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Autostrade, è stallo sulle concessioni: Aspi dice no a vendita a Cassa Depositi e Prestiti

In mattinata la società ha scritto al Mit confermando adesione ad accordo "tranne per l'articolo 10"

Liguria. “Procederemo nel confronto con gli altri soggetti coinvolti, Mef e presidenza del consiglio, e prenderemo le determinazioni conseguenti una volta approfondita la lettera di Aspi. Ho ritenuto doveroso informare il Parlamento, ma sono venuta da voi senza aver preso determinazioni”.

Questa la dichiarazione della ministra delle Infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, nel corso della audizione oggi in commissione Ambiente della Camera dei Deputati. La lettera a cui fa riferimento sarebbe una missiva arrivata questa mattina da Aspi (e non controfirmata da Atlantia, coma fa notare la stessa De Micheli) in cui sostanzialmente l’azienda fa un passo indietro rispetto alle ultime dichiarazioni, accettando la proposta del Mit, tranne per il punto 10, cioè la vendita del pacchetto azionario a Cassa Depositi e Prestiti.

Per questo motivo “permane lo stallo nella trattativa” ha concluso la ministra, rimandando ulteriori determinazioni a dopo un futuro confronto con il resto del governo e in particolare con il Mef e con Cdp.

Durante l’audizione Paola De Micheli ha annunciato che nel frattempo Aspi, in accordo con il Mit, ha aumentato il valore delle manutenzioni sulla rete autostradale per il 2020 da 500 milioni ad 1 miliardi di euro, sottolineando il fatto che, con il passaggio proposto dal governo (“Che non sarà una nazionalizzazione”) ogni anno “saranno previsti almeno 700 milioni per le manutenzioni alle infrastrutture viarie”.

Critica la posizione di Manuela Gagliardi, deputata di Cambiamo: “Dopo il crollo del ponte Morandi il Governo ha annunciato più volte la revoca delle concessioni ad Autostrade, salvo poi ripiegare su una procedura di revisione perchè diversamente avrebbero potuto esserci delle conseguenze economiche contro l’interesse pubblico. Chiedere i danni alla società era forse solo un modo per provare a spingere alla nazionalizzazione Autostrade. Non credo sia un dettaglio irrilevante perché far entrare il pubblico nel capitale di una società privata, che si ritiene inadempiente nell’ambito di una concessione, significa che quelle inadempienze in termini di danni finiranno prima o poi per pagarle i cittadini”.

“Dopo quanto accaduto a Genova la prima cosa da fare doveva essere il controllo delle altre infrastrutture della rete stradale e autostradale, azione che avrebbe dovuto svolgere l’Ansfisa, Agenzia costituita col decreto Genova, ma che non mi risulta a tutt’oggi stia svolgendo alcuna attività. La Liguria è stata fortemente danneggiata dal crollo del Ponte Morandi e il ministero ha la sua parte di responsabilita’ non avendo mai controllato e contestato alla concessionaria l’inadempimento dei suoi compiti e, nonostante ciò, la scorsa estate ha bloccato l’intera regione imponendo ad Autostrade controlli su tutte le 285 gallerie contemporaneamente. La notizia che ci ha fornito sulla presunta accettazione da parte di Autostrade di voler firmare l’atto transattivo, ma senza l’articolo 10 non è di poca rilevanza. Vorremmo conoscere quindi qual è il punto di caduta iniziale – conclude la Gagliardi – ossia dove vuole arrivare il pubblico in questa vicenda e cosa intende il pubblico per interesse dei cittadini. Solo cosi capiremo se saranno stati raggiunti gli obiettivi e vi dovremo applaudire per il lavoro fatto o continuare a criticarvi per un operato lento e inconcludente”.

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