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Coronavirus, lettera aperta di un gruppo di positivi: “L’Asl2 ci ha abbandonati a noi stessi”

"Si fa appello al senso civico delle persone, al rispetto delle regole, ma è necessario che chi ha i mezzi per arginare la pandemia li usi in modo corretto"

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Provincia. “Si fa appello al senso civico delle persone, al rispetto delle regole per evitare il dilagare del contagio, ma è necessario che chi ha i mezzi per arginare la pandemia li usi in modo corretto. Se quando c’è pericolo di contagio questo non viene immediatamente segnalato e non si attivano subito tutti i protocolli, come si può pensare di contenerlo?”. A chiederselo è un gruppo di persone, risultate positive al coronavirus, che nel segnalare il loro status e nel chiedere l’attivazione dei protocolli elaborati dal Sistema Sanitario Nazionale e Ligure hanno dovuto fare i conti con tutta una serie di difficoltà e lungaggini. Problemi che li hanno portati a sentirsi “abbandonati” dall’Asl2 savonese e a definirsi “in quarantena per sentito dire, visto che da nessuna parte siamo stati segnalati”.

Il gruppo ha raccontato la propria esperienza in una lettera aperta dalla quale emergono il timore per la propria salute e la paura di essere potenziale fonte di pericolo per quella degli altri, l’amarezza per non trovare (da parte di chi dovrebbe garantirla) assistenza in un momento di bisogno e infine rabbia per non riuscire a “fare ciò che bisogna fare”.

Di seguito, il testo della lettera.

Siamo famiglie di persone positivi che, per sentito dire sono in quarantena, visto che da nessuna parte siamo stati segnalati.
Dopo la telefonata di rito che giunge dall’asl2 con la quale ti informano della positività e dell’obbligo dei conviventi di rimanere in casa, vieni lasciato da solo senza sapere cosa devi fare, come devi comportarti, se e quando anche tu contatto diretto di un positivo convivente sarai sottoposto a tampone e da quando e per quanto tempo durerà la quarantena. Tutto lasciato in balia delle onde, senza una garanzia, una comunicazione scritta che permetta, soprattutto per chi lavora, di poter giustificare le assenze in determinanti contesti lavorativi.
Avere poi la certificazione di positività anche solo via mail è un sogno irrealizzabile, per non parlare della possibilità di poter chiamare il numero di emergenza Covid Asl2 per avere notizie, comunicare lo stato di salute dei malati o dei reclusi in casa: è un miraggio perché non c’è modo di farsi rispondere.
Ci sono persone isolate in casa, anziane, con problemi di salute che restano da sole, perché i figli sono positivi e non possono accudirli, e che nessuno sostiene in alcun modo.
Sono quella classe debole che dovrebbe essere protetta, curata, che dovrebbe sapere per prima se ha contratto il virus, ed invece viene dimenticata a casa.
E si continua a chiamare il numero dedicato senza avere alcuna risposta, con una media di attesa di circa un’ora e mezza, trascorsa la quale uno perde le speranze e chiude la comunicazione.
C’è il caso di una maestra che ha la figlia positiva e che vorrebbe riuscire a contattare l’asl per sollecitare la chiusura della classe della figlia positiva, e della quale la scuola non è stata tempestivamente e ufficialmente informata dopo giorni, e la classe, prima della comunicazione formale, ha continuato come nulla fosse ad andare a scuola con un pericolo elevatissimo di contagiare tante persone.
E c’è la stessa maestra preoccupata per i suoi alunni che ha necessità di fare subito il tampone per evitare contagi nella sua scuola, ma che non viene ascoltata subito, ma dopo giorni, e che ancora attende l’esito del tampone e spera che la scuola in caso di positività venga subito informata per evitare che il contagio dilaghi.
E ci sono i lavoratori autonomi, conviventi di positivi che non sanno se sono positivi e che non sanno quando verranno sottoposti a tampone e per quanto tempo dovranno rimanere reclusi. Queste persone ogni giorno che passa perdono lavoro, perdono la possibilità di guadagnare e mantenere la famiglia.
Per loro anche un giorno di quarantena in più non necessaria equivale ad una perdita considerevole di lavoro.
E se qualcuno dice che siamo in uno stato di emergenza è d’obbligo rispondere che l’emergenza si conosceva già da molto tempo, che si poteva fare sicuramente qualcosa e che nelle altre asl, come in altre regioni tutto questo non accade, e che purtroppo o per fortuna le elezioni sono avvenute prima del dramma.
E chi potrebbe vigilare, invece di perdere tempo a giocare a chi fa più manifesti di ringraziamento, cominciasse realmente ad occuparsi anche di chi ormai è contagiato o suppone di esserlo, e delle difficoltà che questo comporta.
Si fa appello al senso civico delle persone, al rispetto delle regole per evitare il dilagare del contagio, ma è necessario che chi ha i mezzi per arginare la pandemia li usi in modo corretto. Se quando c’è pericolo di contagio questo non viene immediatamente segnalato e non si attivano subito tutti i protocolli, come si può pensare di contenerlo? E in molto casi questo sarebbe potuto essere evitato!!!!

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