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Calcio, gli amatori e i dilettanti fermati si ribellano: “Garantire il regolare svolgimento dello sport”

Calcio Liguria del Centro Sportivo Educativo Nazionale è tra i promotori dell'iniziativa

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In tutta Italia il popolo del calcio amatoriale e dilettantistico è in fermento. “Le parole del premier Conte sono rimbombate nelle case degli italiani come un’eco di morte per tutto il movimento sportivo italiano, ma questa volta il popolo degli sportivi non è rimasto ad ascoltare in silenzio le parole del Governo, attivando da subito una iniziativa di portata nazionale destinata a fare molto rumore”. Lo afferma Sandro Scarrone, di Calcio Liguria del Centro Sportivo Educativo Nazionale.

“Un’intera ‘flotta’ di presidenti di associazioni e società sportive dilettantistiche proveniente da tutta Italia, organizzatori e gestori di impianti dell’intero stivale – spiega -, si è coalizzata costituendo un ‘movimento’ capace di radunare, in poche ore, più di tremila soggetti che adesso contestano con forza il decreto del Governo”.

L’iniziativa è partita dalla Lombardia, attraverso la Lega Nazionale Calcio Amatori, e dalla Liguria, attraverso la società Calcio Liguria del Centro Sportivo Educativo Nazionale, ma ha immediatamente convolto tutte le regioni e province.

“È nato così un vero e proprio coordinamento nazionale, pronto anche a costituirsi in associazione, per far valere il diritto di chi opera nel settore attraverso azioni mirate e non con le chiacchere al ‘bar dello sport’. Le parole del Ministro Conte sono state ritenute superficiali nei confronti dell’intero settore sportivo, che oggi dal Governo viene definito ‘non essenziale’ – affermano i portavoce dell’iniziativa – Gli esponenti del gruppo rappresentano migliaia di sportivi su tutto il territorio italiano e oggi non sono più disponibili a tollerare che le loro attività possano accontentarsi del ‘ristoro’ promesso dal premier”.

“Consulenti, legali, commercialisti e professionisti del settore si sono messi immediatamente al lavoro raccogliendo consensi da tutta Italia – aggiungono – e attivando una immediata petizione nazionale, contestando altresì la mancanza di dati scientifici che possano dimostrare inconfutabilmente la pericolosità e la letalità degli sport da contatto. È la prima volta, nella storia del calcio dilettantistico e amatoriale del nostro Paese, che migliaia di realtà sportive dilettantistiche e milioni di appassionati fanno ‘squadra’ per rivendicare il loro diritto al lavoro e allo sport”.

“Il calcio italiano si ribella, di fatto, alla decisione del Governo – ribadiscono -, in quanto ritenuta priva di riscontri scientifici e adottata con troppa leggerezza. La categoria degli sportivi pone l’attenzione sul rischio di collasso dell’intero settore, a cui non possono essere più sufficienti indecifrati e non quantificati ‘ristori’. Lo sport non può essere ritenuto ‘non essenziale’ perché le società e le aziende che operano in questo settore non sono più in grado di garantire gli stipendi ai lavoratori e a garantire il sostentamento delle rispettive famiglie”

“Da oggi – sottolineano – tutte le organizzazioni che operano sul territorio italiano intraprendono una imponente e incessante azione mediatica su tutto il territorio italiano rivolgendosi agli organi di stampa e facendosi carico di rappresentare una ‘flotta’ di appassionati che è già sul piede di guerra. Il ‘popolo’ del calcio amatoriale e dilettantistico chiede una revisione immediata del decreto, sin qui confuso e nebuloso, con chiarimenti specifici che possano garantire il regolare svolgimento dello sport a tutte le realtà dilettantistiche e amatoriali senza discriminazioni e senza confini territoriali”.

“Chi promuove lo sport nel nostro Paese, si precisa, intende rispettare i protocolli attivando tutti i dispositivi di sicurezza richiesti ma, al tempo stesso, chiede di poter garantire il diritto al lavoro a tutti i soggetti che operano professionalmente in tale ambito invitando il Governo ad esprimersi su come intende sopperire alla mancata erogazione degli stipendi ai lavoratori di questo settore” concludono.

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