche in provincia di Savona le crisi industriali aperte sono tante ed interessano oltre 3.000 addetti, da Piaggio Aerospace a Sanac, da LaerH a Funivie, da Italiana Coke a Bombardier, fino alla vertenza dell’igiene ambientale di ATA a Savona”.

“Vertenze che insistono da troppo tempo, alcune addirittura da oltre 6 anni, e coinvolgono trasversalmente molti comparti dell’industria; dal ferroviario all’aereonautico, dall’acciaio alle rinfuse, dal sistema portuale al trattamento dei rifiuti, filiere e settori che dovrebbero essere strategici per qualsiasi Paese industrializzato. Eppure non è così. Non è così per le vertenze savonesi come non lo è per il resto delle vertenze sparse in tutto il Paese. Manca di fatto una idea di politica industriale del Paese e quindi a cascata dei territori e nei territori. Le uniche idee, proposte, in questi anni sono state costruite dal sindacato Confederale in Italia e nei territori. L’esempio lo abbiamo anche qui a Savona, dove dopo essere stati capaci di fare un lavoro straordinario per attrarre risorse economiche per rilanciare l’economia – tutto l’iter dell’Area di crisi industriale Complessa – con oltre 50 milioni di euro di finanziamento pubblico per nuove attività produttive, la macchina dello stato con la sua burocrazia non ha ancora erogato le risorse ad oltre 4 anni dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma”.

“Nelle scorse settimane le varie vertenze locali sono state utilizzate da numerosi candidati alle regionali sbandierando impegni, promesse, risoluzioni, oggi e non domani è assolutamente necessario che gli stessi che sono stati eletti in Consiglio Regionale e che rappresentano il territorio lavorino per portare a livello nazionale le criticità della nostra provincia, pretendendo delle risposte concrete e rapide”.

“Il territorio savonese non può e non deve accontentarsi del solito compitino politico di chi rappresenta il territorio. Lo si deve fare e fare immediatamente, senza perdere un minuto di più, iniziando proprio dalla risoluzione delle crisi industriali, dalla risoluzione dei problemi di quelle lavoratrici e quei lavoratori a cui per settimane avete promesso un vostro intervento, in alcuni casi accompagnati da rappresentanti della politica nazionale che hanno la responsabilità diretta all’interno dei Ministeri competenti. E’ avvilente il teatrino che stiamo assistendo in questi giorni a livello regionale dove l’unica cosa che interessa sembra essere il giochino del “TotoAssessore” e non invece trovare soluzioni ai mille problemi che affliggono la nostra regione, un dato su tutti nel primo semestre del 2020 sono stati oltre 130 mila i contratti di lavoro dipendente in meno rispetto allo stesso periodo del 2019”.

“Contrariamente anche le opportunità di rilancio economico – che esistono e si sono costruite negli ultimi anni – per questo territorio rischiano di non avere quelle positive ricadute inizialmente previste”.

“La strada per uscire da questa situazione passa anche e soprattutto attraverso l’utilizzo dei fondi europei che dovranno essere utilizzati con grande attenzione e su progetti concreti ad iniziare dalle opere infrastrutturali che possano permettere alla nostra regione e alla nostra provincia di uscire una volta per tutte dall’isolamento in cui oggi ci troviamo: potenziamento rete ferroviaria da e per il Piemonte e la Lombardia, sblocco dei lavori per l’Aurelia Bis, ripristino delle Funivie, infrastrutture terrestri per la Piattaforma APM di Vado Ligure, messa in sicurezza di strade e autostrade e una vera e propria cura del territorio fragile ma reso ancora più fragile dell’incuria e dalla mancata manutenzione degli ultimi 30 anni. Siamo il Paese più franoso d’Europa, abbiamo un territorio fragilissimo, sia sulle coste sia nell’entroterra e sulle montagne. E questo lo vediamo ogni anno in autunno, a volte anche in estate: i fiumi straripano, le frane cadono e travolgono case, cose, persone. La priorità massima è la messa in sicurezza del territorio”.

“Senza una regia pubblica da parte della Regione e del Governo, che fino ad ora non c’è stata, tutto ciò continuerà a rimanere un libro dei sogni e farà sprofondare la nostra regione e la nostra provincia al punto di non ritorno, con conseguenze sociali ed economiche mai viste prima” conclude Pasa.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.