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Coronavirus, si pensa a esercito in strada e mini-lockdown: la road map delle possibili chiusure

Contagi mai così alti da aprile. A Genova mascherine in centro storico fino all'11 ottobre, ma il nuovo Dpcm potrebbe estendere l'obbligo a tutta la città

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Liguria. Prima controlli mirati, pattugliamenti contro gli assembramenti e militari in campo per verificare il rispetto delle norme, come l’obbligo delle mascherine (che a Genova ad esempio è stato ufficialmente prorogato per una settimana fino all’11 ottobre). Poi la stretta sugli assembramenti, compresi quelli privati, e la chiusura anticipata di bar e ristoranti. E dopo, se l’indice di contagio dovesse aumentare ancora, la chiusura di alcune attività in senso “inverso” rispetto alle aperture di maggio e giugno: quindi prima cinema, teatri e palestre, poi centri estetici e parrucchieri, a seguire bar e ristoranti e per ultimi i negozi.

Sono le strategie al vaglio del governo per arginare una possibile “seconda ondata” di coronavirus davanti al “rischio di un rapido peggioramento” certificato dal report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Comitato tecnico-scientifico sta quindi valutando in queste ore eventuali disposizioni (come quella di schierare l’esercito o di mettere in atto dei mini-lockdown) con due obiettivi primari: tenere aperte le scuole ed evitare un nuovo lockdown nazionale.

Anche in Liguria il virus comincia a diffondersi al ritmo dei numeri che si registravano a inizio aprile, ieri 169 contagi in tutta la regione e 2.844 in Italia (mai così tanti dal 24 aprile). Dati che preoccupano anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Non posso tacere la preoccupazione per l’aumento del ritmo del contagio della pandemia e per vittime che giorno per giorno continuiamo a registrare”, commenta il capo dello Stato.

Certo, le differenze ci sono e pure evidenti: all’epoca in Liguria si arrivava difficilmente a 2mila tamponi giornalieri mentre ieri sono stati superati i 4.200. Gli ospedalizzati erano più di mille mentre oggi non arriviamo a 200, e così anche il numero dei pazienti deceduti è quasi trascurabile dal punto di vista statistico. Nell’ultima settimana tuttavia la nostra regione ha mostrato una prevalenza molto alta (quasi 900 casi ogni 100mila abitanti, peggio di noi solo Lombardia e Valle d’Aosta) a fronte di un incremento percentuale di casi poco oltre il 5%, lievemente sopra la media nazionale.

Tra le nuove precauzioni allo studio a livello nazionale ci sono anche possibili limitazioni sugli orari di chiusura di pub e ristoranti, fino alle norme ferree sul contingentamento delle presenze in strutture sportive e ricreative come teatri e cinema anche se il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, precisa che “il governo ci ha assicurato che al momento ciò non è all’ordine del giorno”.

L’esecutivo, che ha sul tavolo la bozza del prossimo Dpcm pronto per essere varato mercoledì 7 ottobre, lavora anche all’ipotesi di chiusure mirate e sempre più localizzate. Di fatto alcuni ‘mini lockdown‘ – con i bar chiusi dalle ore 18 alle 6 del giorno successivo e la sospensione delle attività di barbieri e parrucchieri – sono già stati disposti in alcuni territori. E Genova, visti i numeri registrati negli ultimi giorni, potrebbe rientrare tra le città destinatarie del provvedimento anche se per ora Toti e Bucci hanno escluso strette ulteriori.

Ieri il presidente Giovanni Toti ha firmato la proroga fino all’11 ottobre dell’ordinanza che prevede l‘obbligo di mascherine all’aperto in tutto il centro storico di Genova (scaricala qui), il divieto di manifestazioni e il limite massimo di 200 persone per gli spettacoli nei luoghi chiusi come cinema e teatri. Ma il contagio cresce anche in altre zone della città, come avevamo spiegato ieri grazie ai dati forniti di Alisa. Inoltre il presidente Toti ha anticipato che le mascherine all’aperto potrebbero diventare obbligatorie in maniera generalizzata, se non in tutto il Paese, almeno nelle grandi città.

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