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Cosseria, lo sfogo del sindaco: “Carenza di servizi essenziali. I piccoli comuni sono di serie B”

"Chi decide di abitare in una 'periferia verde' non ha gli stessi servizi di chi vive in un grande centro urbano"

Cosseria. La situazione di difficoltà relativa alle poste e ad Enel, ma anche alla telefonia (fissa e mobile), a internet e alla televisione. Sono alcuni degli esempi citati nello sfogo del sindaco di Cosseria Roberto Molinaro in difesa dei piccoli comuni dove, a fronte di tasse e balzelli identici agli abitanti delle grandi città, “vi è carenza di servizi essenziali”.

“Mi rendo perfettamente conto di essere fortunato a vivere nella porzione di mondo dove non vi sono guerre e carestie e dove la qualità della vita è generalmente buona; gli indici di sviluppo umano indicano anche l’Italia come uno fra i paesi dove la qualità della vita è ai massimi livelli e siamo considerati la settima potenza economica nel mondo”, ha esordito il primo cittadino.

“Nella società moderna il cittadino ha visto affermarsi sempre di più il diritto a ricevere i servizi essenziali riconosciuti sia da leggi ordinarie dello stato, da direttive comunitarie e da leggi internazionali ratificate dalla comunità internazionale. Però se ci caliamo nella realtà rurali o verifichiamo lo stato dei Piccoli Comuni (inferiori ai 5mila abitanti) devo prendere atto che nonostante tutta  la volontà politica di mantenere in vita queste realtà, il cittadino che decide di provare l’esperienza di abitare in una ‘periferia verde’ non ha gli stessi confort sotto il profilo dei servizi di base della persona che vive in un centro urbano di grosse dimensioni”.

E il sindaco ha fornito alcuni esempi esplicativi: “Per quanto riguarda Poste Italiane, l’ufficio postale a Cosseria è aperto tre giorni a settimana rispetto ai sei di pochissimi anni fa, mi è stato promesso che a partire da metà settembre, al venerdì avrebbe riaperto lo sportello (chiuso causa emergenza Covid, anche se non ne vedo il nesso) ma ieri 16 ottobre era ancora chiuso. Capitolo Enel, a Cosseria manca una linea parallela come invece esiste in altri comuni; quta mancanza si ripercuote a discapito dei cittadini perchè quando vi è un’interruzione energia non esiste un collegamento parallelo che possa essere attivato per fronteggiare il disservizio”.

“Su Telefonia fissa, mobile internet il servizio è intermittente e vi sono zone anche con realtà produttive che non sono coperte dalla rete. Nelle altre dove il servizio è attivo è sufficiente una leggera pioggia per mandare in tilt la connessione a internet. Vi sono poi quei servizi che non sono fondamentali ma che la società attuale ci ha abituati ad avere e a classificarli (non tutte le persone ovviamente) nella propria mente come una necessità, anche per non sentirsi troppo soli quando si sta a casa soprattuttto in questo periodo di Covid galoppante, mi riferisco ai canali TV”.

“La televisione con tutte le sue sfacettature positive e negative ha assunto un ruolo sociale; per chi vive solo la tv tiene compagnia. Il fatto che in alcune località di Cosseria dopo settimane dall’ultima alluvione alcuni utenti ne siano ancora privati per mancanza di ricezione, mi fa pensare che con queste politiche di ‘razionalizzazione e di contenimento dei costi’, le televisioni nei comuni piccolini non siano tenute in considerazione”, ha proseguito Molinaro.

Il tutto con un aggravio dei costi per i cittadini: “In vista di rimodulare nuovi sistemi trasmissivi, le antenne se disattivate dovrebbero essere tutte riorientate e ogni utente dovrebbe avere non una ma due antenne e ne spiego il motivo: per cui chi vuole vedere i canali Rai dovrà avere un’antenna orientata verso Cairo Montenotte, se poi si vuole esagerare e si pretende di vedere anche i Canali Mediaset occorre acquistare una seconda antenna e da fissare sullo stesso stesso palo rivolta verso il Monte Burot e due amplificatori. Il costo? 30 euro un’antenna più 45 euro l’amplificatore, il tutto moltiplicato per due, più il costo del professionista per montarli sul tetto”.

“Duole sentirsi definire abitante di un’area disagiata o a fallimento di mercato, ma etichette a parte esorto tutte le società fornitrici di servizi a tenerci maggiormente in considerazione tenendo conto in misura minore del rapporto quantità – prezzo, ma focalizzando che il comune denominatore è di far sentire meno isolati coloro che investono e pagano all’erario tanto quanto coloro che risiedono in città”, ha concluso il sindaco.

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