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San Giuseppe di Cairo, Arboscello: “Dai sindaci della provincia una proposta di legge per renderlo ospedale di area disagiata”

"Non è una battaglia della sola Valbormida"

Liguria. “All’ospedale di Cairo Montenotte deve essere riconosciuto lo status di ospedale di area disagiata. Tutti i sindaci della provincia devono unirsi e presentare un progetto di legge condiviso. Non è una battaglia della sola Valbormida. Abbiamo imparato in questi mesi che la sanità ha bisogno di una rete territoriale efficiente che sappia interconnettersi il più possibile. Ora è necessario che l’iniziativa sia di tutta la provincia.” E’ questa la proposta di Roberto Arboscello per ripresentare una proposta di legge che “smuova le acque”.

“Una lunga battaglia quella sostenuta a partire dal 2016 per riconoscere l’ospedale di Cairo Montenotte come ospedale di area disagiata con tutte le conseguenze del caso. Un iter sostenuto dalla stragrande maggioranza dei Comuni della Valbormida che sfociò dalla presentazione di legge regionale ad iniziativa popolare in quanto firmata da 13 sindaci valbormidesi. La proposta fu clamorosamente affossata dall’amministrazione di centro destra che governa la Regione Liguria, dispersa negli armadi delle commissioni consiliari”.

“Ricordiamo benissimo tutti, le affermazioni dall’assessore alla sanità Viale che spiegava come non fosse quella la strada e che si poteva trovare altre soluzioni – spiega Arboscello – Tutto si è perso nel porto delle nebbie di una sanità regionale molto più impegnata all’epoca dei fatti ad aprire le porte ad una sanità privata di cui a Cairo, come previsto, si sono perse le tracce da tempo”.

“Sono passati 5 anni di chiacchere e l’unica cosa concreta accaduta è stato lo smembramento dell’ospedale e la chiusura del Pronto Soccorso. Questi sono fatti non polemiche da campagna elettorale. Questa volta il progetto di legge popolare perché sia finalmente riconosciuto lo status di ospedale in area disagiata dovrà essere firmato dai Comuni dell’intera provincia per dimostrare che la questione della sanità non può essere più gestita ognuno per proprio conto, ma che è piuttosto questione collettiva che coinvolge tutta la provincia nel suo insieme”.

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