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Viale esclusa dal Consiglio regionale: ecco come potrebbe “riciclarsi” l’ex assessore alla sanità

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Liguria. Il clima di irrequietezza nel centrodestra dopo la vittoria alle elezioni regionali aggiunge un nuovo capitolo, che ha un nome e cognome: Sonia Viale, assessore uscente alla sanità nonché vicepresidente della Regione, già segretaria della Lega prima di Edoardo Rixi e rappresentante di una corrente da tempo minoritaria nel partito, quella che faceva capo a Roberto Maroni.

A fare rumore è stata la sua esclusione dal consiglio regionale, superata nelle preferenze da due candidati molto più radicati sul territorio metropolitano genovese: il presidente del consiglio comunale Alessio Piana (2.821) e l’ex vicesindaco di Chiavari Sandro Garibaldi (2.640). Lei è arrivata terza con 1.788 voti, che sono comunque tanti considerando che il suo collegio naturale sarebbe stato quello di Imperia, e che dietro di sé ha lasciato personaggi sulla carta più popolari (come Andrea Carratù, presidente del Municipio Centro Est, che ha preso 600 voti meno di lei). A fare il resto è stata la perdita di consensi complessivi per la Lega che, in base alle percentuali, su Genova ha ottenuto solo due seggi. In questo modo ad oggi sarebbe semplicemente esclusa da ogni incarico.

In molti hanno pensato che la scelta di candidare Viale a Genova fosse un modo per “toglierla di mezzo” dopo una gestione della sanità non particolarmente brillante, criticata dagli stessi esponenti della maggioranza (Angelo Vaccarezza l’ha “impallinata” in piena campagna elettorale) e poco gradita allo stesso presidente Toti. Eppure ci sono diverse strade che porterebbero a una sua riabilitazione, giustificata da esigenze pratiche più che politiche, ma favorita anche dall’oggettiva crisi di leadership di Matteo Salvini e dei suoi luogotenenti dopo i risultati delle regionali.

La prima strada è quella che vede Alessio Piana assessore della giunta Toti. Il presidente della sala rossa di Tursi dice di essere “a disposizione della Lega”, che non esclude per lui un ruolo di primo piano. La condizione, posta dal governatore e condivisa da Rixi, sarebbe quella di dimettersi da consigliere regionale. E quindi, a quel punto, la prima a subentrare in via Fieschi sarebbe proprio Sonia Viale. Lo stesso accadrebbe se in piazza De Ferrari fosse chiamato Sandro Garibaldi, ipotesi non surreale ma al momento molto fredda.

La seconda strada avrebbe quasi del clamoroso: richiamare Viale nella prossima giunta, magari con deleghe meno “impegnative” e comunque diverse dalla sanità, come ad esempio quella alle politiche sociali su cui invece aveva ottenuto numerosi apprezzamenti. Un ripescaggio del genere avrebbe anzitutto una ragione pratica: Toti vuole con sé due donne per garantire una rappresentanza minima di genere. E dando per scontato che la prima sia Ilaria Cavo, regina indiscussa delle preferenze a Genova, trovare un secondo nome non sarebbe così facile.

Per quanto riguarda la sanità è invece molto probabile che Toti voglia tenere per sé la delega, almeno per i primi mesi. Per l’assessorato restano comunque papabili diversi profili politici (come Angelo Vaccarezza, in pole anche per la presidenza del consiglio) e tecnici (Angelo Gratarola, direttore del pronto soccorso del San Martino, senza dimenticare l’onnipresente Matteo Bassetti), più uno che li somma entrambi (Brunello Brunetto, primario del San Paolo di Savona, che ha pure un corposo bottino di voti in saccoccia).

Nelle prossime ore, si sussurra negli ambienti della Lega, dovrebbero incontrarsi gli esponenti della coalizione. Un confronto che servirà anzitutto a smorzare la tensione accumulata dopo il voto, con Toti a provocare Salvini a distanza e Rixi che ha rivendicato il ruolo della Lega (dopo aver già avanzato pretese a spoglio ancora in corso), il tutto chiaramente a mezzo stampa. I giochi sono ancora aperti. L’unica certezza è che Matteo Cozzani, sindaco di Porto Venere e coordinatore degli arancioni in campagna elettorale, non farà l’assessore ma il capo di gabinetto. Per il resto il toto-giunta è solo all’inizio. Anche perché Toti – fanno sapere dal suo entourage – non ha alcuna fretta di serrare le fila.

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